Barbara Dalla Bona
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FameLab: il talent show per gli scienziati!
Un nuovo talent si sta affacciando al panorama italiano. Non si tratta certamente della solita competizione per aspiranti cantanti o ballerini in provetta; il FameLab è molto di più. Ragazzi e ragazze, sta per iniziare il primo talent show sulla comunicazione della Scienza!
Unire lo spettacolo all’informazione scientifica non è difficile, anzi può essere divertente, accattivante e molto emozionante, per non dire istruttivo (troppo spesso associato all’aggettivo noioso). Prova ne sono le precedenti edizioni estere e la spettacolare finale internazionale che avviene ogni anno in Giugno, in occasione del Cheltenham Science Festival in Inghilterra.
La competizione ha delle regole molto semplici: bisogna comunicare al pubblico in 3 minuti un argomento scientifico che ci appassiona. Non sono ammessi effetti speciali né visivi né auditivi o l’uso di particolari strumenti coreografici; ci si può solo aiutare con quel poco che possa entrare in una tasca. I concorrenti saranno, quindi, valutati da una giuria di esperti provenienti dal mondo scientifico e da quello della comunicazione.
Partecipare a FameLab è più semplice e meno umiliante che fare un provino per “Il grande fratello”; basta presentarsi tra il 25 e il 31 Marzo in una delle quattro città scelte per le prime selezioni (Perugia, Napoli, Trento e Bologna). “Dal prossimo anno aumenterà il numero di città italiane coinvolte. Quattro come punto di partenza è un numero importante, se si va a guardare le altre edizioni. L’idea è costruire una rete”, ha spiegato Alfonsi, direttore dl Perugia Science Fest. Questa prima edizione di FameLab Italia, infatti, è stata possibile grazie alla partnership con Psiquadro, cuore organizzativo del Perugia Science Fest, e al coinvolgimento di realtà diverse tra loro come il Museo delle scienze di Trento, la Fondazione IDIS Città della Scienza di Napoli e Formica Blu di Bologna.
A FameLab possono partecipare studenti universitari, ricercatori e insegnanti dai 20 anni in su; non possono partecipare comunicatori professionisti, attori, membri di staff di musei o giornalisti. I candidati saranno valutati non solo in base all’esattezza scientifica della presentazione ma anche in base alla creatività espressa nella comunicazione. I primi due classificati in ogni città si sfideranno nella finale nazionale il 4 maggio 2012 durante il Perugia Science Fest. Il vincitore avrà la possibilità di sfidare i migliori comunicatori della scienza del mondo nella finale internazionale a Cheltenham dove dovrà, ovviamente, gareggiare in inglese.
Che cosa aspettate? Da oggi la via per il successo passa anche sul pianeta Scienza!
Link:
http://www.famelab-italy.it/
Buon eco-Natale a tutti!
A poche ore dal Natale vorrei portare alla vostra attenzione i suggerimenti che il WWF ci lascia ogni anno con il suo decalogo dell’albero o meglio il “dec-albero”!
Con questi 10 semplici consigli possiamo diminuire la nostra impronta ecologica durante la festa del consumismo per eccellenza e fare un regalo al Pianeta intero!
- Fate l’albero di Natale con una specie locale o una bella pianta che già avete in balcone (il mio è una pianta di peperoncino). Se volete sbizzarrirvi, cimentatevi nella creazione di un bell'alberello da riciclo (cartone, bottiglie di plastica usate etc …), il risultato finale potrebbe essere una stupenda opera d'arte. Se sprovvisti di piante ed estro artistico anche l’albero artificiale può andar bene, meglio se prodotto con materiale da riciclo, e a patto che lo riutilizziate negli anni a venire.
- Servitevi di un'illuminazione a basso consumo! Non c'è dubbio che le luci natalizie siano tra i simboli più belli del Natale ma mantenere la nostra casa, i nostri balconi e le nostre strade illuminate 24 ore al giorno comporta un inutile dispendio di energia, per non parlare dei costi. Scegliete sempre lampadine a basso consumo o a led, che consumano fino a 1/10 delle normali lampadine, e accendetele solo in momenti particolari.
