WD – 40


Gli americani hanno sempre il business in mente e lo dimostrano arrivando persino ad assimilare qualsiasi ricerca sulle dinamiche della psicologia umana. Il business ha monopolizzato così in profondità la loro cultura che anche l’esperienza di un ex-negoziatore FBI per la liberazione degli ostaggi si è trasformata in un libro di successo con la velleità d’insegnare l’arte della negoziazione a chi cede alla controparte, negli affari, troppo velocemente.

Sono partita con il libro di Chris Voss ‘Never split the difference’ in borsa per le vacanze di Pasqua e l’ho finito. Leggerlo mi ha fatto capire quanto si è evoluta la strategia dei negoziatori americani negli ultimi trent’anni quando trattano con i criminali, siano rapinatori di banca o terroristi, per il rilascio dell’ostaggio. Sono passati da un protocollo giocato sulla forza, razionale e impersonale,  a un protocollo che usa l’empatia, la carica umana, la calma, per disarmare la mente emotiva e irrazionale del sociopatico. La stessa tattica che Voss consiglia di usare per le nostre negoziazioni quotidiane, dall’affitto di una casa  al rinnovo del contratto di lavoro con il top manager. Non che la nostra controparte s’incarni in un sociopatico ma anche l’uomo normale non è così razionale come abbiamo sempre creduto. La ricerca ha dimostrato che la mente principale, la n1, é emotiva, sentimentale, irrazionale ed è questa che influenza e guida nelle scelte la mente n.2, quella razionale. Noi siamo i nostri desideri, le nostre pulsioni, anche se riusciamo a controllarli dietro a un comportamento indifferente.

Il libro mi è arrivato per magico sincronismo. Nelle prossime settimane devo negoziare con l’editore  il lavoro degli ultimi due anni. Dopo il libro sul reef ho finito di scrivere quello sul rapimento di mia sorella, una vecchia storia che andava scritta. Andava scritta anche per spiegare la mia disillusione verso lo stato e verso la politica perché senza l’antefatto di quella vicenda, qui sul blog, non sarebbe possibile capire perché ho tanto entusiasmo per la natura e per il sistema naturale. Più che entusiasmo lo chiamerei la mia missione per lasciarmi alle spalle l’inferno e trovare un sistema che punti dritto in paradiso. L’ascesa é come una scala, devi saper mettere il piede sul gradino giusto. Devi scegliere il sistema giusto, quello che é programmato per avere una logica intrinseca non quello che gira in tondo e non va da nessuna parte..

La negoziazione, Voss docet, la farò puntandomi in gola la cannuccia di una di quelle confezioni mini di WD-40 che uso per oleare le serrature delle finestre della casa di Filicudi dopo l’Inverno e che invece mi servirà per trovare le parole più empatiche, più rassicuranti sulla storia del libro.

‘Ma sua sorella le ha dato il permesso per scriverlo? – mi chiederanno. No, evidentemente da quello che si legge, e mia sorella essendo una rotweiller farà di tutto per bloccarlo. Ma questo, mi ha detto l’agente, è meglio non dirlo subito all’editore. Dovrò introdurlo con oleoso tatto. 
Per calmare mia sorella ci vorrebbe una confezione mega di WD-40 da scaricarle interamente nei timpani e su per le narici ma anche con questo trattamento non tornerebbe ad essere simpatica.
Non aggiungo altro perché tutto quello che c’era da dire per descriverla è scritto lì ..  in quello che facilmente avrei potuto intitolare un diario dall’inferno.

Mini oasi a Ibiza, durante la vacanza pasquale

Dopo Geo&Geo


A Geo & Geo durante l’intervista di mercoledì scorso il colmo è stato non riuscire a parlare del libro nonostante fossi lì ‘solo’ per quello. Nessuno ha capito che il libro che presentavo era soprattutto scritto e le immagini erano semplicemente un supporto e non il soggetto. E’ andata così.. superato lo stress della prima volta analizzo lo sbaglio che ho fatto per non ripeterlo alla prossima occasione.

Mi avevano preparato otto domande. Sapevo che erano troppe e le avevo ridotte a quattro ma non c’è stato verso, nella scaletta erano rimaste otto domande con le migliori alla fine e la più didascalica all’inizio.
Alla domanda ‘cos’è il più grande spettacolo del mondo?’ avrei dovuto rispondere .. ‘è un posto caricato con una tale energia che quando t’immergi sopra hai la sensazione di avere infilato due dita nei buchi della presa della corrente’.. Invece ho fatto la maestrina. Bambini e bambine.. la barriera è un ecosistema..
Si.. è un ecosistema con una tale radiazione d’energia che l’ultima volta che sono rientrata dalle Maldive ho avuto, in aereo, un’allucinazione erotica che mi ha fatto giurare di tornarci solo accompagnata. Questa interpretazione della barriera corallina non c’è ovviamente in nessun libro di biologia marina. Anzi, c’è il contrario. I biologici sono molto pudici. La studiano nel laboratorio dell’Università.

Sono stata fortunata a essere intervistata da Emanuele Biggi, fotografo e appassionato di animali tra i più strani. Eravamo speculari. Lui appassionato della foresta pluviale, io di quello che vive sott’acqua.

Abbiamo ripassato le domande in corridoio prima dell’intervista. Alla domanda ‘cosa possiamo fare per salvare la barriera corallina?’ ho risposto sottovoce .. ‘niente’ e lui ha ripetuto ‘niente’ dietro di me. Convinto anche lui che non c’è niente da fare per salvare più niente.
Siamo sette miliardi e mezzo di persone. Sette miliardi e mezzo di matti. Ognuno con la propria agenda. Ognuno con una preferenza di cottura per il pesce … chi al forno, chi al BBQ, chi vivo, chi trofeo, chi in un acquario…
Mi avvilisce pensare che ciò che va perduto è il disegno dietro al pesce, alla barriera, a una foresta, a quello che noi non abbiamo creato ma che si è evoluto durante milioni di anni per raggiungere questo grado di perfezione.
A volte mi chiedo perché siamo in pochi a vedere la trama. Così evidente. E’ lì davanti agli occhi. Invece, finisce dal piatto nel nostro stomaco senza avere il tempo di generare nessuna estati o erotismo. Che poi non è niente di turbolento, è solo linfa vitale. 

 

DONA ORA – che messaggio è?


Quante email circolari ricevete anche voi dalle vostre associazioni ambientaliste del cuore? Quelle che avete sponsorizzato da anni e che continuano a chiedervi con faccia tosta impressionante ancora soldi? Stamattina ho aperto quella del WWF che di solito cestino senza neanche aprire perché il messaggio prevalente è uno: DONA ORA. Cestino anche quelle di Greenpeace e se vedo uno di quei volontari col sorriso finto stampato sulla faccia che mi avvicina all’aeroporto per chiedermi soldi, lo evito. Anche Sea Shepherd si sta avviando su quella strada DONA ORA, DONA ORA.. prima che i poli si sciolgano, prima che la specie in estinzione diventi la nostra, prima dell’ultima catastrofe.

Al diavolo.. voi e le vostre associazioni che stanno in piedi da decenni, che hanno già preso le mie donazioni e quelle di milioni di altri donatori e che non avete risolto il problema! Ammettetelo NON ABBIAMO RISOLTO IL PROBLEMA DI FONDO.. certo senza il WWF oggi non ci sarebbero le centinaia, migliaia di oasi protette in giro per il mondo, senza Greenpeace non avremmo capito quant’è dura la lotta contro i governi e le multinazionali, contro le compagnie del nucleare e quelle petrolifere ma dov’è andato a finire il loro messaggio di fondo? il primitivo, il convincente, quello scollato dal DONA ORA?

