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Come descrivereste la vostra esperienza sul Pianeta? Semplice o difficile, divertente o noiosa, imprevista o monotona, fortunata o spinosa, veloce o impantanata...
FameLab: il talent show per gli scienziati!
Un nuovo talent si sta affacciando al panorama italiano. Non si tratta certamente della solita competizione per aspiranti cantanti o ballerini in provetta; il FameLab è molto di più. Ragazzi e ragazze, sta per iniziare il primo talent show sulla comunicazione della Scienza!
Unire lo spettacolo all’informazione scientifica non è difficile, anzi può essere divertente, accattivante e molto emozionante, per non dire istruttivo (troppo spesso associato all’aggettivo noioso). Prova ne sono le precedenti edizioni estere e la spettacolare finale internazionale che avviene ogni anno in Giugno, in occasione del Cheltenham Science Festival in Inghilterra.
La competizione ha delle regole molto semplici: bisogna comunicare al pubblico in 3 minuti un argomento scientifico che ci appassiona. Non sono ammessi effetti speciali né visivi né auditivi o l’uso di particolari strumenti coreografici; ci si può solo aiutare con quel poco che possa entrare in una tasca. I concorrenti saranno, quindi, valutati da una giuria di esperti provenienti dal mondo scientifico e da quello della comunicazione.
Partecipare a FameLab è più semplice e meno umiliante che fare un provino per “Il grande fratello”; basta presentarsi tra il 25 e il 31 Marzo in una delle quattro città scelte per le prime selezioni (Perugia, Napoli, Trento e Bologna). “Dal prossimo anno aumenterà il numero di città italiane coinvolte. Quattro come punto di partenza è un numero importante, se si va a guardare le altre edizioni. L’idea è costruire una rete”, ha spiegato Alfonsi, direttore dl Perugia Science Fest. Questa prima edizione di FameLab Italia, infatti, è stata possibile grazie alla partnership con Psiquadro, cuore organizzativo del Perugia Science Fest, e al coinvolgimento di realtà diverse tra loro come il Museo delle scienze di Trento, la Fondazione IDIS Città della Scienza di Napoli e Formica Blu di Bologna.
A FameLab possono partecipare studenti universitari, ricercatori e insegnanti dai 20 anni in su; non possono partecipare comunicatori professionisti, attori, membri di staff di musei o giornalisti. I candidati saranno valutati non solo in base all’esattezza scientifica della presentazione ma anche in base alla creatività espressa nella comunicazione. I primi due classificati in ogni città si sfideranno nella finale nazionale il 4 maggio 2012 durante il Perugia Science Fest. Il vincitore avrà la possibilità di sfidare i migliori comunicatori della scienza del mondo nella finale internazionale a Cheltenham dove dovrà, ovviamente, gareggiare in inglese.
Che cosa aspettate? Da oggi la via per il successo passa anche sul pianeta Scienza!
Link:
http://www.famelab-italy.it/
Sulle OGM. Alcuni si sono documentati, ministro
Mi sembra una puntualizza- zione importante e la trascrivo così come l'ho ricevuta - di solito qualsiasi cosa dice un ministro per l'ambiente la scarto a priori perchè si ha come l'impressione che lavorino solidali contro i cittadini.

COMUNICATO EQUIVITA
18/03/2012
OGM: quello che Clini dovrebbe sapere
Le sorprendenti affermazioni sugli Ogm del Ministro dell’Ambiente Clini e una parte dei commenti e delle affermazioni che ad esse hanno fatto seguito (talvolta ugualmente stupefacenti) richiedono un urgente commento.
Il Comitato scientifico EQUIVITA (già CSA), che sin dagli albori ha seguito il lancio sul mercato di questi alimenti e le vicende politiche che lo hanno accompagnato (a livello sia europeo che globale) ritiene sia suo dovere rendere note alcune precisazioni e smentire informazioni errate che sono state pubblicate.
E’ errato affermare che senza l’ingegneria genetica non avremmo alcuni dei prodotti italiani più tipici: incroci e mutagenesi non hanno nulla a che vedere con le modifiche genetiche che danno origine agli Ogm.
E’ errato far intendere che chi si oppone agli Ogm è contrario all’uso delle biotecnologie e alla ricerca. Al contrario, chi come noi si oppone ad un uso improprio delle biotecnologie chiede cha la ricerca venga incentivata, ma avvenga in ambiente confinato per evitare il rischio di una contaminazione dagli effetti imprevedibili quanto incontrollabili (via libera dunque alla ricerca in laboratorio e in particolare alla ricerca farmacologica, purchè vengano rispettati i necessari paletti etici).
E’ errato affermare, come hanno fatto per anni le multinazionali e come molti sostengono tuttora, che gli Ogm consentono di “combattere la fame nel mondo” in quanto producono di più. Numerosi studi scientifici, incluso il rapporto IAASTD di 400 scienziati indipendenti, commissionato dalla Nazioni Unite, hanno dimostrato che gli Ogm producono in media un 10% in meno delle colture convenzionali.
E’ errato sostenere che gli Ogm consentono di ridurre l’uso dei pesticidi: gli stessi studi hanno tutti dimostrato che con gli Ogm l’uso dei pesticidi aumenta di ben 4 volte!
