I signori della notte

Marzo è il mese in cui si cominciano a sentire i primi versi dei rapaci nella notte. Ovunque io mi trovi, è d’obbligo una passeggiata all’aperto per provare ad ascoltare, con un po’ di fortuna, il richiamo di una civetta, un assiolo o un allocco. In molti rabbrividiscono automaticamente sentendo questi suoni nel buio, una specie di reazione innata ad un qualche ricordo ancestrale. Personalmente posso dirvi di amare la pelle d’oca che, incontrollata, mi compare quando ho la fortuna di imbattermi in uno di questi animali così affascinanti e vorrei provare a trasmettere a voi lettori questa mia passione.

Tutti gli animali appartenenti all’ordine degli Strigiformi ovvero, letteralmente, tutti gli uccelli a forma di strega (dal latino, striges = streghe) sono da sempre circondati da un’aura di mistero e fascino. Il perché di questo nome può essere dovuto a una molteplicità di fattori come la singolare morfologia del becco uncinato e dei lunghi artigli affilati, o al comportamento perlopiù furtivo che adottano di giorno per poi diventare molto attivi durante la caccia notturna o i loro richiami cupi e sicuramente poco melodiosi.

Come spesso succede, molte persone si lasciano ingannare dal proprio subconscio e cominciano a raccontare storie misteriose che divengono credenze popolari; nella maggior parte dei casi questi animali sono stati considerati simbolo di sventure e malaugurio e, proprio nel Medioevo, accomunati a stregoni e fattucchiere.

Civetta (Athene noctua)

Ma, come i saggi Greci scelsero la Civetta come animale sacro ad Athena, dea della sapienza, anche oggi si comincia a guardare con occhi diversi queste creature dalle mille risorse e dalla grande importanza ecologica.

Tutti i rapaci notturni appartengono all’ordine degli Strigiformi e sono suddivisi in due famiglie: i Titonidi con 2 generi e 19 specie, gli Strigidi con 24 generi e 223 specie. Ciò che principalmente distingue queste due famiglie è la morfologia del capo: i Titonidi si riconoscono dal disco facciale a forma di cuore e dal becco quasi completamente ricoperto di piume, come il Barbagianni, mentre gli Strigidi si presentano con un capo di maggiori dimensioni e degli enormi occhi al centro di un disco facciale tondeggiante, tipico dei gufi. Volendo sorvolare (perdonatemi il termine) su questi piccoli dettagli, possiamo parlare dei rapaci notturni in generale e dei loro peculiari caratteri che, messi assieme, li rendono uccelli a dir poco prodigiosi.

Barbagianni (Tyto alba)

– La capacità visiva degli strigiformi, frutto di un lungo percorso evolutivo, risponde perfettamente alle esigenze biologiche di questi predatori notturni. Non è, quindi, la vista a limitarli durante le ore diurne, bensì la presenza delle loro prede a spingerli a muoversi principalmente di notte. Questi grandi occhi hanno cornea e cristallino ben sviluppati per concentrare un’ampia intensità di luce e favorire una proiezione luminosa sulla retina; l’iride, invece, è in grado di contrarsi e dilatarsi notevolmente per adattarsi ad ogni momento della giornata. Un’altra peculiarità di questi animali è la posizione frontale, piuttosto che laterale, degli occhi che gli garantisce una visione binoculare tipica di molti altri predatori; la loro forma, però, ne impedisce la rotazione, rendendoli a tutti gli effetti degli occhi fissi. La necessità di dover ampliare il loro raggio visivo ha fatto sì che al contempo si sia sviluppato un collo iper-flessibile con un’attaccatura nella quattordicesima vertebra; da qui l’incredibile capacità di ruotare la testa a 270° degli strigiformi. Nella fase giovanile è frequente osservare queste specie far pratica con ampi movimenti oscillatori e rotatori (headbobbing) utili a mettere a fuoco ed allargare il proprio campo visivo.

Allocco – (Strix-aluco)

– L’udito è il senso maggiormente sviluppato di questi animali che, come tutti gli uccelli, non presentano padiglioni auricolari, ma solo delle cavità ricoperte da sottili pliche di pelle e ciuffi di piume. La marcia in più che li contraddistingue è la presenza di un disco facciale fatto di morbide piumette che, come una parabola, canalizzano i suoni proprio verso le aperture auricolari. Queste, collocate in posizione asimmetrica dietro gli occhi, forniscono le coordinate orizzontali (azimut) e verticali (elevazione) della preda localizzata con precisione millimetrica. Qualsiasi suono, canto o rumore, anche i più acuti versi emessi da micromammiferi lontani, viene percepito ed utilizzato per cacciare anche nella totale oscurità, facendo guadagnare agli Strigiformi il primato per l’udito più sviluppato ed efficiente del regno animale.