Quel messaggio si è perso nei corridoi di un ufficio che i nostri soldi hanno aiutato a mettere su. Si è perso nella burocratizzazione della lotta contro il sistema che provoca il danno. E’ semplicemente andato perso. Non c’è più un messaggio. Cosa deve fare la gente, quella che li legge per arginare il problema? Ah sì donare 50 euro, come se in tutti questi anni fosse servito.

Perché non dire alla gente che deve cambiare radicalmente modo di vivere, che deve saltare il fosso, che se rimane invischiata ancora in questo sistema e non abbraccia quello naturale non c’è scampo al cambiamento climatico. Perché è un discorso impraticabile. E allora smettete di mandare lettere che sono una bugia, smettete di usare la foto del povero orso polare per raccogliere fondi che servono per mantenere il vostro stipendio.

 

Non tutti vedranno il reef in futuro


La Primavera è nell’aria. Ma non qui in Dorset. Corro, al mattino, su un sentiero allagato dall’acqua che m’inzuppa le scarpe di fango. Le nuvole sono ancora cariche di pioggia. Se non fosse per le prime farfalle monarca che arrivano dopo la lunga migrazione dalla Spagna e le rose che hanno gettato le foglie direi che siamo ancora nella morsa dell’Inverno. Cinque gradi e vento a tutta birra.
La Primavera non è esattamente nell’aria eppure si deve essere infilata nella testa a mia insaputa perché non ho voglia di fare niente. Meno che mai commentare le solite notizie catastrofiche che arrivano a getto continuo, per inerzia.
Sì Londra si barricherà dopo l’attentato. Hanno detto oggi alla radio che metteranno in atto nuove misure di sicurezza intorno a Westminster. Diventerà come la Trump Tower a NY. O come qualsiasi ambasciata israeliana nel mondo: guardata a vista. I turisti, in visita, le gireranno a largo semplicemente.
Sapete quanto costa ristrutturare Westminster, il parlamento inglese? Quattro miliardi di sterline. Devono rifare tutta la rete elettrica e quella idrica perché l’ultimo restauro risale all’epoca vittoriana. I parlamentari si dovranno trasferire in un altro edificio o rischiare qualche catastrofe strutturale se rimangono dentro.
La barriera corallina non ha bisogno di ristrutturazione. Mai. Ha in media diecimila anni sulle spalle e se un ramo si rompe o sbianca ci pensa da sola a rigenerarsi. Incredibile se paragoniamo la nostra efficienza a quella dei coralli.
La prossima settimana sarò ospite da Geo & Geo per presentare il libro sulla barriera corallina. Parlerò di quello che al momento mi manca, che vedo solo attraverso le foto e che rimane largamente incompreso. Non solo sono timida, non solo è la prima volta che parlo in televisione ma ho l’aggravante di avere la testa tra le nuvole. Se mi dovesse chiedere ad esempio.. ‘qual’è il reef più bello che hai visto?’ .. posso ricordarmi Sha’ab Rumi? Devo scriverlo sul palmo della mano con la biro.. Forse anche il mio nome .. Ma se mi chiede quanti vedranno il reef in futuro la risposta la conosco a memoria.

 

Sha’ab Rumi, Sudan

 

E poi la Creazione diventò un’immensa fogna


Prima o poi doveva arrivare ma giuro, credetemi, mi è arrivato tra capo e collo senza preavviso. Parlo del sessantesimo compleanno. Da quando l’ho compiuto cerco qualche ragione per rallegrarmene .. Certo ho il pass per il bus gratis.. ma questo da una parte mi deprime ancora di più.
L’unico vantaggio, unico, che ho scoperto è che alla mia età si gode di una certa libertà di pensiero scevra dalla paura di essere censurata. Si presume una certa conoscenza degli affari insolenti della vita e quei capelli bianchi nascosti sotto l’hennè ne sono la prova. 

Il giorno del mio compleanno, a Ortisei, Trentino

La premessa indecente è questa: non credo nello Stato, nei governi, nelle persone di potere. Credo che l’attuale sistema che ci governa è obsoleto, arcaico nel senso peggiore del termine. Come nel passato la Monarchia è stata trovata obsoleta, antidemocratica, e poi spazzata via, è arrivato il momento per passare ad un altro sistema. Un sistema che riconosca l’uomo che si è evoluto. L’uomo che è cambiato dentro, che sa moderarsi da solo. Che non ha bisogno di essere represso per mantenere l’ordine nella società.

Non c’è nessun altro esempio di prolungata disfunzionalità che interessa la nostra vita alla quale permettiamo ingerenza come lo permettiamo alla politica. Se un coniuge trova il partner disfunzionale nell’equilibrio famigliare, prima, o poi, si rivolge al tribunale per divorziare. Non riesco a capire come tante persone ancora tollerino o solo perdano tempo a parlare di un sistema virtualmente morto, cessato, sterile.
Sul Corriere, il 13 febbraio scorso, il giudice Davigo (uno dei giudici castigatori del pool Mani Pulite dei primi anni novanta) rivela amaramente che l’Italia ha troppi corrotti 25 anni dopo – ‘L’Italia è un paese corrotto a livelli diversi, finalità e modalità diverse. E’ un paese che sta morendo.’
E già leggendo la notizia che in 25 anni la corruzione invece di scomparire si é invece moltiplicata e ‘adattata’ su livelli diversi dovrebbe fare riflettere. E stiamo parlando ‘solo’ degli ultimi 25 anni. Prima? Era lo stesso.

Battersea Park, Londra

Investi una persona di potere e questo diventa un matto sanguinario, un dittatore, un accentratore, incapace di vedere gli altri. Diluisci il potere nelle mani di un numero di rappresentanti e questi diventano mini dittatori, mini accentratori che comunque se ne fregano di chiunque altro giace oltre la loro sfera di potere. Perché? Per monopolizzare benessere a loro vantaggio, evidentemente.
Hong Kong 27 gennaio – Mr Xiao Jianhua, ex ragazzino prodigio entrato all’Università a 14 anni e poi diventato multi milionario investendo in banche, assicurazioni e nell’immobiliare è stato rapito dal suo appartamento del Four Season da un gruppo di uomini. E’ stato ripreso dalla telecamera a circuito chiuso mentre veniva trasportato su una sedia a rotelle con una coperta buttata sulla testa. Il suo ruolo come intermediario finanziario di politici di alto rango cinesi e banchiere del Partito Comunista potrebbe essere la ragione della sua sparizione.

Il partito comunista cinese è un modello di democratica condivisione di potere tra politici perché il potere è nell’ideologia comunista, popolare, a servizio del popolo. O almeno lo è stato per tradizione nel passato. Non così nel prossimo futuro, sembra, considerato che questo rapimento alla vigilia di un prossimo congresso nazionale per l’elezione di alte cariche segnala una guerra tra candidati criminale.
Questo tipo di rapimento, raccontano interpreti esteri della politica cinese può essere avvallato, e ordinato solo dal n.1 cinese, il Presidente in persona: Mr Xi. Probabilmente tenere in ostaggio il procuratore finanziario di molti avversari serve come leva di ricatto.
Eccoci, ci risiamo. Nessuno cede il potere. Leggi le storie che s’intrecciano sui giornali e ti fai un’idea di quanto è tossico il potere politico.
Dietro a ogni politico che da una posizione di privilegio pretende di assumere un ruolo di responsabilità si nasconde uno psicopatico. Veramente una persona di buon senso può affidare la propria vita, con tutto il mistero e bellezza che circonda questa dimensione, a un gruppo di psicopatici che costruiscono un mondo psicopatico a loro immagine e somiglianza?
Altro esempio: Trump. La notizia è del Guardian inglese del 16 febbraio. Il tycoon, il grande uomo d’affari, è fallito quattro volte nella sua carriera, e ogni volta per rimettersi in piedi  ha dovuto chiedere prestiti freschi alle banche americane. Finchè hanno smesso di concederli. Trump trova una banca disposta a concedere l’ultimo finanziamento: la Deutsch Bank, che gli presta circa 300 milioni di dollari in cambio di ipoteche sulle proprietà immobiliari di Chicago, Washington e Miami.