E’ errato non far sapere che il FDA, ente di controllo statunitense, che autorizza al commercio ogni prodotto nuovo, dovette ricorrere alla definizione di “sostanze sostanzialmente equivalenti a quelle naturali” per aggirare l’ostilità dei suoi stessi scienziati a rilasciare i permessi.
E’ errato sostenere che gli Ogm non recano danno alla salute. Esiste il danno diretto (allergie, qualche intossicazione), ma poiché tutti i pesticidi sono causa provata di tumori, danni neurologici e molti altri, il danno in assoluto più grave è quello indiretto, causato dall’uso dei pesticidi: questo, come abbiamo visto, viene quadruplicato nelle colture di Ogm vegetali che, al 70%, sono modificati per resistere proprio ai pesticidi (diserbanti). Il danno deriva anche dal residuo 30% di piante Ogm, modificate per divenire esse stesse pesticida e combattere in tal modo gli insetti predatori. Gli effetti devastanti di tanta tossicità che dalle colture Ogm si trasmette nell’ambiente circostante, sono ben noti nei paesi dove gli Ogm vengono coltivati. Due sole testimonianze: il ripetuto allarme degli agricoltori USA causato dalle “superweeds” (supererbacce), ovvero piante infestanti divenute talmente “resistenti” da rendere necessario il ricorso a veleni sempre più potenti (www.equivita.it/index.php/it/newslettermanipolazioni), e l’appello lanciato in tutto il mondo dei medici argentini per salvare la popolazione argentina dagli effetti gravissimi dell’inquinamento chimico dovuto alla soia Ogm (www.equivita.it/index.php/it/comunicati/12-comunicati/401-comunicato-310711).
E’ errato sostenere che gli Ogm risolveranno i problemi nutritivi e ambientali. In oltre 15 anni di produzione, le uniche caratteristiche introdotte negli Ogm che hanno trovato applicazione pratica sono state le due già citate: resistenza ai diserbanti e tossicità per gli insetti predatori. Due tratti “commerciali” e non certo “migliorativi”, che, come abbiamo visto, hanno causato non pochi problemi agli agricoltori, all’ambiente e ai cittadini.
E’ errato non rivelare che gli Ogm si diffondono in modo incontrollato (nell’aria, l’acqua e il suolo) anche a molti chilometri di distanza, rendendo in pratica impossibile la loro coesistenza con le colture tradizionali o biologiche. Non è un caso infatti che la UE, dopo avere stabilito le regole di tracciabilità e di etichettature degli Ogm al fine di consentire la nostra libera scelta alimentare, si sia arresa davanti all’ultimo capitolo, quello delle regole di coesistenza, e ne abbia delegato la stesura agli Stati membri.
E’ errato non far sapere che gli Ogm sono stati, per le industrie che in essi hanno investito a partire dal 1980,“il peggiore investimento degli ultimi anni” e che degli attuali terreni coltivati in Europa essi coprono soltanto lo 0,06% di superficie. Ciò si deve al fortissimo movimento d’opposizione che ha contrastato l’influenza dei “poteri forti” sui governi. Oggi la Monsanto (una delle più importanti multinazionali biotech) ha rinunciato ad esportare il mais MON810 in Francia e la BASF, maggiore azienda chimica mondiale, ha rinunciato al suo piano di sviluppo di Ogm in tutta Europa … mentre un’analoga situazione di stallo riguarda pure l’Asia e le Americhe … Oggi infatti l’80% delle coltivazioni Ogm del mondo si trovano concentrate in sole 4 nazioni: Stati Uniti, Canada, Brasile e Argentina.
E’ oltremodo scorretto non far sapere che la caratteristica più importante che contraddistingue gli Ogm è che tali organismi (sia piante che animali), con il pretesto della modifica genetica, vengono brevettati, ovvero privatizzati. La multinazionale detentrice del brevetto potrà esigere da quel momento il “diritto di brevetto” ad ogni risemina della pianta, ad ogni ciclo riproduttivo dell’animale. Migliaia di azioni legali ne sono derivate, promosse dai “colossi” del biotech (la più famosa quella della Monsanto contro il canadese Percy Schmeiser, che con grande coraggio si oppose dimostrando che nelle sue colture di colza, minacciate di sequestro, gli Ogm non erano stati seminati ma erano giunti per inquinamento).
E’ oltremodo scorretto non ricordare - quando si parla di Ogm - che la materia vivente del pianeta è il “bene comune” più prezioso di noi tutti (più dell’acqua) e che la nuova legge brevettuale (definita dagli esperti “mostro giuridico”), adottata negli Stati Uniti nel 1980, poi in Europa nel 1998, ha dato inizio ad una nuova forma di colonizzazione dei paesi poveri da parte delle multinazionali dei paesi ricchi, il fine evidente di queste ultime essendo il controllo del mercato più vasto e più ambito: il mercato del cibo (e la minaccia riguarda anche l’Europa).