Per il cenone alcune regole di base:
- Non utilizzate piatti, bicchieri e posate usa e getta. La sostenibilità è la parola d’ordine anche durante le feste.
- Scegliete ricette tradizionali a base di ingredienti di stagione e locali. In questo modo ridurremo le emissioni di anidride carbonica dovute ai trasporti e alle coltivazioni in serra. Nel rispetto delle nostre tradizioni riducete i consumi di carne bovina; farà bene alla salute nostra a del pianeta.
- No al foi gras, al caviale, ai datteri e alle aragoste! Forse non tutti sanno che la produzione del paté de foi gras comporta enormi sofferenze per gli animali. I datteri di mare, considerati da molti una prelibatezza, sono protetti dal CITES e la raccolta ne è vietata perché provoca la distruzione delle scogliere. Le aragoste sono in via di estinzione e i metodi di cottura sono brutali. Il caviale, infine, continua a essere ricavato da specie di storioni già rarissime in molte aree del Pianeta. Se proprio non potete farne a meno, scegliete quello certificato o da acquacoltura.
- Per i più fortunati, Natale significa anche vacanze; in questo caso sì ai viaggi alla scoperta della natura e in particolare quelli del WWF che sostengono progetti per la biodiversità. Tra le mete proposte, Tenerife, Giordania, Madeira, Tanzania, Guatemala, Senegal e Madagascar; per chi preferisce stare in Italia, il campo avventura sul Gran Paradiso e le Fattorie del Panda.
È importante anche fare attenzione nella scelta dei regali:
- Al bando animali piante e prodotti esotici che alimentano il commercio illegale.
- Andate a fare shopping utilizzando la bici o i mezzi pubblici muniti di borse riutilizzabili.
- Acquistate e regalate apparecchi tecnologici, solo se rispettano i più alti standard di risparmio energetico.
- Prediligete i prodotti biologici e quelli del commercio equo e solidale e a basso impatto ambientale e sociale. Oppure, fate un gesto meraviglioso: adotta una specie a rischio di estinzione. Troverete tutti i dettagli sul sito del WWF.
Un caro augurio per un eco-Natale!
Link:
http://wwf.it/client/ricerca.aspx?root=29760&content=1
Insalata da riciclo
Sono già esposti sul bancone del supermercato e aspettano solo di essere comprati. A prima vista sembrano normali cespi di scarola ma nascondono una grande novità: si tratta d’insalata prodotta esclusivamente grazie al compost derivante dalla parte organica nei nostri rifiuti.
Il compost, spiegano alla CIA (Confederazione italiana agricoltori), oltre a costituire l’ideale destinazione d’uso finale per la parte umida dei rifiuti domestici, rende il terreno molto fertile e ne migliora le caratteristiche organolettiche funzionando come un integratore naturale capace di sostituire completamente i fertilizzanti tradizionali.
Il progetto firmato CIA e Università di Salerno nasce, non a caso, nel 2009, in piena emergenza rifiuti in Campania. L’idea originaria era quella di mostrare ai più scettici quanto fosse utile una corretta raccolta differenziata non solo per l'ambiente, ma anche, per i settori produttivi e le economie locali.
La sperimentazione è durata due anni e solo dopo aver superato tutti i test colturali, sanitari e salutistici, l’insalata da riciclo ha avuto il via libera per fare bella mostra di se nel reparto ortofrutta delle Conad salernitane.
Il passo successivo lo devono fare i consumatori; se la gente avrà l’intelligenza di abbandonare stupidi pregiudizi e accoglierà positivamente la grande novità, sono già pronti per essere commercializzati altri prodotti: diverse varietà d’insalate e le patate “riciclelle”.
Speriamo che il mercato risponda con entusiasmo; rappresenterebbe la prima strategia di grande importanza ambientale in grado di portare contemporaneamente grandi vantaggi agronomici (migliorando la qualità del suolo) ed economici (legati alla riduzione dei fertilizzanti utilizzati). Che dire: mangia riciclato!