Perché le banche americane hanno rifiutato il prestito e la Deutch Bank ha accettato? Questa è la banca che è stata multata un mese fa per avere riciclato $10bn di contante russo.
Certo è difficile mettere le due cose in relazione ma non è difficile credere che l’economia ad altissimo livello, quella sì globalizzata, l’ultima frontiera delle speculazioni economiche sia il filo conduttore segreto delle alleanze. Quelle alleanze consumate alle nostre spalle, quelle di cui ignoriamo tutto, quelle sulle quali non abbiamo nessun potere d’intervento. Perché vogliamo ignorare tutto.

Battersea Park, Londra

Tutti i giorni veniamo ‘distratti’, dalle azioni dei psicopatici, dalla vera bellezza, equilibrio, armonia che ci scorrono attorno anonimi. Sì ogni tanto anche la bellezza fa notizia. Perché la stiamo distruggendo.
Ogni giorno la vera bellezza perde un pezzo, nel silenzio e anonimato più assoluto. Le balene spiaggiano agonizzanti con 30 sacchetti di plastica in pancia; le meduse del lago di Eil Malk Island nell’arcipelago di Palau scompaiono (erano una colonia unica di meduse che avevano perso la difesa urticante per la gioia di chi si immergeva nel lago salato); le spiagge risultano, tutte, inquinate dalla plastica; crostacei contaminati con livelli di sostanze velenose 50 volte superiori ai livelli dei granchi che vivono nei fiumi più inquinati della Cina vengono trovati nell’abisso della fossa delle Marianne a 10 chilometri di profondità.
Gli animali sono costretti a vivere nella nostra fogna. Stiamo polverizzando questa meraviglia di creazione di cui noi, solo noi, come esseri umani, abbiamo il grande privilegio di vederne l’immagine d’insieme. La vacca vede i suoi zoccoli, la stalla e le altre vacche, il maiale vede la cella e gli altri condannati a morte, il gatto vede la ciotola, la cucina e l’orizzonte dietro la finestra, ma noi.. noi vediamo quello che esiste dal polo nord al polo sud, noi sappiamo dei continenti, siamo coscienti di tutte le varietà di fauna e flora che esistono dalle cime delle montagne alle profondità delle fosse marine.

Ieri pomeriggio ero a casa quando un uomo e una donna bussano alla porta della mia casa a Londra. Erano due testimoni di Geova con un depliant in mano – ‘stiamo bussando a tutte le porte della comunità di italiani che vivono in questa zona’ – ‘lei lo sa che che nella Bibbia è stato predetto l’avvento del Regno di Cristo sulla terra? – questo regno distruggerà tutti gli altri regni’.
Guardo la donna che mi parla, con diffidenza, dall’uscio della porta che tengo ancora socchiuso. Poi, interessata alle sue parole, apro piano piano la porta fino a spalancarla.
‘Questa è la migliore notizia che sento da mesi’ – le rispondo.

Bye bye nebbia inglese…


La morte capita negli angoli più assurdi. Sappiamo di essere appesi a un filo però ci stupiamo sempre. Era un motociclista di 30 anni. Dopo una collisione con una macchina a un incrocio su Kings Road, a Londra non si è più rialzato. Quando sono passata a piedi, perché avevano chiuso la strada, i medici per tentare di rianimarlo lo avevano coperto con una tenda. Il giorno dopo ho avuto un balzo al cuore. Intorno a un albero, non lontano dall’incidente gli amici avevano lasciato dei mazzi di fiori. Allora ho capito che era morto.

Tutto il dolore di una vita interrotta, poi, lo trovi su un biglietto attaccato con due puntine sul tronco: un messaggio della troppo-giovane vedova e madre dei figli. Non commuove alle lacrime?

Ho finito di scrivere il libro. Sono sollevata e leggera come se mi fossi estratta una rosa di pallini dallo stomaco.

Mi sono svegliata a nuova vita e affacciata alla finestra mi sono improvvisamente chiesta cosa cavolo ci faccio in questo buco di villaggio inglese sotto un cielo grigio incombente, avvolto nella nebbia… L’unica cosa che mi ricorda il mare è una pozza d’acqua circolare in mezzo al villaggio che chiamano ‘pond’.

Adesso sono libera, non devo ringraziare pioggia&nebbia per tenermi dentro casa a scrivere. Voglio tornare a vivere: un paio di occhiali scuri calati sul naso, un paio di shorts e una t-shirt sopra il costume da bagno, sotto il solleone.

Progetto, e di nascosto sogno, di vivere in un paese con la costa affacciata sul Mediterraneo. Per quanto assurdo è arrivato il momento di lasciare l’Inghilterra. Sto soffocando nel suo isolamento, nella sua protezione così garbata, civile, alla quale oltre frontiera i migranti in fuga dalla guerra, aspirano. Questo è esilio.

Se solo sapessero quanta infelicità gli aspetta rinunciando alla loro cultura per vestire la cultura di un paese rigido, senza nessuna passione se non per l’ordine. Se sapessero che quella sete di riconoscimento e giustizia non verrà mai placata. Si è vero non ci sono le bombe, non ci sono i cecchini, nei supermercati c’è da mangiare. Ma la vita qui è come un ramo nudo spogliato da tutte le fronde laterali: compresso, formale, efficiente, corretto, tremendamente automatico. 

Sento il desiderio di tornare a est, e a sud. In quei paesi dove un americano non lo vedremo più neanche di striscio perché se è vero che si sono barricati dentro per difendere il loro stile di vita è anche vero che saranno metaforicamente ripudiati da qualsiasi paese con un’enclave mussulmana. Oltre ad essere, come conseguenza della loro diffidenza, indesiderati in Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria, Yemen,  gli americani saranno indesiderati anche in paesi come la Turchia, Indonesia, Pakistan, Afghanistan, Marocco, Libano, Algeria, Tunisia..  Tutti paesi con culture profonde. Legiferando hanno portato allo scoperto e sancito il loro antagonismo con il mondo mussulmano.

Al contrario della Fallaci, che in questi mesi ho letto e riletto per capire da dove nascesse questa innaturale diffidenza, io non nutro antipatia per i mussulmani. Anzi. Il tempo che ho passato in Giordania è stato uno dei migliori. Ho lasciato più amici lì di quanti ne lascerò in Inghilterra.

Si ho passato dei momenti indimenticabili. E li rivedo ancora nella mente con nostalgia. Sogno di fermarmi di nuovo a mangiare in una di quelle terrazze sgangherate di un ristorante a conduzione famigliare al piano di sopra di una cucina annerita dal fuoco del forno che marcia a legna. Al sole, sotto una pergola di uva fragola.

Sogno di rivedere quelle facce scavate dove ogni ruga per la fatica è un punto di saggezza.

L’America nella mia mente invece sta sbiadendo. Ricordo le crisi di ansia che ho provato le ultime volte che l’ho visitata. Avevo fretta di ritornare in Europa come se da un momento all’altro potessi rimanere bloccata in un paese senza cultura. Per me la cultura è quello che fiorisce dopo la guerra, quello che i sopravvissuti ricostruiscono dopo avere visto in faccia la morte. E’ il valore diverso che danno al materialismo.

Non mi stupisce l’elezione di un presidente americano materialista, arrogante, provinciale, che protegge un modo di pensare insulare e arcaico, e raduna sotto di sé i poteri decisionali come un patriarca che sottrae ogni concessione alle donne.

