Le meraviglie della natura salvata
“Di fronte alla natura, se si riesce a guardarla con animo sincero, le miserie si sciolgono, gli uomini si ritrovano l'un l'altro dimenticando di avere questo o quel colore …” così scriveva Dino Buzzati nel lontano 1948 nella cronaca dell’incontro che portò alla nascita del movimento ProNatura.
L’ambientalismo in Italia, infatti, nasce 60 anni fa quando viene fondato in Valle d’Aosta il Movimento Italiano Protezione della Natura. In quel periodo nella legislazione italiana non si parla ancora di protezione della natura e i gruppi esistenti sono più indirizzati più ad uno studio scientifico che un impegno attivo per la tutela dell’ecosistema.
L’idea di creare un primo gruppo ambientalista che lavori in tal senso fu di Renzo Videsott, docente universitario dell’università di Torino nonché sovrintendente del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Fu proprio grazie a lui che furono teorizzate le linee guida per una associazione che avesse un ruolo di primo piano nel guidare la società verso la creazione di una coscienza collettiva per i problemi ambientali.
Da allora il Movimento Italiano per la Protezione della Natura ha fatto strada trasformandosi prima nel movimento Pro Natura Italica e raggiungendo poi la ragguardevole cifra di 120 sedi in Italia.
Grazie anche all’azione di questa associazione si è gradualmente affermata e rafforzata una coscienza internazionale della responsabilità dell’uomo nei confronti del pianeta.
Accogliamo quindi con entusiasmo il loro invito a visitare il sito dell’UTET per ricevere in regalo un volume “Le meraviglie della natura salvata”. Si tratta di una raccolta di immagini e descrizioni per quei luoghi fantastici del nostro patrimonio naturalistico che anche associazioni ambientaliste come questa hanno contribuito a salvaguardare. Il volume rientra nel progetto ECOSPHERA, progetto tutto dedito alla promozione della cultura dell’ambiente in Italia.
Lo considero un regalo prezioso che vi aiuterà a scoprire, pagina dopo pagina, gli scorci più suggestivi della nostra nazione, dalle vette l Parco Nazionale del Gran Paradiso all’aspro territorio dell’isola di Stromboli.
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Scienziati cacciatori di fossili trovano ambra di 150 kg in India
E’ una delle pepite di ambra più grandi mai scoperte quella trovata nella miniera di lignite in India, nella provincia del Gujarat, da un team di scienziati indiani, tedeschi e americani intenti a studiare una delle foreste fossili tropicali decidue più antiche.
Pesa 150 chili e racchiude la prova che la fauna e la flora dell’india nel suo periodo di transizione tra l’Africa e l’Asia cominciato 160 milioni di anni e progredito a 20 cm all’anno per altri 100 milioni di anni ( woaw!) non si sono evolute in modo isolato.
Quello che pensano gli scienziati è che una sorta di ponte costituito da altre terre emerse possa avere fatto da tramite tra i continenti e permesso il transito genetico delle specie nei vari continenti.
La prova è all’interno della gigantesca goccia di ambra dove sono state trovate antiche api, ragni,mosche, termiti, moscerini, formiche tutti preservati in modo perfetto. In totale sono stati identificati più di 700 artropodi, un gruppo di animali ai quali appartemgono gli insetti, i crostacei, gli aracnidi.
Jes Rust, un paleontologo dell’Università di Bonn parte del team, ha commentato con entusiasmo la scoperta considerato che gli animali erano cosi ben conservati che potevano essere osservati per la prima volta tutti I dettagli della loro struttura.
Insetti e altri piccolo animali rimangono intrappolati nella resina che cola lentamente dalla corteccia, o quando li ricopre ormai senza vita, sul terreno. L’ambra è la prova più antica dell’esistenza delle foreste tropicali in Asia che hanno gli scienziati. Questo tipo di ambra è stato collegato ad una famiglia di legni forti conosciuti come dipterocarpaceae che componevano l’80% delle foreste nel sud-est dell’Asia che è stato infatti trovato nello stesso luogo, un deposito del Cambrico.
Il gruppo di scienziati ha finora classificato 100 specie differenti di artropodi, ma Jes Rust è convinto di poterne scoprire ancora molti di più, alcuni dei quali saranno strettamenti collegati a specie animali esistenti dell’Africa e del Madagascar.
La scoperta e' stata riportata sulla rivista scientifica americana Proceedings of the National Academy of Sciences del numero di ottobre 2010