E’ importante invece che si capisca che gli Ogm sono ben lontani dall’essere, come qualcuno tenta ancora di far credere, uno strumento per l’equa distribuzione del cibo. La fame nel mondo – tutti ormai lo sanno - non è dovuta a carenza di cibo (che al momento non scarseggia, come dichiara anche la FAO) ma ad una carenza di denaro dei paesi poveri, costretti ad esportare la loro produzione agricola di sussistenza, rinunciando a sovranità e sicurezza alimentari.
E’ importante che si sappia che a quest’ultima rinuncia si aggiungono ulteriori danni, che vanno dalla scomparsa di tradizioni e culture locali al pagamento dei diritti di brevetto, al rischio di vedere i raccolti vanificati (vedi gli esiti del cotone bt in india e i 200.000 suicidi di piccoli agricoltori di quel paese). Ma il danno più grave che si aggiunge è la perdita di biodiversità, vera ed unica ricchezza dei paesi poveri.
Per tutte queste ragioni gli Ogm, lungi dall’essere strumento di un’equa distribuzione del cibo, sono al contrario un fattore importante della crisi di fame nel mondo e di una pericolosa deriva del pianeta verso un’ingiustizia sempre più diffusa.
Per informazioni:
Comitato Scientifico EQUIVITA (Italia)
Tel. + 39.06.3220720, + 39.335.8444949 -
E-mail:
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www.equivita.org
Un manuale che nessuno legge convinti che le istruzioni escano fuori spontanea mente dai discorsi del Dna. E tutte le volte che ci siamo trovati all’incrocio di una scelta e siamo rimasti paralizzati senza sapere quale strada prendere non avremmo forse voluto avere quel manuale per le mani?
Scegliere non è facile, è come orientarsi, ci si perde in un battibaleno.
C’è una parte del discorso fatto nel post precedente sull’energia del nostro corpo sul quale voglio tornare. Siamo cresciuti con la natura fuori dalla porta di casa e senza accorgerci del cambiamento, negli anni, tutto si è dissolto nel cemento e nel materialismo. Questo sistema al quale sembra avere aderito la società in blocco, disorienta. Mi sono persa un milione di volte. La mia fortuna è stata l’esperienza che ho fatto crescendo ed esplorando un territorio quando ero ragazzina. Senza quella sicurezza nel rapporto con gli elementi, che ho sempre valorizzato sopra ogni esperienza negativa, non avrei trovato la rotta.
Spesso le persone che scelgono di vivere secondo il proprio istinto e che cercano l’evoluzione nell’armonia e non nella competizione si ritrovano isolate, vivono controcorrente. L’isolamento viene anche dalla distanza dalla famiglia, quando c’è, perchè a volte non c’è più neanche quella.
A Milano qualche settimana fa sono entrata in un alimentari e ho chiesto un barattolo maxi di yoghurt. La signora mi ha sgranato gli occhi dicendo ‘ma qui non si vendono le confezioni grandi sono tutte persone che vivono da sole..’
Nel giro di una generazione tutto è cambiato.
Ok, comunque non era un discorso sociologico quello che volevo fare ma di pura magia.
L'incertezza del futuro e la solitudine sono due grandi nemici della nostra generazione. Invece di fare programmi ci ritroviamo a combattere la paura come se ci fosse un muro di ghiaccio che ci sbarra la strada.
Potrei dirvi esattamente il giorno, il luogo e il momento in cui qualcuno dall’altra dimensione mi ha mandato un saluto attraverso uno sconosciuto. Era un momento della mia vita veramente molto stancante. Secondo il giudice del tribunale di Milano avevo rapito mia figlia. Secondo la mia opinione l’avevo soltanto riportata a casa. Ero sola che più sola non potevo essere. Sono entrata in chiesa un attimo per ringraziare il fatto che la polizia non mi avesse fermato all’inizio del viaggio, permettendomi di varcare la frontiera, quando un vecchio signore mi avvicina e mi dice ‘Gabriel ti manda i suoi saluti.’ Avevo sentito bene? La chiesa era vuota in quel momento e c’eravamo soltanto noi due. Non conoscevo l'uomo, nè avevo un amico con quel nome. Gabriel poteva solo essere l'angelo.
Da quel giorno è stato un crescendo di attenzione verso la dimensione irrazionale della nostra vita che mi ha convinto a dubitare della vita nella quale ero calata.
Cosa c’entra questo discorso con un sito di ambiente per ragazzi?
Se un cambiamento è necessario nel nostro stile di vita e in quello della prossima generazione bisogna convincere la mente ad accettare nuove verità.
Nell’energia c’è un mondo meraviglioso racchiuso pronto a venirci in aiuto. Finchè la nostra enfasi è nel mondo materiale non potremo mai accedere alle istruzione d’uso per la vita corrette.
Ti senti solo? C’è un angelo accanto che non ti molla mai, che ti ama come non ti ha mai amato nessuno e che ti indica la strada. Hai dei sogni? Il primo passo è creare castelli in aria. Buttati su un prato, sulla spiaggia, sulla tua amaca, sul sedile posteriore della macchina e sogna in largo e in lungo. E’ l’energia che hai in corpo che materializza i tuoi sogni! Sta scritto a pagina... Giuro.