La Fallaci aveva paura di questo. L’Islam per lei era patriarchismo. Quello che fa paura oggi è la stessa matrice autoritaria che pervade improvvisamente la politica americana. E domani un‘Inghilterra che lasciando l’Europa cadrà nella sua turbolenta influenza.

Dei 19 terroristi che attaccarono le torri gemelle l’11 settembre, 15 erano originari dell’Arabia Saudita, gli altri del Libano, Egitto e UAE. Negli ultimi 40 anni nessun originario dei paesi ai quali sarà negato il visto d’ingresso ha mai compiuto un attentato sul suolo americano.

 

 

Nuovo Anno


Et voilà eccoci qui con un nuovo anno da spacchettare e srotolare per 52 settimane, aspettando il venerdi sera più del lunedi mattina e scorrendo il calendario per scoprire se la festa del 1 maggio è un giovedi invece di una domenica.

Questo è un anno fortunato per l’Acquario. Come fanno a saperlo in anticipo? L’astrologia è una scienza esatta?!

Sono Acquario e il mio quadro astrale, dalla nascita, mi ha incastrato in tali e tante avventure che apprendere che questo sarà un anno fortunato mi fa sorridere.

Eppure.. ammetto é partito bene!

Sono stata assolta dal reato di abusivismo per non averlo commesso al Tribunale di Lipari, alle Eolie! Evviva. Posso tenermi la cisterna, la tettoia e il magazzino della casetta di Filicudi.

Chi aveva scavato la seconda cisterna della casa, non io!, aveva bisogno di acqua supplementare per annaffiare le piante del giardino. Adesso la raccolta dell’acqua piovana, anche quella, è garantita.

Si perché in questa casetta di una stanza con vista sul mare e giardino a perdifiato non pago un euro di bollette. Zero, niente. Certo non l’amo perché è lussuosa ma perché è libera. E’ il primo esperimento di vita in una casa ‘off grid’, fuori dalle reti dei fornitori di energia.

Avete per caso letto la vostra ultima bolletta Enel? Vi siete accorti che oltre al consumo sono addebitate delle spese fisse esorbitanti così da guadagnare anche se cercate di risparmiare? Oggi con le lampadine a Led i costi dell’energia sono ridotti rispetto a quelli del passato. Ecco, quindi, la grande idea di gonfiare le bollette delle utenze, con costi che non ci competono affatto,  perché sono utenze alle quali non possiamo rinunciare se viviamo in città.

Il sopruso é fastidioso. Rompe una certa armonia che cerchiamo di mantenere per trovare la forza di sbatterci tutti i giorni a lavorare. Bella idea sarebbe riuscire a risparmiare e usare i soldi per sentirci liberi. Almeno per qualche giorno. Ma è un lusso che stiamo dimenticando. Un lusso, hanno deciso, che non dobbiamo avere.

Ho rotto il mio isolamento per Capodanno. Sto scrivendo la storia del rapimento di mia sorella. Sono passati quasi quarant’anni dal fatto, a forza di rimandare. Come credo sia abbastanza noto scrivere è una mezza tortura per via della solitudine, e scrivere di criminali completa l’altra metà così ho deciso che a Capodanno avrei sospeso per una settimana e sarei andata a trovare i miei amici, i veri amici, quelli che conosco dall’infanzia. Li avrei raggiunti dove si congregano tutti più facilmente: a Cortina d’Ampezzo.

E’ stato un dicembre senza la caduta di un solo fiocco di neve sui prati in montagna e in più ventoso. Sulle piste, la notte, sparavano uno strato infido e sottile di neve artificiale, pratica anche per rompersi le ossa di qualche arto, e considerato che il libro era in attesa già da quarant’anni sentivo questa pressione di doverlo finire senza altre scuse: una gamba o il braccio destro ingessato erano inammissibili. Quindi ho optato per il pattinaggio per l’intera settimana.

Deve essere stato l’effetto del mio prolungato isolamento perché passeggiando (strusciando) per il corso di Cortina per raggiungere lo Stadio del ghiaccio mi sono accorta di una realtà che avevo dimenticato.

Sono rimasta colpita, allibita, spaventata dall’enorme ricchezza concentrata in questo borgo appollaiato sulle Dolomiti. Sono diventata improvvisamente provinciale? Eppure ho viaggiato, il mondo l’ho visto. Sono abituata alla ricchezza di Londra, di New York: perché la ricchezza di Cortina mi ha spaventato?

Erano i soldi addosso alle persone che mi hanno spaventato, quello che avevano comprato con i soldi e si erano messi addosso. Per le strade c’era uno zoo. Gli ampezzani erano riconoscibili perché uscivano con le giacche a vento, i turisti, invece, indossavano la pelliccia. E che pelliccia: visone, zibellino, volpi, lupi, lince. ‘Perché l’espressione del lusso non conosce confini estetici’ esorta la pubblicità di una boutique specializzata in pellicce per lei e per ‘lui’ a Cortina.

Ed è vero. La mancanza di gusto, di sensibilità, di fantasia nello spendere i soldi non ha veramente confini. Molti anni fa, influenzata dalle prime campagne anti-pelliccia, ne ho promossa una in Italia. Venni a conoscere in questo modo la verità su come gli animali erano allevati e uccisi: con una scarica elettrica per non rovinare la loro pelliccia. Spesso però la scarica non li finisce, li paralizza soltanto. Vi lascio immaginare il resto. Mentre camminavo facevo la conta di quanti animali erano morti per una pelliccia, quante pellicce c’erano per strada, quante a Cortina, quante al Nord, quante in Europa. Una carneficina. Ma camminavo ormai indifferente. Ho smesso di fermare le signore con la pelliccia per chiederle se non si vergognano anche dopo aver visto dei colmi: una donna calzare un paio di zoccoli di visone e una ragazzina di diciotto anni andare in discoteca con una cappa di visone con il cappuccio portata sulla mini e gli stivali. Ho smesso. I conti con la propria coscienza è alla fine una questione personale.

Ma le pellicce non erano la sola evidente deformazione di ricchezza. Sono le seconde case che abitano, gli arredamenti, le macchine che hanno in garage, quello che mangiano, la collezione di vini in cantina, la collezione di quadri alle pareti. Un’abbondanza al di là di quello che la mia memoria ricordava. Ma dove ho vissuto in questi anni? Già, sott’acqua …

Ero ospite in una casa nuova da 5milioni di euro. L’originale era stata buttata giù perché troppo piccola. La mattina al tavolo della colazione sento il mio amico parlare al telefono e dare dei numeri all’ufficio. Incuriosita gli chiedo che tipo di numeri sono. ‘E’ il prezzo del gas, è libero sul mercato. Quando siamo in concorrenza è una gara ad abbassarlo ed è un massacro perché ci perdiamo ma quando siamo d’accordo facciamo cartello e lo stabiliamo noi.’

Il mio carissimo amico importa gas dall’Algeria e lo rivende ai distributori. Ha il monopolio nel Lazio. 

Quello che voi, noi, non potete mettere da parte era lì tra le pareti di quella casa. Era un quadro d’artista contemporaneo, un prosciutto, un cotechino, una bottiglia di Pinot rosso; era una Porsche da collezione, una Ranger Rover nera a passo lungo con tetto apribile panoramico e massaggio lombare per i sedili posteriori, un SUV Porsche Cayenne; era la scultura di un paio di corna di cervo e acciaio prodotta in soli tre esemplari di cui uno al Guggheinam di NY, era una sacher ai mirtilli, una bottiglia di Sassicaia del 1985, una cantina con una collezioni di vini comprati alle aste.

