Perché le zebre hanno le strisce?

zebreSono nere con le strisce bianche o bianche con le strisce nere? Comunque si guardino, le zebre, sono riconosciute anche dai più piccoli per quell’inconfondibile pelo caratterizzato da un susseguirsi di nette strisce bianche e nere lungo tutto il corpo.

L’enigma sul significato delle strisce ha avuto, nel tempo, molte spiegazioni. Alcune molto razionali, altre un po’ meno, ma nessuno, sino ad oggi, era riuscito a interpretare interamente il vantaggio che un mantello striato donerebbe a un animale.

Una prima interpretazione largamente diffusa è legata al mimetismo; Wallace, nella sua opera Darwinism, spiega accuratamente come al calar della notte, quando le zebre si abbeverano e sono maggiormente vulnerabili, magicamente le strisce bianche e nere si confondono, rendendo meno netto il profilo degli animali e, quindi, difficile la loro percezione da parte dei predatori.

Darwin, ne L’origine dell’uomo, sosteneva, invece, che la bellezza del manto striato, non poteva che costituire un richiamo sessuale. Nonostante le abbiano sia i maschi sia le femmine, il naturalista era convinto che pure la bellezza dei disegni potesse influire nella scelta del compagno.

Per più di un secolo le due teorie si sono contrapposte o combinate per dare una spiegazione logica all’esistenza delle strane forme sul corpo delle zebre. Negli ultimi anni, un altro paio di modelli hanno acquisito sempre maggiore consenso: l’ipotesi secondo cui la striatura costituirebbe una specie di codice a barre che permetterebbe agli individui di riconoscersi o, che funga da deterrente per gli attacchi delle mosche parassite.

Tim Caro, dell’Università di Davis in California, ha voluto chiarire i dubbi centenari utilizzando un approccio del tutto originale; i suoi risultati, sono stati da poco pubblicati su Nature e hanno stupito non pochi biologi.

Per la ricerca, Caro e il suo team, hanno raccolto un gran numero di dati provenienti da musei, collezioni e mappe sul tipo di strisce sfoggiate da sette specie di equidi (famiglia cui appartengono le zebre).

Gli scienziati hanno, poi, tracciato la posizione geografica delle specie di equidi (in vita ed estinte) sovrapponendo queste aree all’areale di predatori come iene e leoni, all’evoluzione delle foreste, habitat che potrebbe aver influenzato la presenza delle strisce, e altri fattori, così da scoprire quale tra le variabili ambientali abbia influenzato maggiormente l’evoluzione delle strisce.

I dati, poi, sono stati elaborati con un modello statistico per scoprire che la variabile maggiormente correlata all’insorgere delle strisce era una mosca, la mosca tse-tse!

Parassiti come questo (ma anche i tafani) sono in grado di provocare grossi danni all’animale, sia perché la densità delle loro popolazioni comporterebbe la perdita di una notevole quantità di sangue, sia perché sono insetti portatori di malattie spesso mortali.

L’idea che alle mosche le strisce non piacciano, non è nuova; dal 1930 diversi studi hanno dimostrato sperimentalmente che gli insetti preferiscono posarsi su superfici di un unico colore piuttosto che su superfici striate. L’evoluzione avrebbe quindi fornito alle ignare zebre un deterrente naturale contro gli insetti, che gli permetterebbe di sopravvivere in un ambiente infestato da parassiti.

Che cosa avrebbero pensato i primi esploratori sapendo che la forza che ha spinto le zebre a evolvere delle forme così perfette è semplicemente la puntura di una mosca?

Per approfondire:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *