La guerra si combatte anche con la droga

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Partiamo dall’idea che sono anche più che contraria all’uso di droghe. Però, vi devo dire che ho sempre preferito essere informata su cosa c’è in giro e di che cosa avere paura.

Inoltre, questo è storicamente un momento molto difficile, a causa del terrorismo che molto prepotentemente è entrato a far parte delle nostre vite dal 13 novembre.

A questo proposito, non avevo mai capito come fosse possibile trasformarsi in un kamikaze. Al di là delle ideologie religiose e politiche, ci doveva essere qualcosa in più per rendere un essere umano una specie di automa, pronto a sacrificare la propria vita, per non si sa quali ideali. E infatti, approfondendo l’argomento mi sono imbattuta nel famoso Captagon o droga della Jihad (probabilmente non lo conoscevo solo io!).

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Si tratta di un tipo di droga utilizzata, appunto nel conflitto siriano-iracheno, per alimentare comportamenti folli e non far percepire dolore e stanchezza ai miliziani. E’ un’anfetamina dagli effetti psicostimolanti; in particolare, è un farmaco a base di cloridrato di fenetillina, ottenuto tramite un processo di ibridazione tra caffeina e metanfetamina. Le pasticche sono vendute tra i 5 e i 20 dollari a dose.

E’ possibile anche iniettarla. Siringhe con tracce di questa anfetamina sono state ritrovate in casa di uno degli attentatori di Parigi. Inoltre, uno dei terroristi di Sousse (Tunisia) è risultato positivo al Captagon.

La Siria, su questo fronte, è diventato un Paese cruciale nello smistamento di questo tipo di droghe verso altre popolazioni del Medioriente. Il suo business è in continua espansione, andando ad interessare anche il Nord Africa. Nel 2013 sono state intercettate 7 milioni di pillole in Turchia e ben 12,3 milioni in Libano!

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Un miliziano jihadista ha dichiarato al giornale spagnolo El Pais che, assumendo tale sostanza, era in grado di stare sveglio per 48 ore, senza avvertire la fame e il freddo.

Secondo alcuni scienziati, gli assassini che sono apparsi nei video diffusi dal Califfato, erano sotto l’effetto di tali anfetamine. Infatti, dimostravano comportamenti e modi di parlare, tipici dell’abuso di tali droghe.

Pensare che era stata inventata negli anni ’60 con tutt’altra intenzione! Il principio attivo era stato creato per curare la narcolessia e la depressione. Negli anni ’80, però, si notò che creava dipendenza e, quindi, fu bandito e inserito negli elenchi delle sostanze dopanti non ammesse. Scomparsa in Occidente, riappare più tardi in Oriente, dove i Paesi del Golfo ne sono diventati i principali consumatori. Una giornalista spagnola di El Pais, Natalia Sancha, ha realizzato un reportage sull’argomento spiegando come funziona la produzione e il commercio del Captagon. Da tale inchiesta si apprende che la mancanza di controlli al confine tra Libano e Turchia permette di trasportare facilmente la sostanza nel Golfo e la Siria ne è diventato il primo esportatore.

L’associazione tra guerra e droghe non è nuova però nella storia dell’uomo.

Partendo dal più recente periodo, con Hitler e l’utilizzo di anfetamine da parte del suo esercito. In un recente saggio, scritto da Norman Ohler, si parla di un farmaco dal nome Pervitin, utilizzato anche dallo stesso Hitler.

Nella guerra del Vietnam (1955-1975), l’utilizzo di droghe ed eroina era diffusissimo, a tal punto che circa il 15% dei soldati americani sviluppò una qualche dipendenza, che spinse il presidente Nixon a finanziare campagne per debellare la tossicodipendenza.

Il Modafinil, invece, è un farmaco somministrato per la prima volta nel 2003, ai piloti dell’air force americana durante l’invasione in Iraq e, attualmente, testato su soldati di varie nazioni per aumentare la resistenza al sonno.

Se poi torniamo indietro nel tempo, greci e romani erano soliti abbassare la soglia del dolore durante le battaglie, ubriacandosi. Gli Inca, invece, masticavano foglie di coca per rimanere svegli.

Insomma, la chimica fa parte da sempre degli strumenti per trasformare gli uomini in macchine da guerra.

Per approfondire:

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