Ma nuovamente non ho avuto niente da ridire se non ringraziare per l’ospitalità eccezionale, sinceramente eccezionale. – ‘.. ma, no, grazie, a febbraio non ritornerò a Cortina’. Poi arrivata a Londra a casa ho aperto il frigo vuoto, vuotissimo e mi sono sentita povera. Non c’erano neanche i 5 cotechini arrivati dal macellaio buono di Siena stipati in mezzo a tutto quel traboccare di provviste, ultima immagine che avevo del frigo cortinese. Figurarsi i Porsche… che dico.. una, una sola macchina..

Lago di Misurina,Dobbiaco, Veneto

Lago di Misurina, Dobbiaco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mondo migliore


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Ho un sogno da sempre: girare il mondo e dimenticare l’esistenza di Roma. Almeno per i prossimi dieci anni.

Da romana non sopporto la sua anima. L’anima africana che si crogiola al sole senza nessuna fretta.

Da romana so che non cambierà mai niente a Roma. Più che eterna è una città immobile. Immobili anche i problemi. Sempre gli stessi. Al Nord se c’è un incidente in autostrada la gente butta l’occhio e fila via, al sud rallentano, si fermano e bloccano tutto il traffico per farsi i fatti degli altri: e nell’incidente-problema i romani si crogiolano. Perché è il migliore motivo per non fare un bel niente. Si lasciano risucchiare dalla vischiosità dei confronti (tra politici) come se ci fosse contenuta tutta la sciagura spettacolare dell’incidente.

Quando sbarco a Roma non si parla che di politica, non si respira altro.

Ma non si risolve niente.

La politica è l’unica scienza che non si evolve. Se la ricerca per la lotta al cancro, o alla malaria, (o qualsiasi altra forma virale) rimanesse impermeabile alle innovazioni come lo è la politica, noi saremmo una razza destinata a sparire.

Quello che sa fare bene, è implodere nel conflitto tra attori, e poi trascinarsi, rimandare, conservare, nascondere.

Una grande idea che dalla scienza naturale è stata mutuata in tutte le altre discipline (all’occorrenza) è l’idea di ‘sostenibilità’.

La parola ‘sostenibile’ citata anche nei programmi economici, non riesce ad entrare neanche di striscio nella politica. La nostra politica è in-sostenibile. Il modo di amministrare la cosa pubblica è in-sostenibile; contribuiamo con le tasse a un sistema completamente superato che pesa economicamente sulla vita dei cittadini. O meglio, i cittadini accorti economi nelle loro sfere, trovano logico vivere in un modo ‘sostenibile’ ma sono regolati da un sistema in-sostenibile di puro stupido spreco che sono chiamati a pagare, costretti a rinunciare alla loro vita per pagare un’altra vita, quella che la politica dice che forse, domani, o dopodomani sarà migliore. Ma passano gli anni e non migliora. Forse perché non c’è nessun programma per migliorare. Nessuno vuole migliorare veramente la vita di un cittadino.

Appena l’aereo si stacca dalla pista di Fiumicino ricomincio a vivere. Giuro, è esattamente quello che mi succede. La gabbia della politica si frantuma e rientro nella mia dimensione moderna, veloce e libera.

Vivo oggi.

Sono entrata nella dimensione sostenibile molti anni fa influenzata dalla mania per la terra e i giardini che hanno in Inghilterra.

C’è qualcosa nel ritorno alla terra che pacifica la testa. Entri in un altro sistema, cominci a imparare i meccanismi da zero. Non vive di promesse, ti da indietro esattamente quanto t’impegni a dare.

Il lungomare di Milazzo

Il lungomare di Milazzo

Qualche giorno fa ero in Sicilia a Milazzo, avevo un pomeriggio libero in attesa di un aereo di rientro per Londra e sono andata a trovare Natale Torre, uno dei vivaisti tra i più famosi della regione.

Nessuno lo sa, ma un Vivaio di piante come il suo pullula di gente a tutte le ore, é un crocevia di personaggi con mille manie. La più comune ma difficile è quella di riuscire a far crescere specie di altre latitudini. E’ come imparare certe formule magiche da applicare sulle piante che, se le hai studiate bene, crescono se hai fatto errori non tiri fuori un ragno da un buco.

Kigali africana, sausage tree

Kigali africana, sausage tree

Ora dovete sapere che da Natale si trovano piante che provengono da mezzo mondo, molte delle quali hanno viaggiato in valigia con lui dai paesi più lontani. In una delle sue serre ci mostra (siamo un piccolo gruppo di giardinieri) l’esemplare di pianta più antico al mondo, una felce con il tronco; poco più avanti la Kigelia Africana detta sausage tree, che grazie a lui non solo si é ambientata ma fruttifica anche. Per ogni pianta lui conosce vita, morte e miracoli.. E così proprio per farci vedere di cosa è capace ci precede per viottoli che costeggiano lunghe file di alberelli di avocado finché entriamo in una serra dalla temperatura umida e tropicale. Facendoci largo a fatica tra intrecci di rami, foglie e caschi di banane improvvisamente ci troviamo di fronte a due alberi di papaya straboccanti di frutta. Rimaniamo meravigliati.. Non si era mai sentito di una coltivazione di papaya in Italia prima di vederla qui da Natale. E non solo papaya.. nella serra attigua, grazie a un’irrigazione di acqua calda alimentata dai pannelli solari che tengono la temperatura costante coltiva 10mila piante di mango.

Questa mi viene da chiamare abbondanza!

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L’albero di papaya di Natale

 

Per quanto visiti spesso il suo vivaio, della sua ricchezza botanica non ne vedo mai il fondo. E’ un mondo che travolge la mente con i colori, le forme, i profumi e i sapori. Vorrei raccontarvi di quel frutto che mi ha messo in bocca da succhiare senza dirmi il perché.. me lo ha svelato quando ha tagliato una fetta di limone tra i più amari e io l’ho sentita dolce e profumata. Quel frutto che viene dalla pianta ‘Synsepalum dulcificum’ contiene una sostanza chiamata ‘miracolina’, ha il potere d’inibire la trasmissione del sapore amaro al cervello. Incredibile..

O di quel fiore blu pervinca che mima le antenne di una farfalla, per attrarla e facilitare l’impollinazione dei suoi fiori.

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Salgo in macchina piena di frutta che Natale mi ha regalato: passion fruit, avocado, guava, limoni, tarocchi, noci esotiche. Il profumo piano piano si espande nell’abitacolo e per associazione mi ritornano in mente i viaggi ai tropici che la mente aveva sotterrato.

La radio suona Vasco Rossi – Un Mondo Migliore – bellissima, struggente ciliegina sulla torta della malinconia made in Italy di una generazione che vuole cambiare.

Natale in un mondo migliore super sostenibile c’è dentro fino al collo, nei suoi 5 ettari di azienda nascosti alla periferia di Milazzo.

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Natale Torre

 

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L’ambasciatore FIAT a NY


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Nelle fabbriche Fiat oggi deve essere stato un giorno di rivincita, di allegra vendetta. Come se fossero allo stadio a vedere perdere la Juve contro il Palermo per una serie di autogol.
Non devono aver parlato d’altro – Lui con un trans, Lui con la coca, Lui che spreca decine di migliaia di dollari in droga – Averceli quei soldi da sprecare avranno pensato..
Però, ed è il suo grande merito, ti fa sentire bene con te stesso. Se eri sull’orlo della crisi di nervi per guai economici (del tipo: non si sa come fare i regali a Natale) Lui ti fa sentire un eroe della resistenza contro il sistema. Immaturo, sopra le righe, sbruffone, incapace di costruire un rapporto con una donna, ballista, narciso. Lui sembra un clown scappato dal circo.