Link:
http://www.cia.it/ncia/svl/documentiRead?doc_id=30290&tpl_id=7
Segui il ranocchio!
Rainforest Alliance è un’organizzazione non governativa che si è posta l'obiettivo di conservare la biodiversità e assicurare la sostenibilità delle foreste incoraggiando, però, idee innovative, un uso rispettoso del suolo e, infine, educando i consumatori ad acquistare in modo responsabile.
L'organizzazione, i suoi sostenitori e tutti quelli che contribuiscono alla sua popolarità sono convinti che la maniera migliore per garantire la sopravvivenza delle foreste equatoriali sia creare un rapporto proficuo tra gli ambienti naturali, le comunità che le abitano e le imprese locali.
Per questo motivo la Rainforest Alliance si prefigge in primo luogo l'obiettivo di aiutare gli agricoltori, gli enti di gestione delle foreste e le imprese turistiche a raggiungere alti standard ambientali e sociali e, solo dopo, connettere i soggetti meritevoli al mercato globale.
Proprio per far conoscere ai consumatori più attenti i prodotti da loro certificati è stata lanciata la campagna Follow the frog; i marchi che rispettano gli standard ecosostenibili sono già disponibili sugli scaffali dei nostri supermercati e riconoscibili grazie a un marchio a forma di piccola rana verde. Quando vai a fare la spesa che si tratti di caffè, cioccolato, frutta o mobili, cerca il ranocchio; avrai non solo la certezza che quel prodotto è stato creato in un’azienda che rispetta l'ambiente e i suoi lavoratori ma anche la sensazione che il tuo gesto contribuisca direttamente a salvare un pezzettino di foresta.
Per essere ancora più incisivi è online da un paio di settimane questo bel cartone animato che ci mostra quanto i cattivi acquisti incidano direttamente sullo stato di salute del pianeta. I sostenitori di Rainforest Alliance sono convinti che, solo modificando le nostre piccole scelte giornaliere, saremo in grado di salvare le grandi foreste e tutti nel loro piccolo possono contribuire. Condividendo a pieno il loro pensiero vi suggerisco di far vedere questo documentario ai vostri amici e ai vostri familiari. Il primo link inserito alla fine riporta a una lista di prodotti certificati con la piccola rana verde; conoscete qualcuno di questi marchi?
Link:
Zuppa di pinne di squalo, addio!
Lo scorso 7 settembre la California ha approvato un disegno di legge che prevede il blocco totale del commercio, ma anche il solo possesso di pinne di squalo all'interno dello Stato.
La pesca agli squali è purtroppo diffusissima; la pratica crudele consiste nella cattura di esemplari a cui viene tolta la pinna dorsale e che vengono gettati agonizzanti ma vivi di nuovo in mare. Nessuno degli animali sopravvive alla tortura ma questa tipologia di pesca è sempre più diffusa a causa della scarso valore della carne rispetto a quello delle pinne (al momento vendute a 100 $/kg).
Come ben sappiamo le pinne costituiscono l'ingrediente principale di una zuppa gelatinosa (e alla vista decisamente poco invitante) considerata una prelibatezza della cucina asiatica. Non c'è quindi da meravigliarsi se molti degli oppositori al disegno di legge considerano questo intervento una discriminazione nei confronti di una antica tradizione culturale. Tra i contestatori più accaniti, oltre ai commercianti e ai ristoratori, anche molti rappresentanti del governo. Il senatore di San Francisco Leland Yee, ad esempio, ha definito l'intervento “un attacco sleale alla cultura asiatica”.
"Oggi è una giornata storica per la conservazione degli squali in tutto il mondo. Siamo a un passo da una totale divieto del commercio di pinne di squalo in tutta la West Coast" confessa Susan Murray, leader del gruppo ambientalista Oceana. Al momento leggi simili sono state approvate a Washington, Oregon e nelle Hawaii. Interventi quanto mai urgenti perché la Lista Rossa della IUCN (l'unione internazionale per la conservazione della natura) indica 19 specie di elasmobranchi (la sottoclasse cui appartengono gli squali) vulnerabili, 17 in via di estinzione e 4 in pericolo critico.