Tra qualche settimana arriverà la primavera, per quanti vivono in città è una fatto che rimarrà probabilmente solo sulla carta. Un fenomeno da buttare alle ortiche. Peccato che lo spettacolo con tutta la sua emanazione di energia vi passi accanto e vada magari a far scoppiare di felicità le galline del pollaio del contadino che lavora in campagna.
Ho raccontato la volta scorsa di come Milano (ma le città in generale) mi fanno così paura che mi strizzano tutta l’energia dal corpo. Ritorno a casa sempre come un sacco vuoto, talmente debole da non riuscire ad aprire il tappo del barattolo nuovo di marmellata. Negli anni ho messo a punto un metodo per ripristinare i miei livelli di energia e funziona. Lo condivido perchè possedere un buon livello di energia é molto più importante del livello di contante in banca. Per quanto assurdo questo possa suonare.
La mia routine è un lavoro, lo ammetto, e troverò poca simpatia tra chi legge ma la disciplina è alla base della propria fortuna. Se c’è una differenza tra le persone che riescono a cavarsela e quelle che rimangono indietro è questa piccola dote che si sviluppa giorno dopo giorno chiamata disciplina.
Chi non adora il cappuccino o l’odore del caffè nell’aria della cucina di buon mattino? Adoro il caffe, e ancora di più il cappuccino. Mi sono deliziata con pacchi di biscotti Gentilini e brioches inzuppati nel mio caffellatte al mattino appena sveglia per molti anni, quando avevo tanta energia gratis da buttare via. Adesso è molto diverso, la mia energia è diventata una risorsa rara, continuamente sotto attacco, sono diventata cosciente di come è facile perderla.
Disciplina in questo caso significa imparare a conoscere le cose che ci fanno bene e rinunciare alle tentazioni.
Lo avrete letto mille volte prima e ve lo confermo, se volete cominciare la mattina con una dose di energia dovete rinunciare al caffé e bere invece una spremuta di agrumi.
Alla spremuta aggiungo una colazione molto ricca ma digeribile a base di frutta nella quale mischio un cucchiaio di Spiru-Tein, una polvere al sapore di fragole che contiene un mix di proteine, minerali, vitamine e spirulina (un’alga). Dopo la seconda colazione prendo 5 supplementi diversi che cambio a rotazione, ogni tre mesi. Nei pasti successivi includo sempre molta frutta e verdura che deve essere freschissima quasi appena colta.
Se si comincia a mangiare facendo attenzione all’energia del cibo si arriva piano piano a volere coltivare quello che si mangia per approfittare del livello massimo di energia contenuta nella frutta e verdura. Per non parlare della qualità dell’acqua che beviamo, un’altra grande apportatrice di energia.
Man mano che la qualità del nutrimento che mettiamo dentro al corpo migliora è il corpo stesso che si orienta verso quello che gli serve. A volte mi ritrovo con il cucchiaio immerso dentro al rosso delle marmellate di frutti di bosco fatte da qualche azienda artigiana montana e ricche di vitamina C, o dentro ai vasetti di miele al limone siciliani.
Dopo un giorno dal mio rientro a casa ho ripristinato abbastanza energia solo per andare al parco e fare una passeggiata veloce. Per il resto sono ancora estremamente stanca, tossisco spesso, ho solo un filo di voce.
La notte devo dormire, il sonno è un’altra componente importante per recuperare energia.
Al secondo giorno comincio con calma la serie di esercizi di aerobica e di pesi. Vado al parco per il giro di corsa ma mi fermo spesso perchè non ho fiato e i muscoli non hanno abbastanza energia da bruciare. Sento le cellule vuote che non sostengono i muscoli.
Per farla breve, impiego almeno cinque giorni di questa routine per rimettermi in forma. Questo è il tempo necessario per tornare ad avere una certa energia, per parlare senza tossire e aprire quel famoso barattolo di marmellata. Torno lentamente alla mia normalità. Normale è muovermi no-stop dalla mattina alla sera, andare a correre, fare le scale venti volte al giorno, lavorare, fare la spesa, cucinare, scrivere, piantare, imbastire programmi futuri, tenere a bada i fantasmi del passato e certi momenti di solitudine, sopportare le attese.
Quando l’energia mi torna a scorrere nel corpo, le cellule sono piene di energia da bruciare, i muscoli sono tesi mi sento di urlare questa è una giornata.
Senza energia saremmo vittime dei pessimismi, dei dubbi, delle rinunce, dei fallimenti immaginari. Da scarichi non siamo molto utili a noi stessi, anche la più piccola onda che increspa la nostra giornata si trasforma in un maremoto.
Per questo è così importante mantenere i nostri livelli di energia alti, l’energia ci serve per difenderci e nello stesso tempo per conquistare quello che chiediamo alla vita.
Apparentemente quello che possediamo è quello che ci rende felici, invece è la nostra energia vitale a renderci felici, attivi, coraggiosi.
La primavera è il momento in cui la natura ci regala un grande bonus di energia. Non lasciate questa super scarica di megawatts nell’aria andare persa come se ne potessimo fare a meno.
Separatevi per un attimo da quei perimetri urbani cementati, asfaltati e inanimati ai quali neanche cento primavere possono ridare un poco di linfa vitale, andate a raccogliere energia dove le cose sono vive, mutanti e urlanti.