Sono l’esempio della dinastia capitalista che ha preso senza mai dare niente in cambio. Ti aspetti che portino personalmente un contributo  ai terremotati; che parlino di solidarietà verso gli immigrati; che entrino, anche pieni di dubbi e incertezze, nei dibattiti scottanti dei nostri anni, che dimostrino insomma di capire anche la nostra realtà. Nulla.

Sono fuori moda. Rimasti agli eccessi moralmente permessi degli anni Ottanta.

Hanno dovuto comprare tutta la stampa per non far muovere una foglia di critica.

Ma questo è un blog.. e se divago sul personale è accettabile, domani ritorno sui miei temi. Oggi parlo di un fenomeno cha a studiarlo ci vorrebbe un summit di psicologi, sociologi, economisti radicali e anche sessuologi.

Ricordo molto bene (ho il ritaglio di giornale nella mia agenda) che alcuni anni fa (2011) Agostino Bova operaio Fiat a Termini Imerese è stato licenziato perché ‘sorpreso ad incassare buoni pasto con il badge di un collega in malattia.’ Dopo trent’anni in fabbrica era in gravi difficoltà economiche ed era caduto in depressione. Ha sparato alla figlia Ornella, poi ha ucciso la moglie e si è suicidato nella sua casa.

Ogni volta che guardo negli occhi mia nuora cerco un poco di comprensione per quella fragile umanità. Ma giuro se c’è, è talmente nascosta che solo un uragano di quelli classificati come flagello di Dio potrebbe scoprirla.

Lei, mia nuora, sorella di Lui ha sposato mio figlio. Un figlio che non vedo mai.

CON MIO FIGLIO

CON MIO FIGLIO

 

 

 

 

Mini case: per libertà


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TIM CON LA FAMIGLIA

Non capita tutti i giorni di leggere di una famiglia di 5 persone (padre, madre, tre figli) che si trasferisce in un cottage di 15 mq in campagna in Inghilterra, spazio che nel passato era adibito alla conservazione delle mele in Inverno.

L’idea è costata alla famiglia la rinuncia a tutto il superfluo oltre al network di lavoro ed amici che si coltiva solitamente in città.

Una scelta drastica all’insegna del risparmio e della libertà: libertà dalle bollette, dai prezzi delle case troppo alti, dalla routine di fare chilometri per portare i bambini al parco.

Con i soldi della vendita del loro appartamento hanno ridisegnato l’interno in legno e Tim Francis, 34 anni, può adesso impiegare il suo tempo a inseguire un lavoro da libero professionista senza la paura delle scadenze mensili.

Il movimento verde internazionale dalla fine degli anni ottanta si domanda quale sarà la nuova ideologia che soppianterà il capitalismo industriale. Se lo chiede perché l’auspica per combattere l’inquinamento che è il rovescio della medaglia della nostra ricchezza, per combattere i cambiamenti climatici che sono il prodotto delle attività umane fuori registro (agricoltura intensiva, sprechi energetici, uso di combustibili fossili, consumo delle ultime foreste vergini) ma soprattutto perché sono ansiosi di capire come verrà sfamata la popolazione mondiale in aumento, dei prossimi vent’anni.

Tutti alla ricerca della famosa ideologia, la formula magica che indovina il nostro futuro migliore: quella formula impacchettata dentro un report da tirare fuori al prossimo convegno sul clima organizzato dalle Nazioni Unite.

Purtroppo non c’è e non ci sarà mai quella formula magica: un’ideologia futura che ci tiri fuori dai guai che abbiamo con il pianeta e con i nostri rispettivi governi.

Come in una favola Disney abbiamo ricevuto alla nascita doni dalle tre fate: Flora, Fauna e Merryweather. La strega cattiva, apparsa dal nulla, ha voluto anche lei, contribuire con un dono alla nostra vita. L’incantesimo che ci ha lanciato è quello di non poter mai prevedere il nostro futuro. Ce lo dobbiamo costruire.

Non ci sarà ideologia, quindi, perché siamo destinati a fare piccoli, impercettibili cambiamenti che se vincenti diventeranno un modello per gli altri. Questo è quello che del resto ci ha portato a questo punto. Queste sono le regole della nostra evoluzione che coincidono con la realtà dell’evoluzione di questo pianeta, e della vita che contiene, per i passati 3 miliardi di anni. Non c’è futuro per noi. C’è solo un presente da plasmare e decisioni da soppesare.

La famiglia in questione non si è svegliata una mattina decidendo l’epico cambiamento: lo hanno deciso gradualmente. E’ maturata durante un’estate passata in camper, e durante quella vacanza in Svizzera dove hanno abitato, oltretutto divertendosi, in una casa fatta di pietra arredata solo con i letti e una stufa-cucina a legna.

E’ stato anche rendersi conto che tre bambini avrebbero giocato meglio in giardino, all’aria aperta, invece che reclusi all’interno di un grande appartamento. O forse è stata la spinta a vivere, non solo sopravvivere dipendenti dalle leggi del mercato.

L’idea di barattare lo spazio per una mini soluzione non è nuova. Come molte delle nostre mode (oggi chiamate esigenze più che mode) l’idea parte dagli Stati Uniti quando l’architetta Sarah Susanka concettualizza lo spazio ridotto in una serie di libri che esprimono la sua filosofia del NOT SO BIG nel 1997. Sullo stesso tema viene pubblicato il libro LITTLE HOUSE ON A SMALL PLANET di Shay Solomon, americana (autrice, educatrice e costruttrice di case fatte con materiali naturali) pubblicato nel 2006 al quale segue nel 2008 la pubblicazione del libro di Gregory Johnson PUT YOUR LIFE ON A DIET, co-fondatore della SMALL HOUSE SOCIETY.

Il mio interesse per il fenomeno coincide, casualmente, con la messa in onda Lunedi 4 gennaio sul canale CIELO del programma: TINY HOUSE – Piccole case per vivere in grande -, segno che esiste interesse anche in Italia di trovare soluzioni che ci aiutino a mantenere intatto il nostro spazio personale mentre ogni lusso viene posto sotto assedio dal governo con tasse inqualificabili in termini di dignità umana.

Questo è il risvolto positivo che ho anticipato nel post precedente. Invece di darci sconfitti, aggiustiamo la nostra vita alle nuove sfide.

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Certo il problema di fondo è l’ingiustizia di dover rinunciare quando altre classi sociali non rinunciano a niente. Fa riflettere il fatto che la Presidente della Camera si picchi degli insulti che riceve sui social, pubblicando i nomi di chi l’offende. Chi offende, offende una carica pubblica che sente scollata dal paese, non la signora-boldrini-in-sé. Chi l’offende probabilmente vive una vita di sacrifici e di ingiustizie. Guarda ad esempio ‘la Maria’ scovata al suo paese dai giornalisti e intervistata mentre rientra dai campi coltivati a girasole. Lei è il tipo che s’interroga se cambiare coltivazione, se ad esempio con la canapa la sua famiglia potrebbero guadagnare di più; la prossima settimana ammazzeranno il maiale, come da tradizione, come da sussistenza. Ha 61 anni ha richiesto la pensione d’invalidità perché ha avuto tre interventi alla schiena e gliel’hanno negata.

C’è una grande sofferenza tra la gente. E’ difficile fare finta di niente. Ogni volta che leggo di un suicidio per problemi economici lo avverto come una sconfitta personale. Tutti dovremmo fare di più per smontare le paure che tengono legate le persone al concetto di abbondanza che arriva solo dal denaro.

