Insalata da riciclo
Sono già esposti sul bancone del supermercato e aspettano solo di essere comprati. A prima vista sembrano normali cespi di scarola ma nascondono una grande novità: si tratta d’insalata prodotta esclusivamente grazie al compost derivante dalla parte organica nei nostri rifiuti.
Il compost, spiegano alla CIA (Confederazione italiana agricoltori), oltre a costituire l’ideale destinazione d’uso finale per la parte umida dei rifiuti domestici, rende il terreno molto fertile e ne migliora le caratteristiche organolettiche funzionando come un integratore naturale capace di sostituire completamente i fertilizzanti tradizionali.
Il progetto firmato CIA e Università di Salerno nasce, non a caso, nel 2009, in piena emergenza rifiuti in Campania. L’idea originaria era quella di mostrare ai più scettici quanto fosse utile una corretta raccolta differenziata non solo per l'ambiente, ma anche, per i settori produttivi e le economie locali.
La sperimentazione è durata due anni e solo dopo aver superato tutti i test colturali, sanitari e salutistici, l’insalata da riciclo ha avuto il via libera per fare bella mostra di se nel reparto ortofrutta delle Conad salernitane.
Il passo successivo lo devono fare i consumatori; se la gente avrà l’intelligenza di abbandonare stupidi pregiudizi e accoglierà positivamente la grande novità, sono già pronti per essere commercializzati altri prodotti: diverse varietà d’insalate e le patate “riciclelle”.
Speriamo che il mercato risponda con entusiasmo; rappresenterebbe la prima strategia di grande importanza ambientale in grado di portare contemporaneamente grandi vantaggi agronomici (migliorando la qualità del suolo) ed economici (legati alla riduzione dei fertilizzanti utilizzati). Che dire: mangia riciclato!
Link:
http://www.cia.it/ncia/svl/documentiRead?doc_id=30290&tpl_id=7
Zuppa di pinne di squalo, addio!
Lo scorso 7 settembre la California ha approvato un disegno di legge che prevede il blocco totale del commercio, ma anche il solo possesso di pinne di squalo all'interno dello Stato.
La pesca agli squali è purtroppo diffusissima; la pratica crudele consiste nella cattura di esemplari a cui viene tolta la pinna dorsale e che vengono gettati agonizzanti ma vivi di nuovo in mare. Nessuno degli animali sopravvive alla tortura ma questa tipologia di pesca è sempre più diffusa a causa della scarso valore della carne rispetto a quello delle pinne (al momento vendute a 100 $/kg).
Come ben sappiamo le pinne costituiscono l'ingrediente principale di una zuppa gelatinosa (e alla vista decisamente poco invitante) considerata una prelibatezza della cucina asiatica. Non c'è quindi da meravigliarsi se molti degli oppositori al disegno di legge considerano questo intervento una discriminazione nei confronti di una antica tradizione culturale. Tra i contestatori più accaniti, oltre ai commercianti e ai ristoratori, anche molti rappresentanti del governo. Il senatore di San Francisco Leland Yee, ad esempio, ha definito l'intervento “un attacco sleale alla cultura asiatica”.
"Oggi è una giornata storica per la conservazione degli squali in tutto il mondo. Siamo a un passo da una totale divieto del commercio di pinne di squalo in tutta la West Coast" confessa Susan Murray, leader del gruppo ambientalista Oceana. Al momento leggi simili sono state approvate a Washington, Oregon e nelle Hawaii. Interventi quanto mai urgenti perché la Lista Rossa della IUCN (l'unione internazionale per la conservazione della natura) indica 19 specie di elasmobranchi (la sottoclasse cui appartengono gli squali) vulnerabili, 17 in via di estinzione e 4 in pericolo critico.
Fortunatamente la gran parte della comunità asiatica ha accettato di buon grado la risoluzione; il membro dell'Assemblea Paul Fong, uno degli sponsor del disegno di legge, ha affermato “Sono orgoglioso delle mie radici cinesi, e la nostra cultura sopravviverà anche senza le sue pinne di squalo”. In sintesi il pensiero che accomuna le nuove generazioni di americani asiatici, ragazzi che amano le loro tradizioni ma anche il mondo in cui vivono.
Link:
http://www.iucnssg.org/index.php/finning
Taste the waste
Quanto del cibo che gettiamo ogni giorno è ancora commestibile? Quante risorse alimentari sprechiamo e che conseguenze porta il nostro comportamento nel mercato globale?
Le risposte le puoi trovare nel nuovo film documentario di Valentin Thun “Taste the waste” che denuncia con cifre alla mano la gravità di uno scandalo sino ad ora solo immaginato. I canali di distribuzione dei paesi industrializzati sprecano quasi la metà del cibo che viene movimentata, in molti casi ancor prima che arrivi nei supermercati. L’Unione Europea butta ogni anno 90 milioni di tonnellate di cibo; l’Europa e il Nord America bruciano una quantità di cibo tre volte superiore a quella che servirebbe per nutrire tutti gli affamati del mondo. Nel documentario si è cercato di ricostruire i meccanismi di questo spreco individuando le falle del nostro sistema capitalista e suggerendo delle soluzioni.
Partendo dalla consapevolezza che il nostro spreco sottrae del cibo a milioni di persone che soffrono la fame, il movimento (di cui troverete il link di seguito) ha creato una piattaforma cui tutti possono partecipare denunciando e documentando inutili sprechi di cibo con foto e filmati e invitando tutti a partecipare suggerendo nuove soluzioni per ridurre il grande spreco di cui oggi siamo testimoni.
E tu? Hai qualche idea da suggerire?
Links:
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