Forse domani è il giorno che volete cambiare vita. Non rimanete paralizzati aspettando un miracolo Quello che serve è solo un poco di energia in più per vedervi altrove e materializzare il trasloco...

Cosa volete che sia una passeggiata in città? Una cosa che sanno fare tutti. Talmente semplice che mi sono accorta di non potermela più permettere. Ma cominciamo a spiegare il perchè dall’inizio.
Molti anni fa ho cominciato a tossire durante l’inverno, giusto qualche colpo di tosse durante la notte. Ho dato la colpa al riscaldamento della casa che seccava l’aria. La stupida tosse però ha continuato a convivere con me anno dopo anno, mese dopo mese, giorno dopo giorno. Siamo diventate inseparabili.
Da qualche anno a questa parte la mia tosse è peggiorata al punto da diventare pericolosa. Per nessuna ragione apparente la tosse mi scatena una reazione allergica a quello che respiro, a quello che bevo o che mangio. La gola si chiude e non riesco a respirare. Il panico che mi prende in quei lunghissimi secondi senza aria mentre mi sforzo di fare entrare un esilissimo respiro con tutte le forze ve lo lascio immaginare. Ho visto decine di medici e mi sono sottoposta a decine di test. Per tutti sono sana non c’è nessuna anomalia con le mie vie respiratorie. Forse è stress, forse sono ansiosa, forse parlo troppo velocemente o ho un respiro troppo corto. Negli anni ho sentito mille motivi come causa della mia tosse ma ho anche sentito un numero crescente di persone che soffrono dello stesso disturbo.
Una cosa è vera: sono ansiosa. E la mia ansia se proprio vogliamo dire la verità me la da la città. Meglio me la danno tutte le cose inanimate che si trovano in città comprese le persone che ti passano accanto e sembrano inanimate anche loro. Ma in città c’è il mio lavoro, la mia famiglia, i miei amici, c’è la comodità delle arti, dei libri, della musica, dei film a portata di mano. Quindi ho resistito e ho fatto finta di poter convivere con la mia tosse ancora un anno, fino a quando... ho preso la metro a Milano. Vado in centro, appuntamento veloce con un amico, esco a Duomo. Seguo la luce del giorno che filtra dall’alto nel sottosuolo più che la segnaletica e alla fine spunto come un fungo al livello della piazza pronta a prendere una bella boccata di ossigeno.
Il respiro non ne vuole sapere di allargarsi nei polmoni, quella che si allarga è l’idea agghiacciante di essere circondata da cemento, cemento, asfalto, pietra, cemento. Mi sento come una bambina che si è persa. Soprattutto sento paura e meraviglia per quelli che stanno passeggiando tranquillamente per le vie del centro di Milano, spingendo pure il passeggino perchè i bimbi in centro crescono meglio.
Il giorno dopo mi sono svegliata con la bronchite arrivata con molta puntualità. Le città hanno questo di bello da offrire: bronchiti, tossi, catarri, raffreddori, febbri.
Non è colpa del virus nel mio caso ma colpa della resa incondizionata della mia voglia di vivere alla vista di piazza Duomo.
Da quel momento la tosse è schizzata a livelli esplosivi.. tutti ad offrirmi bicchieri d’acqua, caramelle, fazzoletti per asciugarmi le lacrime.
Sono arrivata a casa l’ombra di me stessa con tutti i livelli di energia bassissimi. Per rimettermi so già la routine a cui sono destinata. Ma le persone che vivono in città come fanno a sopravvivere? E i bambini?
La gente pensa che sia solo un problema di salute non si rende conto che la salute è attaccata con mille fili ai nostri sogni, desideri, pensieri creativi, ai cinque sensi, alle stagioni, agli elementi, insomma alla bella materia sparsa di cui anche l’uomo è fatto.

Ci sono quelli poveri e quelli ricchi, quelli laureati, quelli che hanno fatto solo le medie, quelli che si sanno cucinare un piatto di pasta, quelli che sono dipendenti dalla moglie. Da quest’anno il divario tra classi sociali non si conterà più come è successo fino al 2011. Febbraio 2012 ha maturato una nuova classe di cittadini: quelli che riescono a sopravvivere l’Inverno.
La neve caduta ha portato un ché di democratico, di egualitario con sé, dono raro di questi tempi. A volte dimentichiamo di essere nati uguali e di avere tutti gli stessi diritti oppressi come siamo dall’illegalità dello stato.
La neve quest’inverno ha premiato quella manciata di persone che negli anni ha creduto alle previsioni degli scienziati, ha dato via la macchina, ha preso i mezzi, ha faticato sulle salite in bici, si è autoridotto i consumi, ha spento le luci delle stanze che non usava, si è trasferito in campagna, ha montato i pannelli, si è munito di un generatore di riserva, ha imparato a farsi il pane e i biscotti, ha protetto i tubi dell’acqua dal gelo, ha conservato frutta e verdura. Non ci vuole una laurea in economia per capire che gli scienziati erano maledettamente seri quando avevano annunciato che i pochi gradi in più ogni estate non portavano al surriscaldamento ma al raffreddamento. L’inverno mite iniziato nel 2011 era solo una trappola per gli atei e un bonus per i credenti che avevano ancora un poco di tempo a disposizione per stoccare legna e rinforzare i tetti.