Non si può morire perché sei debitore con la Banca o con Equitalia e tu sai che potresti pagare ma per ironia e vergogna è lo Stato a non pagarti la commessa. Forse, se ne avrò il coraggio, andrò a vedere il film di Fabrizio Cattani – CRONACA DI UNA PASSIONE – dove ricorda ( e ha fatto proprio bene) la storia dei circa 800 piccoli imprenditori italiani che dal 2012 ad oggi si sono tolti la vita per la crisi economica.

Ci vuole coraggio a vedere sullo schermo, fermi, concentrati, inchiodati su una poltrona la sofferenza personale di tanta gente, tanta quanto una strage.

Ogni tanto ci sfugge la striscia di sangue innocente che il sistema lascia sull’asfalto, in questa bella corsa alla ripresa, al taglio dei costi, alle privatizzazioni, al pieno impiego, a tutte quelle soluzioni postulate dalla macro economia.

Il fai da te della gente ha risolto adottando il micro, il mini. Per la serie lasciatemi-in-pace-non-voglio-morire-giovane, hanno messo in atto dei cambiamenti. Hanno dato via tutto il superfluo tassabile e si sono lasciati il minimo di comfort sulla testa.

Quello che è interessante è avere negoziato il cemento per la terra, per lo spazio aperto, per una mini casa che magari ti tiri dietro la macchina e te la porti in montagna, o in Slovenia, o in Grecia, o in Svezia, ovunque ti gira di andare.

Questa economia ha tolto molto e fortunatamente non ha sconfitto tutti. Non ha sconfitto quelli flessibili, quelli che usano l’immaginazione, hanno fede nel futuro, vedono una possibilità. La crisi gli ha fatto riscoprire la libertà di essere, semplicemente essere.

Nel grande schema delle cose, questo, altro non rappresenta che un nuovo, intelligente adattamento della nostra specie.

 

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Casalinghe americane e riflessioni sul futuro


Sono donne all’apice della piramide economica: sicure di sé, ricche, bionde, rifatte, amanti del superfluo. Bravo, emittente americana ha prodotto dal 2010, ogni anno, un reality ad episodi che segue la loro vita: sono le Real Housewives of Beverly Hills. Dove per Beverly Hills si deve intendere il quartiere residenziale più esclusivo di Los Angeles.

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Non c’è una vera e propria trama. L’attrazione principale è l’eccesso che emanano e sfoggiano senza alcun senso di colpa queste casalinghe americane. Abitano in case spaziose e lussuose, scendono da limousine con autista, vestono abiti firmati, si addobbano di gioielli vistosi, calzano scarpe con tacchi altissimi, usano troppo trucco, bevono aperitivi, cocktails e champagne a tutte le ore, invitano gli amici a casa con ricevimenti costosi per poi parlarne male dietro alle spalle, non sanno cucire un discorso, sembrano sempre sull’orlo di una crisi di nervi per troppa solitudine. Le guardi e ringrazi il cielo di non essere stata intrappolata culturalmente in una vita dove quello che conta sono solo i soldi.

Ingenuamente si potrebbe pensare che è un fenomeno contenuto. Non possono essere vere, avranno pure uno specchio nel quale guardarsi. Queste donne hanno abusato talmente della chirurgia estetica che hanno finito per assomigliarsi, tutte deturpate mostruosamente: labbra enormi, nasi minuscoli, zigomi gonfi, occhi come fessure, tette prorompenti. E invece i produttori, sfidando il buonsenso, hanno trovato cloni a pacchi negli Stati Uniti e altrove: NY, Dallas, Atlanta, New Jersey, Los Angeles, Miami, Potomac, Vancouver, Melbourne, Cheshire, Auckland.

Alla fine del sogno, quella nuvoletta che aleggia sopra la nostra testa quando pensiamo come spendere  i soldi una volta diventati ricchi, c’è questa realtà. Piano piano la ricchezza ti fa scivolare verso il kitch, ti fa diventare attore di un’operetta, donna da avanspettacolo, una caricatura.

Se il capitalismo moderno piano piano, giorno dopo giorno, anno dopo anno, abuso dopo abuso, ingiustizia dopo ingiustizia ci ha consegnato a questo modello di vita, poteva candidarsi alla Presidenza degli Stati Uniti un uomo diverso?

All’indomani del risultato mi sono domandata perché tanta protesta, tanto furore. A volte anche dietro a comportamenti sociali che sembrano sfuggire ai sondaggi c’è una scienza esatta. E’ lui il prodotto ultimo del capitalismo. Un uomo da operetta. Ignorante e arrogante. Con l’ambizione di comandare dalla sala arida della sua ricchezza, con l’ambizione di convertire i sudditi mondiali all’operetta.

Quello che le REAL = vere ( che deriva, forse, dall’esclamazione più comune dello spettatore – ma sono vere?) casalinghe ricche americane vivono è un’alienazione da troppa ricchezza. Si rinchiudono nel loro mondo che pur spazioso è minuscolo rispetto al vero mondo. Più i ricchi sono ricchi e più frequentano gli stessi posti, gli stessi paesi, dove incontrano gli stessi amici del loro giro super ristretto.

Gli esploratori, i girovaghi, i viaggiatori, quelli che bruciano di desiderio per incontrare nuove culture sono di solito senza denaro. Si alimentano di scoperta, invecchiano all’aria aperta.

Cosa sarà del nostro futuro influenzato da un Presidente americano, uomo più potente del Pianeta, che del mondo apprezza solo lo sfavillio del materialismo?

Due autori che seguo con interesse hanno detto la loro in pezzi che contemplano scenari all’avanguardia: Naomi Klein e George Mombiot.

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Naomi Klein

Naomi Klein, scrittrice canadese, nota per avere scritto un libro di enorme successo nel 2000:  No Logo, contro il fenomeno del branding e della globalizzazione, e This Changes Everything: Capitalism vs. Climate nel 2014, spiega l’ascesa di Trump in questi termini:

Il nostro sistema economico è conosciuto come neo-liberalismo. La politica attua riforme per permettere al neo-liberalismo di continuare ad estrarre margini di guadagno attraverso la deregolazione, la privatizzazione, l’austerity. A causa di queste circostanze il reddito dei cittadini è diminuito peggiorando la loro qualità di vita. Molti hanno perso il lavoro, molti hanno perso la pensione, molti sono indebitati e sono diventati schiavi del sistema bancario.

Questa fetta di popolazione in sofferenza è quella che ha votato Trump. E’ quella fetta di popolazione che si sente esclusa dalla rete di super manager-finanzieri-miliardari-investitori-banchieri che formano la cosiddetta Davos élite. Quelli che, in poche parole, sanno come creare ricchezza attraverso i sistemi finanziari e la tecnologia.

La soluzione per Naomi Klein è politica. Opta per un’agenda redistributiva. Togliere ai super ricchi per investire in un nuovo green new deal = un nuovo accordo che sostenga la ripresa e la crescita.

Questo nuovo accordo può essere realizzato dalla sinistra radicale con il potere di mobilitare le frange popolari facendole confluire sotto un’unica insegna come è successo in Canada dove più di 200 organizzazioni (da Greenpeace a Black Lives Matter Toronto) e alcuni dei più potenti sindacati si sono riuniti in un movimento chiamato The Leap Manifesto.

Il compito di questo movimento è combattere il razzismo nelle istituzioni, la diseguaglianza economica e il cambiamento climatico tutto allo stesso tempo.