Fortunatamente la gran parte della comunità asiatica ha accettato di buon grado la risoluzione; il membro dell'Assemblea Paul Fong, uno degli sponsor del disegno di legge, ha affermato “Sono orgoglioso delle mie radici cinesi, e la nostra cultura sopravviverà anche senza le sue pinne di squalo”. In sintesi il pensiero che accomuna le nuove generazioni di americani asiatici, ragazzi che amano le loro tradizioni ma anche il mondo in cui vivono.
Link:
http://www.iucnssg.org/index.php/finning
Il bullismo nei delfini
delfinoQuando, cinque anni fa, lessi “La vita segreta dei delfini”, racconto autobiografico della ricercatrice Rachel Smolker, scoprii per la prima volta il lato oscuro dei più amati mammiferi marini: i delfini.
Benché Rachel abbia dedicato tutta la sua vita allo studio di questi intelligentissimi animali, dimostrando per loro un amore immenso, non ci ha voluto nascondere il lato oscuro del loro comportamento: una chiara cattiveria e aggressività che si manifestava soprattutto quando gli animali si trovavano in gruppo.
Nel racconto di Rachel, questa forma di bullismo, era rivolta ad altri maschi non appartenenti alla comunità o, piuttosto, alle femmine che venivano letteralmente rapite e private della possibilità di cibarsi per giorni.
È stato difficile ammetterlo ma col tempo mi sono abituata all'idea che anche il delfino curioso, è capace di attaccare un altro delfino senza un apparente motivo. Gli scontri tra esemplari della stessa specie sono frequenti in natura e spesso sono riconducibili alla difesa territoriale che garantisce la possibilità di nutrirsi e riprodursi.
Oggi però, grazie ad uno studio pubblicato su “Marine Mammal Science” abbiamo un quadro più completo su come si manifesta questa aggressività. Il tutto ha avuto inizio in California dall'osservazione di una serie di attacchi portati a termine da un gruppo di delfini a danno di alcune focene. Gli episodi sono stati frequenti e ripetuti e sono stati registrati scientificamente in modo tale da poter essere interpretati dagli etologi (gli scienziati che studiano il comportamento degli animali).
In un primo momento si credeva che le aggressioni fossero legate alla competizione per il cibo ma l'ipotesi è stata subito scartata. Anche il fatto che quasi la totalità degli attacchi fosse portata a termine solo da esemplari maschi e per lo più giovani fa pensare che la causa deve essere ricercata altrove.
I delfini stordiscono, colpendoli col muso, i piccoli cetacei e poi li spingono sott'acqua per affogarli. In alcuni casi il delfino colpevole del crimine ha anche trascinato il corpo senza vita della focena verso la barca dei biologi, come a voler mostrare il suo trofeo! Mark Cotter, a capo della ricerca, ammette che l'unica spiegazione possibile, sia la necessità dei giovani maschi di sfogare la loro aggressività. “Del resto- continua - non è raro osservare delfini che dopo aver raccolto pietre dal fondo del mare le lanciano contro le foche addormentate sugli scogli”.
E come poter spiegare questo comportamento senza pensare ad una buona dose di cattiveria? A voi le conclusioni...
Link:
http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1748-7692.2011.00474.x/full
Scoperto traffico illegale di tonno rosso!
Thunnus thynnusNon è affatto risolta la questione della tutela del tonno rosso nel Mediterraneo; oltre all'immobilità delle istituzioni internazionali l'ombra della criminalità organizzata si allunga sul commercio illegale di questi animali.