Ho molto amato la neve quest’inverno. Ho amato vedere il sindaco di Roma in difficoltà e le città perdere quel primato di apparente efficienza mentre affioravano tutti i disagi connessi con uno stile di vita troppo interconnesso che si sfalda nelle emergenze.
Ma ho sentito anche molte persone addebitare questo fenomeno ad un ciclo anormale che si ripete ogni mezzo secolo. Peccato non poter svegliare dal loro letargo intellettuale quelli che credono che politica-economia siano le scienze dominatrici. La meccanica del pianeta e del sistema solare sarebbe la lettura d’obbligo ma saranno gli elementi, a questo punto, gli insegnanti più convincenti.
Mio padre mi diceva sempre 'parla figlia mia' intendendo non una malattia che mi aveva reso muta ma alla raccomandazione di non lesinare domande perchè parlando con la gente si raccolgono informazioni importanti a volte vitali.
La mia raccomandazione, invece, è quella di osservare. La realtà non è esattamente così statica come appare ma è piena di sorprese. L’osservazione porta a farsi delle domande che a loro volta ci portano a cercare delle risposte e attraverso il sapere ci liberiamo dalla materia perché impariamo a conoscerla.
Ho imparato ad osservare sott’acqua perché è un ambiente che ti obbliga a concentrarti. La mia curiosità nasceva nel vedere certe simbiosi tra animali e specie vegetali come ad esempio una gorgonia sulla quale si aggrappa un ippocampo marino.
Cosa nasce prima? La gorgonia o l’ippocampo. Da dove arriva l’ippocampo? Se non ci fosse la gorgonia l’ippocampo non potrebbe sopravvivere perchè è la gorgonia ad ispiragli il mimetismo. Ma la gorgonia perchè cresce proprio lì?
Allora un giorno ho comprato in una libreria una copia di seconda mano dell’Origine delle Specie di Charles Darwin e al primo viaggio in barca tra un’immersione e l’altra ho cominciato a leggerlo.
Chiunque ami la natura dovrebbe leggerlo. Quello che succede nella testa di un naturalista, il processo logico che lo guida ad evolvere una teoria è altrettanto interessante.
Darwin durante il suo famoso viaggio a bordo del HMS Beagle tra febbraio 1829 e novembre 1936, che lo porta a circumnavigare la Terra a sud dell’Equatore, ha modo di osservare la natura nella sua emanazione più primitiva e questo lo aiuta a trarre delle conclusioni.
All’epoca la vita sulla terra era spiegata dalla religione in termini creativistici. Tutte le specie animali erano originate dalla volontà del creatore esattamente come si presentavano ai nostri occhi. Lo sforzo di riempire la terra e il mare di creature animate era stato unico e contemporaneo.
Darwin si oppone a questa teoria statica. Nota che gli animali di una determinata specie hanno via, via, selezionato degli attributi fisici che gli permettono di sopravvivere meglio in un certo ambiente geografico.
Ad esempio in un gruppo di giraffe, saranno quelle con il collo più lungo che riescono ad arrivare alle foglie verdi delle cime delle acacie ad essere avvantaggiate nella riproduzione e alla conseguente trasmissione alla prole dei geni necessari a una migliore sopravvivenza.
Darwin deduce anche che la grande varietà delle specie animali presenti sul pianeta deriva da pochi esemplari originali che si sono evoluti lungo una lunga linea generazionale. Ad ogni generazione sopravvivevano quegli esemplari che meglio si adattavano alle condizioni della latitudine in cui vivevano, gli altri si estinguevano.
Eppure parte della grande deduzione sul comportamento dei geni negli animali sono state formulate grazie ad osservazioni fatte dietro l’angolo di casa. E’ nella campagna inglese e tra gli allevatori di animali domestici che Darwin esplora la loro abilità nel selezionare l’animale migliore per produrre carne, lana, latte. Gli allevatori avevano capito che potevano isolare e riprodurre l’animale apportatore del gene desiderato. Dopo sole poche generazioni erano in grado di ‘creare’ una specie nella specie, un portatore genetico di quelle caratteristiche e qualità che servivano per accrescere i loro fabbisogni.
Darwin parla di una capacità straordinaria da parte degli allevatori di modellare gli animali a loro piacimento come se avessero una bacchetta magica in mano.
Questa famigliarità con il potenziale offerto dagli animali è andata del tutto dimenticata, in città non gira neanche una lucertola e viviamo in un'era in cui i ragazzi hanno difficoltà a relazionare il petto di pollo o la salsiccia con l'animale.
Non è il caso degli scienziati.
Da anni stanno cercando una soluzione diversa all’impiego costoso e velenoso dei pesticidi, e modificare i geni degli animali è diventato un loro successo.
Per proteggere le colture la nuova frontiera è quella di immettere in natura un numero di esemplari maschi degli insetti nocivi, precedentemente resi sterili con una dose di radiazioni, sabotando così l’accoppiamento e la riproduzione. La stessa tecnica è usata per debellare le zanzare portatrici di febbre dengue (A.aegypti).
