Le Bad girls oceaniche

White_sharkLibri e manuali di scienze naturali dicono che c’è solo un solo Grande squalo bianco, il Carcharodon carcharias e che il suo nome scientifico significa pescecane dai denti aguzzi. E’ una pecie molto grande, diffusa in tutti i mari temperati del mondo ed è, probabilmente, una specie molto schiva. Sospetto che lo sia, la gente ne incontrerebbe di più data la loro diffusione. E quando l’uomo incontra uno squalo bianco lo veniamo a sapere perché finisce sui giornali, direttamente su youtube. Ci illuderemmo se questa risonanza fosse l’effetto di un interesse biologico o naturalistico. No. Vedi denti e sangue (delle esche). La risonanza segue le perfide regole della caccia all’audience. La paura di essere divorati da uno squalo fa molta più audience del Dalai Lama che ci invita alla compassione e alla tolleranza.

Questi meccanismi li conosce bene il Daily Mail. Il tabloid britannico a prima vista può sembrare più autorevole di The Sun, ma solo perché non mette donne nude in prima pagina.

La versione online titola:

“Grande squalo bianco nuota verso la Gran Bretagna? Segui il percorso del ‘killer beast’ (sic) tracciato dalla sua tag satellitare sulla mappa. E’ a meno di mille miglia dalla Cornovaglia, ma non panicate, ci impiegherà tre giorni”!

La mappa indica una serie di punti su un tracciato che sembra quello della mia gatta quando insegue uno dei tanti gnomi invisibili. I punti corrispondono ai segnali registrati dal satellite. Eppure quel serpentello sconnesso, per il Mail Online dimostra una chiara intenzione di dirigersi verso la Cornovaglia. Ok, ci risiamo, ci vendono il grande squalo bianco come lo squalo di Spielberg. Mosso da un implacabile istinto omicida, il killer dal peso di una tonnellata (sempre meno di una WV cabrio condotta da guidatore/guidatrice brillo/a in tacchi a spillo) si sta fiondando col suo carico di denti affilati e spietate mascelle verso le acque del Sud Ovest dell’Inghilterra, verso spiagge che alla fine del mese di marzo brulicano di famigliole ignare quanto felici di sguazzare in temperature inferiori ai dieci gradi.

‘Don’t panic’. Avverte il tabloid.

Che sia una citazione dotta?

Non fa solo freddo, l’onda si schianta rabbiosa sugli scogli e le escursioni di marea non perdonano distrazioni sui calcoli ai diportisti (figurati i nuotatori) impreparati. C’è altro. Il Mail Online, la versione in rete del famigerato Daily Mail, mi riserva un altro pregio. Oltre a deliziarmi di citazioni dotte e salvare ignari bagnanti dall’ipotermia, riporta la fonte della notizia e quindi il link all’organizzazione che dà attendibilità scientifica al percorso (solo al percorso) della grande minaccia atavica. Così, sbarco sul sito di Ocearch.com, organizzazione che si occupa di taggare, cioè munire di trasmettitori satellitari, i Grandi squali bianchi. Ocearch non m’è nuova.

Quando apro il sito son passati molti più dei tre giorni fatidici dal massacro. Sul sito di Ocearch scopro che il mostro è una femmina e che si chiama Lydia. Ma ci sono anche Pablo e Luis Antonio. Senza sorpresa alcuna scopro che lo squalo, probabilmente spaventato dalla prospettiva di folle schiamazzanti,  ha deciso di rinunciare a seminare il terrore in Cornovaglia. La sua ultima posizione nota è il centro secco dell’Oceano Atlantico, più o meno sul Tropico del Cancro, ma secco a metà strada tra Capo Verde e Antigua. Come darle torto?

Come in un piacevole dejà-vu, mille cose tornano senza finire mai di sorprendermi. Come una continua espansione della percezione, il nome, il viaggio, l’interesse dei media e la situazione mi sprofondano in un bellissimo libro letto di recente: Scilla, storia di uno squalo bianco, di Massimo Boyer, biologo marino e subacqueo di grande esperienza. Di nuovo uno squalo bianco. Di nuovo una femmina. Quello di Scilla è un lungo viaggio per andare a partorire. Chissà qual è il viaggio di Lydia. Tra Malta e la Sicilia c’è una delle più importanti nursery per gli squali bianchi. Paura nel Med?  Non finirò mai di stupirmi, nè di lamentarmi, per quanto sia negativa la generale accezione dello squalo. Un mare senza squali sarebbe un mare eccessivamente eutrofico, ecologicamente compromesso. Noi Homo sapiens siamo gli unici predatori d’apice capaci di affollare aree prossime al collasso ambientale. Non solo riusciamo a viverci, ma tendiamo a concentrarci in posti così, in posti come il Cairo o Shangai. Gli squali no. Loro sono splendidi marcatori di un ecosistema ancora in equilibrio. Torno su Lydia, al fascino del suo percorso. Taggata nel marzo del 2013 al largo di Jacksonville (Florida) Lydia ha già percorso la bellezza di 23.208 miglia nautiche, la circonferenza terrestre. Le femmine di squalo bianco ne fanno di strada. Ce ne sono tante, sul sito di Ocearch puoi seguire tutti i movimenti di Albertina, Emma e Brenda… munite di tag satellitare, sono tutte grandi viaggiatrici. Le seguono media del calibro dello Huffingtion Post. Le altre, da questo lato del mondo sono ben romanzate da biologi marini.

“Good girls go to heaven, bad girls go everywhere.” Mae West

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di Claudio Di Manao

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