Un traffico internazionale di tonni rossi è stato scoperto dalla Capitaneria di porto di La Maddalena che ha accertato un migliaio di violazioni amministrative per un importo complessivo di quattro milioni di euro. La truffa avveniva attraverso la falsificazione di un documento, il Bluefin Catch document (Bcd) obbligatorio per poter commercializzare il tonno rosso. L'inchiesta era partita proprio lo scorso Agosto a seguito del controllo dei Bcd di un grossista sardo. La Procura di Tempio, alla luce della documentazione prodotta, ha coinvolto, poi, altre procure della penisola, tra cui la Dda siciliana (direzione distrettuale antimafia) che ipotizza il coinvolgimento della criminalità organizzata.
I controlli a tappeto in tutto il territorio nazionale hanno portato a individuare un'organizzazione che non solo razziava il tonno rosso ma raggirava anche i consumatori locali spacciando per tale del pesce di scarsa qualità. Gli inquirenti suppongono a buon diritto che il traffico abbia una portata internazionale; gli importatori giapponesi, infatti, sono in grado di pagare le sue pregiate carni anche 500 euro al kg! Non è difficile pensare quanto una così semplice fonte di guadagno abbia attirato anche la criminalità organizzata che si dedica di solito a a ben altri traffici.
Solo in Italia l'inchiesta ha investito un centinaio di aziende, non solo sarde e siciliane, ma anche liguri, venete, marchigiane e campane. La prassi era sempre la stessa: la falsificazione del documento consentiva l'immissione sui mercati internazionali di grandi quantità di pesce catturato illegalmente.
Abbiamo già affrontato in passato l'urgenza di definire una regolamentazione più rigida per la commercializzazione delle specie a rischio e la repressione di tutte le forme di commercio illegale. Come già evidenziato in un precedente articolo (Commissione Internazionale per la NON Conservazione del Tonno) l'UE non è riuscita a raggiungere obiettivi risolutivi per gestire la commercializzazione del tonno. Dopo giorni di dibattiti il risultato, considerato dagli ambientalisti ridicolo, è stato di diminuire la pesca solo del 4%.
Se la sensibilizzazione verso l'emergenza di una prossima estinzione del tonno rosso non si allargherà anche a tutti i soggetti della catena (dai pescatori ai piccoli commercianti) non ci sarà più bisogno di una nuova regolamentazione internazionale perché non esisterà più una specie da salvare.
Links:
http://www.regione.sardegna.it/j/v/492?s=171590&v=2&c=1489&t=1
No, Barbie, anche tu!
Questa la straziante reazione di Ken alla macabra scoperta che la sua dolce metà altro non è che una criminale ambientale; un grazioso giocattolo che si diverte a distruggere le foreste e ucciderne i suoi abitanti...
Dal canto suo la Mattel, l'azienda produttrice della bambola più famosa al mondo, non fa che alimentare questa sua potenza distruttrice utilizzando per i suoi involucri carta proveniente dalle foreste indonesiane; è anche a causa loro che oggi questi habitat sono profondamente a rischio così come a rischio sono le specie di animali che le abitano, dagli ultimi esemplari delle tigri di Sumatra agli orango-tango tanto cari a Ken.
Si tratta di ecosistemi chiave per la protezione della biodiversità e la cattura dell'anidride carbonica, ecosistemi che sono in pericolo per colpa di una stupida politica aziendale poco attenta alle problematiche ambientali.
Greenpeace ha dato il via ad una campagna internazionale contro il colosso dei giocattoli e oggi più di 150.000 mila sostenitori hanno inviato una email alla Mattel affinché smetta di utilizzare imballaggi derivati dal legname delle foreste pluviali.
Non contenta del disastro provocato in Indonesia, poi, Barbie è ormai su tutte le furie e nel Regno Unito un esercito di bambole armato di motosega si nasconde dove meno te lo aspetti. Greenpeace conta sull'aiuto di tutti i bambini per scovarle e chi sarà in grado di trovarle entrerà a far parte del Barbie Bureau Investigation.
Nell'attesa che le Barbie infuriate giungano anche in Italia scrivi anche tu alla Mattel e grida la tua rabbia per il suo comportamento; in fondo Ken ha ragione: non si può stare dalla parte di chi è causa della deforestazione!!!