Gli scienziati della Oxitec, una società biotecnologica che si trova fuori Oxford, in Inghilterra, hanno creato recentemente un campione di femmina di zanzara che non può volare. Il lavoro si è concentrato sulla scoperta della proteina del muscolo preposto al volo della femmina. E’ più sviluppato probabilmente perché dopo avere succhiato il sangue devono volare appesantite. Disabilitando la proteina e immettendo femmine geneticamente modificate i geni vengono passati alla prossima generazione e a quella dopo. Le uova di queste zanzare modificate possono essere spedite ovunque nel mondo, basta aggiungere acqua per farle nascere.
Lo stesso metodo di larve suicide può essere impiegato per debellare specie invasive, come pesci dai laghi o rane non autoctone.
Ma la creazione genetica più straordinaria è stata messa a punto da Randy Lewis, un professore di genetica dell’Università statale dello Utah che dirige anche una fattoria per la ricerca di metodi innovativi di allevamento.
Alla base dell’esperimento c’è la scoperta che un certo tipo di seta, prodotta dal ragno per avvolgersi quando cade, è una fibra con delle proprietà eccezionali, più resistente del kevlar.
Lewis e il suo team hanno estratto il codice DNA atto alla produzione della seta (dragline silk) da un ragno (orb-weaver) e lo hanno impiantato nel codice dna che aumenta la quantità di latte nelle mammelle.
Questo circuito genetico è stato quindi inserito nella cellula uovo e impiantato in una femmina di capra. Il latte della capra, di nome Freckles, quando viene munto è filtrato per estrarne dei filamenti che vengono avvolti su una matassa. Questa fibra che può arrivare ad avere la consistenza di un elastico può essere utilizzata in campo medico, ad esempio, per riparare i legamenti. Non è un caso che la ricerca di Lewis sia pagata con finanziamenti molto importanti.
Questa nuova frontiera della genetica si chiama extreme crossbreeding. Le istruzioni di tutte le creature viventi sono custodite nel codice DNA delle cellule. Tutte le forme di vita sono rappresentate da un alfabeto di sole quattro lettere le quali ordinate nella sequenza giusta producono proteine. E tutta la vita è composta o creata dalle proteine. Questo significa che il codice per fare la seta in un ragno è scritto nello stesso modo in cui è scritto il codice per produrre il latte in una capra.
Dall’avvento dell’ingegneria genetica gli scienziati sono stati capaci di utilizzare l’universalità di questo codice e tagliare e incollare parte del DNA da una specie all’altra.
Non è incredibilmente straordinario?
Solo una macchina rimane inerte – tutto quello che è prodotto dalla natura ha delle capacità illimitate di trasformazione. E questa scoperta non deve rimanere solo un campo destinato alla scienza e agli scienziati – ognuno deve trovare il modo di continuare l’opera creativa in atto nella Vita, a suo proprio vantaggio.
Se rimangono punti imponderabili .. come capire cosa è passato per la testa di Lewis il giorno che ha deciso di incrociare i geni di una capra con un ragno ... archiviateli nella zona di rumore ( quella che ancora sfugge alla scienza).

Sembra che dopo 40 anni di coscienza ambientale l’unica cosa ad evolversi sia l’ampiezza del problema e il linguaggio con cui gli scienziati lo esprimono.
Se una malattia infettiva fosse studiata dagli scienziati come è studiato il problema dell’ambiente saremmo già morti. Quarant’anni di tempo per dare un ultimatum ai governi è un lungo periodo per ottenere zero risultati.
Nel frattempo molti scienziati sono diventati famosi per avere scoperto quello che tutte le società agrarie sanno: uomo e territorio sono complementari. Togli l’uomo dalla sua terra e cominciano i disequilibri.
Nel grafico che Gianfranco Bologna (WWF) ha mostrato al pubblico riunito per la sua conferenza Scienza e Cultura Ambientale al Museo di Zoologia di Roma lo scorso 12 gennaio, c’era una lunga timeline che rappresentava i 4 miliardi e mezzo di anni di evoluzione della Terra e un segno colorato che rappresentava l’apparizione dell’homo sapiens sapiens, ovvero del nostro arrivo circa 200/170.000 anni fa. I guai per l’ambiente però sono cominciati con l’esplosione dell’era industriale, un arco di tempo infinitesimale. Piccolo e velenosissimo. Questo è il momento in cui è apparso sulla scena anche un modello economico che per la prima volta ha contemplato l’acquisto a rate di un bene di consumo mediante un debito con le banche.
Senza credito Mr Ford non avrebbe potuto vendere le sue macchine. Con quanti animali avrebbe potuto pagare il primo trattore il contadino americano?
La mia premessa serve solo a ricordare che delle volte si cerca di curare un sistema senza soffermarsi a pensare che il sistema stesso è sbagliato. Non che oggi si possa tornare indietro ma almeno individuare le cause di tanta diseguaglianza che ha lasciato poche persone con molte risorse e molte persone con pochissime risorse per poter ripartire eventualmente con il piede giusto. Soprattutto il sistema ha sradicato la gente dalla loro terra e senza terra una famiglia è dipendente dalle leggi dell’economia. Ci sono miliardi di persone sul Pianeta inurbate che hanno abbandonando la terra, preferendo di fatto abbracciare il sistema economico proposto dai Governi.
