I Salmoni fanno l’autostop

salmoniDal momento stesso in cui le dighe iniziarono a sorgere in gran numero lungo i corsi d’acqua dell’Europa settentrionale, fu chiaro che la creazione di una barriera tra habitat a monte e a valle dell’opera non poteva che provocare gravi danni a quei pesci il cui ciclo di vita si svolge a cavallo tra habitat oceanici e fluviali. Il salmone atlantico, in particolare, è protagonista di una lunga migrazione largamente conosciuta e studiata. Questi pesci, per deporre le uova, sono capaci di estenuanti viaggi controcorrente per ritrovare i luoghi dove essi stessi hanno visto la luce.

Fino alla fine del secolo scorso, la presenza di una diga, era un chiaro segno che i tratti di fiume a monte non sarebbero mai più diventati luoghi di riproduzione per salmoni o altri pesci migratori; quelli che, dall’oceano, raggiungevano la barriera artificiale erano obbligati a deporre le uova in un ambiente inadatto, a ridosso della diga, con una conseguente grave perdita nel numero di piccoli nati.

Per ripristinare la circolazione dei pesci, senza distruggere la diga, la soluzione era una sola: la costruzione di passaggi artificiali che permettessero loro di superare agevolmente l’ostacolo.

Proprio sulla riuscita di queste corsie preferenziali per salmoni si è concentrato uno studio dei ricercatori dell’INRA (Istituto Nazionale sulla Ricerca Agronomica), de L’Université Laval, e della Université de Pau et des Pays de l’Adour.

Negli ultimi decenni, una serie di sistemi di vasche per il passaggio dei pesci, sono stati realizzati in corrispondenza delle numerose dighe costruite lungo i fiumi del bacino di Adour e, in poco tempo, i salmoni hanno imparato a utilizzarle ed sono tornati a riprodursi negli habitat nuovamente raggiungibili.

Per determinare l’origine delle nuove popolazioni, i ricercatori hanno raccolto frammenti di branchie di 1000 piccoli, nati sia a monte che a valle delle dighe dei fiumi Nive, Nivelle e Gaves. Usando dei marcatori genetici, hanno potuto verificare che i salmoni che avevano riconquistato le aree a monte delle barriere artificiali possedevano un corredo genetico diverso per ciascuno dei corsi d’acqua. I salmoni che si erano riappropriati dei vecchi siti di nidificazione, quindi, dovevano provenire da quelle stesse popolazioni che, per decenni, erano state obbligate a deporre le proprie uova a ridosso della diga. L’analisi del corredo genetico di salmoni provenienti dello stesso fiume, infatti, ha confermato tale deduzione.

Lo studio del genoma dei salmoni nati più a monte ha permesso anche di promuovere a pieni voti le corsie preferenziali e considerarle, senza ombra di dubbio, una soluzione efficace per la salvaguardia della specie. Infatti, il livello di diversità genetica dei salmoni a monte della diga non è diverso da quello riscontrato tra i salmoni a valle; questi risultati dimostrano che i passaggi non sono affatto selettivi per i pesci e permettono di mantenere la biodiversità necessaria per la naturale sostenibilità delle popolazioni nel tempo.

Ancora non siamo a conoscenza dei dati sulla produttività di queste popolazioni ma, poiché gli habitat più idonei per la riproduzione dei salmoni sono caratterizzati da acque fredde e rapide, condizioni che solitamente si trovano a nord delle dighe, è plausibile che, nei prossimi anni, saremo testimoni di un rapido incremento del flusso di salmoni da e per l’oceano.

Poi, se le corsie preferenziali non dovessero bastare, c’è chi ha pensato bene di brevettare un cannone spara salmoni. A detta della società che l’ha progettato, non tutte le dighe si prestano alla costituzione di passaggi artificiali ma, si sa, le dighe sono fonte importante di energia elettrica e per questo il loro smantellamento è solo l’ultima soluzione presa in considerazione. Per continuare a produrre energia e preservare le popolazioni di salmone, quindi, non rimarrebbe altro che obbligare i poveri pesci a un giro sulle montagne russe grazie al quale, sarebbero in grado di superare grossi dislivelli in pochi minuti.

Whooshh è il nome di un’azienda che da sempre si occupa del trasporto di prodotti delicati (come i pomodori maturi e le mele). Durante quest’ultimo anno i suoi progettisti hanno pensato bene di applicare le loro tecnologie anche al trasporto di esseri viventi, come i salmoni.

Grazie alla tecnica in loro possesso, che utilizza il vuoto come forza motrice, è bastata qualche piccola modifica agli strumenti già in uso, in modo che il tubo riuscisse ad aspirare delicatamente anche dei corpi immersi nell’acqua e, in poco tempo, è stato possibile testare un cannone gentile che fa viaggiare i pesci alla velocità di 35 km/h e superare dei dislivelli davvero considerevoli.

Per preservare l’incolumità dei poveri salmoni, al momento, i test sono stati condotti solo su pesci congelati ma, dalle prime immagini messe a disposizione dall’azienda, pare che tutto funzioni perfettamente. Certo, i poveri pesci sembrano veramente essere trascinati in un giro della morte da brivido ma, all’arrivo, non mostrano alcun segno di maltrattamento il che fa ben sperare per i primi test con pesci vivi.

Per loro fortuna, i salmoni hanno una plasticità straordinaria e, come si sono abituati in fretta a risalire i complessi sistemi di vasche che, oggi, rappresentano l’unico modo per oltrepassare le dighe, scommetto che si abitueranno presto a utilizzare le montagne russe per raggiungere, finalmente, la meta agognata.


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