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feed-image Home Pianeta verde Grano e mais climate-friendly

Grano e mais climate-friendly

Autore: Barbara Dalla Bona Stampa E-mail

Mais, grano, miglio e sorgo in campo per... combattere il riscaldamento globale!

Andy Ridgewell e il suo team di ricercatori dell’Università di Bristol dichiarano: l’utilizzo di particolari varietà di specie già conosciute in agricoltura potrebbe avere un effetto positivo e misurabile sul riscaldamento globale!

E’ stato scoperto recentemente che i campi coltivati sono in grado di riflettere i raggi solari in maniera più efficiente della vegetazione naturale. Ciò è possibile grazie ad una spiccata tendenza che hanno alcune specie di riflettere la radiazione e quindi assorbire una minore quantità di calore; tale caratteristica si chiama albedo. I ricercatori di Bristol si sono accorti, però, che varietà della stessa specie si differenziano nella quantità di luce riflessa; tale proprietà è condizionata dalla disposizione della foglia e dalla tessitura della sua superficie. Ad esempio, le foglie cerose di alcune varietà di orzo, o le foglie pelose di alcune varietà di sorgo, respingono la radiazione solare molto più di varietà che non possiedono queste caratteristiche.

Utilizzando i modelli suggeriti dal Comitato Internazionale sui Cambiamenti Climatici (IPCC), Andy Ridgewell ha ipotizzato un futuro scenario in cui tutte le colture oggi presenti si convertissero all’utilizzo delle varietà maggiormente riflettenti; in tal caso la temperatura della Terra subirebbe una riduzione equivalente a poco più di 0,1° C, cioè ben un quinto dell’aumento avutosi a partire dalla Rivoluzione industriale!

L’effetto maggiore sarebbe locale. Convertendo, ad esempio, tutti i campi dell’Europa centrale le temperature estive potrebbero diminuire anche di un grado.

Se l’idea sembra bizzarra è molto più realistica di quello che si pensi; presuppone risultati a breve termine e costerebbe sicuramente meno di soluzioni alternative di geoingegneria (come gli specchi spaziali, giusto per fare un esempio) che avrebbero sicuramente un impatto globale ma necessiterebbero di conoscenze e infrastrutture ben più complesse. Gli agricoltori già coltivano queste aree e potrebbe essere poco costoso e relativamente semplice sostituire le vecchie varietà con quelle nuove.

Per incoraggiarli al cambiamento, l’autore del progetto, pubblicato su Corrent Biologist, suggerisce di premiarli con crediti di carbonio poiché a lungo andare, la scelta di varietà altamente riflettenti e la selezione di varietà sempre più efficienti, equivarrebbe alla non emissione nell’atmosfera di tonnellate di anidride carbonica.

Non è tutto così semplice, però!Prima di iniziare la totale conversione dei campi bisognerebbe studiare più attentamente tutti i possibili effetti secondari.

Dal punto di vista climatico potrebbe accadere che, alterando il clima in una regione, si possano causare severe siccità in altre zone del mondo; le nuove varietà selezionate dovrebbero essere testate prima di essere messe sul mercato per assicurarsi che non abbiano impatti negativi sull’ambiente; e, comunque, per iniziare la produzione su grande scala di una nuova varietà colturale, ci sarà bisogno di fertilizzanti e pesticidi, cioè sostanze inquinanti, il cui effetto dovrebbe essere considerato.

Gli stessi ricercatori concordano nel dire che, benché si tratti di una soluzione fattibile e sicuramente utile nel nord del mondo più industrializzato, non può essere considerata una soluzione a lungo termine per la lotta al riscaldamento globale e l’unica arma che ancora abbiamo per combatterlo è continuare a ridurre le nostre emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. LINKS:
www.guardian.co.uk
www.environmental-expert.com
energiapulita.splinder.com

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