Forse il sistema è stato accettato più come un modello da seguire perchè così fanno tutti che come scelta ragionata. Sfido qualsiasi allevatore di capre che ha riconvertito il suo gregge in un gruzzolo con il quale avventurarsi in città a vedere il vero potenziale di quella capra. Eppure c’è, lo racconto nel prossimo articolo.
Detto questo, gli scienziati dagli anni sessanta in poi si sono mobilitati per fare arrivare un messaggio di allerta ai governi che ancora oggi non hanno recepito. L’ambiente è minacciato dalla presenza dell’uomo ma c’è un problema nel problema che rende tutto molto più urgente: la sovrappopolazione.
E’ molto difficile salvare l’ambiente quando dobbiamo pensare a dare da mangiare a 7 miliardi di persone.
Il dibattito tra governi e ambientalisti è come una causa che si dibatte in tribunale. Per molti decenni il giudice ha sentenziato che il fatto non sussiste (il crimine) lasciando che i governi uscissero dalle conferenze mondiali senza una firma sui trattati o un impegno da mantenere. Gli scienziati invece, convinti delle loro tesi, tentano un’ulteriore carta puntando sul linguaggio. Come stranieri appartenenti ad un gruppo etnico tenuto in minoranza imparano il lessico politico-economico sicuri di riuscire a farsi accettare e prendere finalmente il comando del pianeta nel momento di pericolo.
Abbandonano così il dialetto romantico e di sinistra, per adottare le stesse sigle criptiche del gergo economico dei politici che devono convertire.
Introducono abbreviativi come Green Gross Domestic Product index – Sustainable Development Index – Resilience Indicators– Limits of Growth – Carrying capacity – Guardrails – Tipping elements – Planetary Boundaries.
Si coalizzano, inoltre, con i dipartimenti delle Nazioni Unite preposti alla tutela dell’ambiente e cominciano a produrre studi che diventano documenti ufficiali.
La pietra angolare è il Rapporto Brundtland del 1987 commissionato da Gro Harlem Brundtland allora presidente della Commissione mondiale su Ambiente e Sviluppo, nel quale per la prima volta si parla di sostenibilità coniando splendidamente un concetto comprensibile agli economisti. Nel 1989, l’Assemblea generale dell’ONU, dopo aver discusso il rapporto, decide di organizzare una Conferenza delle Nazioni Unite su ambiente e sviluppo che sarà poi quel Vertice della Terra, di Rio del 1992 dal quale nasce Agenda 21, un programma di azione globale in tutti i settori dello sviluppo sostenibile.
Nel 1997 un altro anno in cui fioriscono conferenze. Prima la Conferenza di Rio+5 a N.Y., e poi a Kyoto la conferenza sulla riduzione delle emissioni che provocano i gas serra e dal quale esce un Protocollo famoso soprattutto perché gli Stati Uniti, la Cina, l’India e il Brazile non lo firmano.
Nel 2002 a Johannesburg il World Summit on Sustainable Development (WSSD) rappresentava l’occasione per stilare un bilancio sull’attuazione delle decisioni prese a Rio ed in particolare quelle concernenti l’Agenda21. Il piano di attuazione del Vertice mondiale per uno sviluppo sostenibile (JPOI) finisce come al solito per essere un piano giuridicamente non vincolante (cosa si sono riuniti a fare?).
Tutti in attesa della prossima Conferenza sullo sviluppo sostenibile Rio+20 che si terrà a Rio dal 20 al 22 Giugno prossimo di cui Gianfranco Bologna anticipa che è partita già male. L’ironia è che queste conferenze sono diventate l’occasione perfetta per le cosidette green companies di incontrarsi e fare affari. Pochi mesi fa passando per un aeroporto internazionale ho visto la pubblicità di una banca svizzera che si pubblicizzava come banca sostenibile. Ho sbarrato gli occhi, non potevo credere all’assurdità che leggevo. Non solo gli ambientalisti non sono riusciti a portare una goccia di acqua al loro mulino con il loro linguaggio divenuto incomprensibile e artificiale ma si sono fatti scippare l’unico concetto comprensibile alla massa dei cittadini dopo la parola organico.
Di pubblicità con uno smaccato uso della terminologia verde ne vediamo di tutti i colori, le compagnie petrolifere abusano dello stile di vita a man bassa. Ma il culmine di tutto è arrivato qualche mese fa quando la rivista americana Newsweek ha stilato la graduatoria delle World’s Greenest Companies nella quale comparivano società come Ford, Bank of America, Johnson & Johnson, IBM. Mi sarei aspettata tutto meno che di trovare le solite 100 società americane riciclate impunemente in verde assunte alla graduatoria per meriti che non hanno.
E’ evidente che non si tratta più del furto di qualche parola ma dell’intero dizionario. Certo se il WWF o Greenpeace sono scivolati piano piano nella burocratizzazione per emulazione passiva di una di quelle 100 società americane del problema lessico non se ne accorgeranno neanche.

http://www.thedailybeast.com/topics/green-rankings.html
http://www.sarasin.ch/internet/iech/en/index_iech.htm


