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feed-image Home Pianeta verde Il sole nel forno

Il sole nel forno

Autore: Barbara Dalla Bona Stampa E-mail
Ecco cosa serve per convertire scatole di cartone in forni ecocompatibili e... vincere 50.000 euro!
Prendete due piccole scatole di cartone e mettetele una dentro l’altra; pitturate di nero il fondo della scatola interna e rivestite di alluminio la scatola esterna. Coprite il tutto con un coperchio d’acrilico. Quello che avete davanti è un forno ad energia solare che costa solo 3 euro e, tempo permettendo, è già pronto per l’uso!
Questa piccola invenzione è stata realizzata da un imprenditore di origine norvegese, Jon Bohmer, stabilitosi in Kenia. Il progetto è stupefacente nella sua semplicità; il coperchio in acrilico fa entrare i raggi solari e li intrappola; la pittura e l’alluminio servono a concentrare il calore. La temperatura interna sale talmente tanto da permettere alle torte di cuocere e all’acqua di bollire. Semplice, no?

Bohmer ha così vinto la Climate Change Challange, gara organizzata ogni anno dal Forum per il Futuro (organizzazione per lo sviluppo sostenibile) e sponsorizzata dal Financial Time e dalla HP. La competizione ha lo scopo di premiare ogni anno l’invenzione più verde del mondo, ovvero, pubblicizzare la soluzione più innovativa e pratica per contrastare il riscaldamento globale.

L’idea del forno ad energia solare, però, non è nuova; i primi progetti sono delle Forze di Pace e risalgono al 1960. Da allora molti furono i sostenitori di un modo di cucinare ecosostenibile e a tal scopo fu fondata anche un’associazione no-profit, la Solar Cooker International.

Allora, cosa ha permesso all’invenzione di Bohmer di essere preferita ad altre, più articolate e originali? Proprio la sua semplicità di riproduzione e un’idea, presto convertita in strategia eco-commerciale, di produzione su vasta scala.

La Scatola di Kyoto (così chiamata dall’inventore, dal nome del trattato internazionale contro il Riscaldamento globale) potrà essere facilmente prodotta, in grandi quantità, nelle stesse fabbriche delle scatole di cartone e quindi velocemente distribuita tra le popolazioni rurali che ancora bruciano legna per cucinare.

La sua diffusione ha due scopi ugualmente importanti; uno umano, basti pensare alle potenziali vite salvate dalla sterilizzazione dell’acqua e al miglioramento della qualità della vita dato dalla perdita di dipendenza dal legno per il sostentamento; il secondo, ambientale, perché, non è concepibile, al giorno d’oggi nutrirsi ancora bruciando legna e quindi tagliare alberi. Con l’utilizzo di questa piccola invenzione sarà possibile contrastare le deforestazioni e quindi le emissioni di carbonio nell’atmosfera.

E’ proprio dal mercato del carbonio che Bohmer ha intenzione di ricavare i fondi per i futuri investimenti. Usando la Kyoto Box si riducono drasticamente le emissioni di carbonio. Se riuscirà a dimostrarlo potrà guadagnare crediti di carbonio che, venduti ai Paesi industrializzati, gli permetteranno di investire ancora sulla produzione e sulla sensibilizzazione nelle zone rurali.
E’ giusto citare anche gli altri finalisti della gara:
  • Un microonde gigante che trasforma il legno e altri materiali organici in carbone;
  • Dei cerchioni per auto che rendono i veicoli molto più efficienti riducendo la resistenza aerodinamica;
  • Un integratore alimentare per le mucche che riduce le loro emissioni di... metano del 15%
LINKS:
edition.cnn.com
www.ft.com/indepth
news.bbc.co.uk
news.sky.com

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