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George Mombiot

La riflessione di George Mombiot, giornalista inglese, è più cinica e rimane priva di un finale consolatorio. Il programma politico di Trump è quello di creare a tutti i costi nuovi posti di lavoro. Per attuarlo è pronto a ripristinare l’estrazione del carbone e dare via libera al fracking convinto che questo equivarrà a moltiplicare i posti di lavoro. E lo farà a tutti i costi. Il costo è dimenticare anni di conferenze e faticosi accordi sulla prevenzione dei danni che il cambiamento climatico provoca adesso e nel futuro. Si ritorna al fossile sotterrando il rinnovabile. Il cambiamento climatico non è un problema americano. Ma lo studio del clima inteso come relazione tra uomo e natura è mai stato un problema americano? Oriana Fallaci nel libro Se il sole muore del 1965, reportage dagli Stati Uniti che si prepara allo sbarco sulla Luna, non sa se ridere o piangere alla vista del primo prato americano. Si avvicina al filo d’erba, lo annusa e non sa di niente. E’ plastica. L’America è plastica, è artificiale. Che ne sa Trump della legge di causa e effetto che regola la natura? L’unica scienza che conoscono in America è la tecnologia. E proprio la tecnologia ruberà i posti di lavoro che Trump ha promesso e che vuole materializzare.

Mombiot ci apre gli occhi. La tecnologia sta automatizzando i lavori industriali elementari e ripetitivi. Gli operai saranno sostituiti dai robot. Come nell’agricoltura il lavoro è stato sostituito dalle macchine ed è praticamente scomparso, la tecnologia soppianterà la manodopera nelle miniere, nella lavorazione delle materie prime, nelle produzioni industriali, nel trasporto e logistica, nei cantieri. Gli edifici saranno prefabbricati e assemblati da robot.

I lavori che non potranno essere automatizzati sono quelli formati a un livello più alto di istruzione e che vengono eseguiti con creatività: avvocati, insegnanti, ricercatori, dottori, giornalisti, attori e artisti.

Secondo Mombiot la crisi sociale, economica e ambientale che stiamo vivendo ha bisogno di essere risolta con un approccio ancora tutto da inventare che riformuli il nostro stile di vita e di lavoro.

I governi stanno facendo promesse che non possono mantenere e in mancanza di soluzioni, il fallimento vorrà dire solo una cosa: che la colpa verrà addossata su qualcosa o qualcuno.

La rabbia, il risentimento verrà incanalato verso l’esterno, contro altre nazioni.

Il cittadino più attento ha capito chiaramente che nessun leader di un paese decisionista, che sia Trump, May o Merkel, ha il coraggio di affrontare la realtà delle cose, neanche quel minimo necessario per aprire un dibattito.

Rimarremo in balia di noi stessi, spettatori del declino? Non credo. In ogni problema c’è un risvolto positivo. Ne parlo nel prossimo post..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vacanza particolare (Elementi)


Ecco..  questo è un argomento che volevo toccare parlando dell’avventura di creare un giardino e il Times inglese me ne da occasione. Ieri in prima pagina.. –  ‘Teenagers colpiti dall’epidemia di depressione – Un terzo delle ragazze di classe media soffre un disturbo mentale.-‘  Una delle cause, secondo il report commissionato dal Dipartimento per l’Educazione, è la proliferazione dei social media che mantiene il cervello sotto pressione anche dopo la scuola.

E aggiungo come altra causa: nessuno sfogo. I ragazzi non hanno spazio per espandersi, imparare e rischiare. La vita dei ragazzi è diventata ancora più sedentaria della precedente, e per analogia anche lo spazio mentale dove immaginare, fantasticare, proiettare si è ristretto. I gadget si stanno evolvendo per appropriarsi anche delle proiezioni mentali, per incantarli a  vivere in un mondo virtuale. Dove mancherà la fatica. Quella che tutti evitano come un tortura bucolica.

Creare un giardino è molto faticoso. Di una fatica che l’Homo Economicus, l’uomo razionale della nostra era, non ne comprende più misura o utilità. Eppure la fatica svuota il cervello dalla tensione. Risolve il corto circuito del cervello in stallo, lo riporta verso l’azione. Vuoi raggiungere il tuo obiettivo? non puoi rimanere ad arrovellarti se, come, quando ce la farai. Devi passare all’azione. ‘ Si però l’azione è fatica..’  La fatica è la misura della nostra intelligenza, senza fatica non ci sarebbe evoluzione. Diventiamo intelligenti, troviamo le soluzioni solo provando fatica.

Da noi, in giardino, dovevamo scavare il terreno per costruire la cisterna ma d’estate è maledettamente duro, impossibile da penetrare con il picco. La cisterna l’abbiamo scavata a settembre dopo le prime piogge. Il terreno si era ammorbidito ed era diventato friabile come sabbia.

Invece di piantare grandi alberi in giardino, per lo stesso problema di non essere costretti a scavare grandi buchi, ho importato 60 ulivi in piccoli vasi. Ho negoziato la fatica con la pazienza di vederle grandi nel tempo. Detto questo solo alcune volte si trovano le soluzioni, altre serve usare gambe e braccia.

Bisogna rivalutare la fatica fisica perché è la porta attraverso la quale passa la libertà personale. Non c’è una medaglia d’oro vinta alle Olimpiadi senza la disciplina di sopportare la fatica. Nessun atleta soffrirà mai di depressione o avrà bisogno di prendere le pasticche di caffè verde per perdere i chili. Leggete i commenti che arrivano al post di Sonia sul Caffè Verde (il più letto e commentato in assoluto) per rendervi conto di quante persone non sanno come lottare i chili di troppo. Il rimedio è una pasticca. Anche chi soffre d’insonnia prende le pasticche per dormire. Allora consiglio a chi vuole dimagrire o a chi non riesce a prender sonno di adottare un poco di sana fatica mirata. Quando la fatica neutralizza la tensione del corpo ritorna pace nell’inconscio.

Quando arrivo a Filicudi ( a casa mia) fatico dal momento che tocco terra dal mare. Arrivo senza muscolatura nonostante la varietà di sport che faccio settimanalmente. Con la lancia ci avviciniamo agli scogli affioranti. Uno di noi salta giù con la cima e la passa nell’anello di ferro cementato nello scoglio. Poi Alessandro che rimane al timone della barca comincia una danza con le onde. Quando l’onda s’infrange sullo scoglio prende il largo, quando c’è l’intervallo si avvicina e passa, un pezzo per volta, i bagagli a chi sta in bilico sullo scoglio. Più di due, formiamo una catena. Se siamo solo Alessandro ed io, tocca a me portare a secco, sul punto più alto degli scogli, le nostre scorte.

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Adesso, dopo avere imparato, non porto molte provviste. Ho sbagliato per parecchi anni. Quando vivi in una casa così remota fai stoccaggio. Sbagliato. Adesso porto solo e sempre quello che mi serve per i giorni che devo rimanere.

Gli scogli sono pericolosi. Una parte è viscida come se fossero insaponati, l’altra è ricoperta da balani (denti di cane) super taglienti. Se scivoli atterri male e ti rovini le gambe e le mani. Il primo giorno cammino sugli scogli a quattro zampe. Al terzo, quarto giorno, ritrovo l’equilibrio della capra e salto da scoglio in scoglio.

Per salire il dislivello ( che al principio veniva negoziato con un’arrampicata) si salgono 200 metri di gradini in linea d’aria. Quando arrivi su sudato, con il cuore che pompa all’impazzata e ti sta per uscire dalle costole, sei gratificato dalla vista più magica sulla quale hai mai posato gli occhi. Ti sei issato su un’altra isola, un altro scenario .. un clone di Jurassick Park.  Sei tornato indietro nella storia, al tempo dei miti, delle divinità greche, o ancora prima, all’inizio del sacro degli elementi. Torni alle cose elementari e potenti: sole, orizzonte, mare, terra, vulcano, nuvole, notte, stelle, luna. Nient’altro esiste. La mente si pulisce. La politica e le cose mondane appaiono disordinate, inutili, ingombranti. Una strana sensazione di essere tornati ad esistere nel vero ordine delle cose…

 

(continua…)

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Marina, a casa con me, in vacanza