– Il becco di questi rapaci si differenzia da quello dei cugini diurni per maggior robustezza ed, in proporzione, minore lunghezza; caratteri comuni sono invece la forma ricurva e l’affilatezza, indispensabili alla funzionalità predatoria. Tutti questi dettagli urlano da lontano “predatoreanche al più profano dei birdwatchers, ma noi vogliamo saperne di più, quindi lo osserviamo più da vicino. Notiamo che la zona circostante il becco è ricoperta da folte piume modificate, tubolari, che fungono da vibrisse, ovvero da organi sensoriali tattili. La forma e la dimensione del becco ci aiutano a individuare l’alimentazione tipica della specie presa in esame che può variare da invertebrati a piccoli mammiferi, da anfibi e rettili finanche ad altri uccelli. Per avere informazioni più dettagliate sulla dieta di un individuo, si possono analizzare le sue borre, ovvero dei piccoli ammassi ovoidali di scarti indigesti rigurgitati una o due volte al giorno. Peli, ossa, penne, aculei ed esoscheletri chitinosi sono perfettamente riconoscibili all’interno di queste masse, considerate preziosissime per le conoscenze biologiche e la conservazione dei rapaci notturni, altrimenti difficili da studiare per il loro carattere elusivo. Gli Strigiformi si sono rivelati degli ottimi alleati dell’uomo nella lotta contro i roditori in ogni tipo di ambiente, rientrando a pieno nella classifica degli animali più utili.

– Le zampe, insieme al becco, sono considerate armi letali di questi predatori così peculiari. I tarsi, corti e robusti, portano 4 dita, anche loro corte e robuste, al cui apice spiccano lunghi artigli affilati e appuntiti. La peculiarità che, ancora una volta, distingue i rapaci notturni dai diurni è la posizione laterale del quarto dito; questo, essendo reversibile, si sposta avanti o indietro a seconda delle funzioni a cui deve assolvere, trasformando le zampe in una sorta di mano prensile in grado di afferrare saldamente e di maneggiare le prede con una certa facilità. Come per il becco, le dimensioni delle zampe e degli artigli sono funzionali al tipo di preda e, quindi, all’ambiente in cui vive ogni singola specie.

Assiolo (Otus scops)

– Il piumaggio degli uccelli è una delle meraviglie naturalistiche più affascinanti della storia evolutiva e, ovviamente, nei rapaci notturni raggiunge il suo apice di efficacia. Poco vistosi, questi animali giocano sul vantaggio mimetico utile nella caccia e nella difesa, ma il loro punto di forza è il volo silenzioso. Ali corte, larghe e robuste, ricoperte di morbidissime piumette, sono la chiave per poter mettere a punto dei perfetti agguati a delle prede ignare. Il folto piumino che ricopre le ali dei rapaci notturni, insieme con la doppia dentellatura vellutata sulle penne del volo, attenuano i rumori prodotti dall’attrito con l’aria e ne smorzano il fruscio.

Come se non bastassero tutte queste peculiarità, i rapaci notturni vantano un comportamento sociale piuttosto elaborato che necessita di un’altrettanto articolata forma di comunicazione.

Sono documentate numerose interazioni sociali tra individui della stessa specie e tra specie diverse che rivelano una grande capacità di gestione delle risorse tramite la comunicazione. Gli Strigiformi hanno complessi riti di corteggiamento e seduzione, sono monogami e hanno cure parentali verso i piccoli finché non diventano indipendenti; convivono in uno stesso territorio senza interferire tra loro per le risorse alimentari o i siti di nidificazione, condividono i nascondigli diurni e addirittura, in inverno, possono dormire in gruppi (roost) numerosi utili a scoraggiare eventuali predatori. Tutto ciò è possibile grazie al rispetto di un’unica importante regola, ovvero la gerarchia del becco, che impone la dominanza delle specie più grandi e aggressive sulle altre. La socialità che contraddistingue questi animali, quindi, non si può limitare ai soli vocalizzi, per quanto numerosi e diversificati per tono e volume, bensì ad una serie di altri segnali visivi (gonfiarsi per intimorire), posturali (accovacciarsi, inchinarsi per corteggiare o sottomettersi), e comportamentali (portare del cibo, danzare).

Gufo reale (Bubo bubo)

In Italia abbiamo la fortuna di poter osservare ben 10 specie di Strigiformi, tutte ben distribuite per la nostra penisola. Tra i Titonidi è presente solo il Barbagianni (Tyto alba) riconoscibile per i suoi colori chiari dal bianco al crema; le altre 9 specie sono tutte appartenenti alla famiglia degli Strigidi e sono: Assiolo (Otus scops), Civetta nana (Glaucidium passerinum), Civetta (Athene noctua) e Civetta capogrosso (Aegolius funereus) di taglia piccola; Allocco (Strix aluco), Gufo comune (Asio otus) e Gufo di palude (Asio flammeus) di taglia medio-grande; Allocco degli Urali (Strix uralensis) e Gufo reale (Bubo bubo) di taglia grande. Alcuni di questi animali si sono ben adattati, per scelta o necessità, alle zone urbanizzate; non è raro, infatti, poter udire dalla finestra di casa, nel totale silenzio della notte fonda, il canto di Assioli, Civette e Allocchi. In periferia è possibile sentire o vedere anche il Gufo comune. Inutile dire che, più ci allontaniamo dalle zone disturbate dall’uomo, più è facile studiare questi splendidi animali, e allora… che aspettate? Tendete le orecchie nelle ore notturne.

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  1. Carmine sofia
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