Link:
http://www.greenpeace.org/international/en/campaigns/forests/asia-pacific/barbie/
Le meraviglie della natura salvata
“Di fronte alla natura, se si riesce a guardarla con animo sincero, le miserie si sciolgono, gli uomini si ritrovano l'un l'altro dimenticando di avere questo o quel colore …” così scriveva Dino Buzzati nel lontano 1948 nella cronaca dell’incontro che portò alla nascita del movimento ProNatura.
L’ambientalismo in Italia, infatti, nasce 60 anni fa quando viene fondato in Valle d’Aosta il Movimento Italiano Protezione della Natura. In quel periodo nella legislazione italiana non si parla ancora di protezione della natura e i gruppi esistenti sono più indirizzati più ad uno studio scientifico che un impegno attivo per la tutela dell’ecosistema.
L’idea di creare un primo gruppo ambientalista che lavori in tal senso fu di Renzo Videsott, docente universitario dell’università di Torino nonché sovrintendente del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Fu proprio grazie a lui che furono teorizzate le linee guida per una associazione che avesse un ruolo di primo piano nel guidare la società verso la creazione di una coscienza collettiva per i problemi ambientali.
Da allora il Movimento Italiano per la Protezione della Natura ha fatto strada trasformandosi prima nel movimento Pro Natura Italica e raggiungendo poi la ragguardevole cifra di 120 sedi in Italia.
Grazie anche all’azione di questa associazione si è gradualmente affermata e rafforzata una coscienza internazionale della responsabilità dell’uomo nei confronti del pianeta.
Accogliamo quindi con entusiasmo il loro invito a visitare il sito dell’UTET per ricevere in regalo un volume “Le meraviglie della natura salvata”. Si tratta di una raccolta di immagini e descrizioni per quei luoghi fantastici del nostro patrimonio naturalistico che anche associazioni ambientaliste come questa hanno contribuito a salvaguardare. Il volume rientra nel progetto ECOSPHERA, progetto tutto dedito alla promozione della cultura dell’ambiente in Italia.
Lo considero un regalo prezioso che vi aiuterà a scoprire, pagina dopo pagina, gli scorci più suggestivi della nostra nazione, dalle vette l Parco Nazionale del Gran Paradiso all’aspro territorio dell’isola di Stromboli.
Link:
Girasoli per ripulire Fukushima
Dopo l'esplosione del 1986 nella centrale di Chernobyl è stato sperimentato un metodo ecologico per decontaminare il suolo di Ucraina: piantare in grandi quantità di girasoli e rape al fine di assorbire dal terreno gli isotopi radioattivi. A distanza di un mese dal terremoto che ha danneggiato la centrale di Fukushima e ha, purtroppo, permesso la fuoriuscita di sostanze radioattive, si pensa di attuare nuovamente questa tecnica, considerando il metodo ecologico il più efficace per una veloce e capillare bonifica della zona.
Il progetto ecologico è stato presentato da Masamichi Yamashita, a capo di un team di scienziati che studia agricoltura spaziale presso la Jaxa, l'agenzia spaziale nipponica; il piano prevede la coltivazione di girasoli non solo intorno alla centrale, dove l'inquinamento da isotopi radioattivi è più grave, ma anche nei giardini delle scuole situate nel raggio di 30 km dall'impianto, nella speranza che i fiori possano anche diventare il simbolo della rinascita. I fiori contaminati, poi, verranno smaltiti grazie all'utilizzo di alcuni batteri (gli stessi utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti) che ne ridurranno il volume al'1% di quello di partenza. I girasoli digeriti verranno poi gestiti come dei veri e propri rifiuti nucleari.
Il gruppo di scienziati ha già raccolto 300 kg di semi di girasole per avviare l'iniziativa. "Stiamo ancora pianificando le strutture di decomposizione e altri dettagli - ha spiegato Yamashita -. Pensando alla semina in autunno, speriamo di coinvolgere nel progetto il maggior numero di persone possibile".
Link:
http://www.straitstimes.com/BreakingNews/Asia/Story/STIStory_660241.html


