• Home
  • Blog
  • Pianeta mare
  • Pianeta verde
  • Interviste
  • Note foto cose
  • 4hippyparents
  • Contact & About us
  • |
  • Login
  • Cerca
  • Sitemap
  • English
Articoli più letti
  • Un papà straordinario: il cavalluccio marino
  • Radio boom boom per fondali marini
  • Quello che i manuali di fotografia non insegnano
  • Il giallo della medusa killer
  • Dove mette la faccia il campione
Ultimi articoli
  • Il sesto senso che non fa scontrare i pesci
  • C'era una volta un Principe che fondò il Museo Oceanografico di Monaco
  • Gamberi mutanti tra le mangrovie del Golfo
  • Calamaro, che occhi grandi che hai!
  • Le riserve marine che migrano
Banner
Banner
Banner
feed-image Home Pianeta mare Le vespe di mare

Le vespe di mare

Autore: Barbara Dalla Bona Stampa E-mail
Così vengono chiamate volgarmente le Cubomedusae, piccoli cnidari privi di un sistema nervoso centrale e incapaci di movimenti autonomi ma, nonostante tutto, tra gli animali più letali esistenti sulla Terra.

Una cubomedusa può avere la grandezza di un’unghia ma possedere veleno sufficiente per uccidere in 3 minuti una persona adulta altre, poco più grandi, portano con se una carica di veleno talmente potente da paralizzare 60 persone. Dai dati relativi ai decessi in Australia si calcola che queste meduse abbiano creato sin ora più vittime del famigerato squalo bianco!!!

Il veleno è per la medusa l’arma per catturare le sue prede. Immaginate per un istante di vivere trascinati dalla corrente: l’unico modo per poter catturare un pesce, molto più veloce di voi, sta nella casualità che questo si avvicini ai vostri tentacoli...
Immaginate di non possedere un sistema muscolare per poter catturare “con la forza” la vostra preda, ebbene, la vostra unica risorsa è sparare contro il malcapitato in modo da ferirlo o addirittura ucciderlo. I tentacoli delle meduse sono muniti, infatti, di particolari cellule chiamate cnidociti che tramite un complesso meccanismo, iniettano nel corpo della vittima il veleno.
Come tutte le armi ne esistono di più o meno letali; se quando ci imbattiamo in una medusa nei nostri mari ne usciamo spesso solo con una fastidiosa ustione, l’incontro con una cubomedusa in Australia o Tailandia può decretare la morte del malcapitato.

Lo zoologo Jamie Seymour, che da 20 anni studia queste meduse all’Università James Cook del Queensland ammette tristemente che sino allo scorso anno nessuno si era mai salvato da un attacco diretto tranne una bambina, la piccola Rachael Shardlow.

Rachael stava nuotando nel fiume Calliope, nei pressi di Gladstone (Australia), quando è stata attaccata dalla cubomedusa. Il fratello l’ha subito soccorsa evitandole l’annegamento e liberandola dai tentacoli dell’animale che le avvinghiavano le gambe.
La piccola ha perso conoscenza ed è stata ricoverata in condizioni gravissime in ospedale ma oggi, dopo 6 settimane di ricovero è fuori pericolo.

Ha ancora qualche sintomo lieve del trauma ma si riprenderà del tutto; a ricordarle dello sfortunato incontro le cicatrici lasciate dai tentacoli e la consapevolezza di essere la prima persona sopravvissuta al veleno di una cubomedusa.

Testo di Barbara  Dalla Bona
Link:
Corriere.it - Bimba sopravvive alla cubomedusa

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Invia
Annulla
JComments

www.tethys.org
www.whoi.edu
www.accobams.org
www.acsonline.org
www.blue-world.org
www.campaign-whale.org
digilander.libero.it
www.delphismdc.org
www.oceanalliance.org
www.iwcoffice.org
www.wdcs.org
www.greenpeace.it
www.ifaw.org
www.nmfs.gov
www.medsharks.org
www.worldoceannetwork.org
www.ciesm.org
www.legapesca.it
www.acquariodigenova.it
www.dolphinproject.org
www.oceanica-tv.com

Imperial Bulldog for kids - Copyright © 2012 - All Rights Reserved