Mangia meno e vivi più a lungo

L’alimentazione mantiene giovani. Non stiamo parlando solo di rughe e tonicità della pelle, quanto di giovinezza della mente e, di conseguenza, protezione da tutte quelle malattie che possono colpire il cervello.

Ricercatori italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma hanno identificato una molecola che aiuta il cervello a mantenersi giovane e che può essere attivata semplicemente mangiando meno. Questa molecola, chiamata creb1, viene attivata da una dieta a basso contenuto calorico e funziona da direttore d’orchestra, accendendo altri geni importanti per la longevità e per il buon funzionamento del cervello. Creb1 regola anche importanti funzioni cerebrali come la memoria, l’apprendimento e il controllo dell’ansia; la sua attività diminuisce o viene compromessa fisiologicamente dall’età che avanza.

La ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences Usa (Pnas).

Sottoposti a restrizione calorica i topi non vanno incontro a obesità e diabete, presentano migliori performance cognitive, sono meno aggressivi e non sviluppano, se non molto più tardivamente, alterazioni comparabili a quelle della malattia di Alzheimer e, comunque, in forma meno grave rispetto agli animali supernutriti. Questa molecola si attiva, per l’appunto, quando riduciamo del 30% le calorie normalmente consigliate.

La novità è che negli animali mancanti di creb1, nelle aree cerebrali deputate alle funzioni cognitive, i benefici della dieta ipocalorica sul cervello risultano totalmente assenti e gli animali presentano gli stessi deficit di quelli supernutriti. Infatti, la dieta moderata aumenta l’attività di creb e “accende” nel cervello i geni delle sirtuine, note come le molecole della longevità.

Farmaci che attivano creb1, per lo meno al livello sperimentale, già esistono; quello che non si sapeva è che potessero agire mimando la restrizione calorica. Comunque, è presumibile che queste osservazioni incoraggino ulteriori ricerche farmacologiche in questo senso.

Si tratta sicuramente di una scoperta importante dal punto di vista scientifico. I risultati di questo studio, inoltre, mettono in crisi un paradigma culturale, un’idea di alimentazione ancora legata al dopoguerra. Mangiare poco e cibi di qualità, questa la ricetta del terzo millennio. Questa filosofia di vita è già tipica dei giapponesi, popolo estremamente longevo. Ma ciò dipende anche dal fatto che la loro alimentazione è ricca di verdure antiossidanti e di pesce, a differenza di quella occidentale.

Secondo altri studi, tra cui quello dell’American Association for Cancer Research, questa dieta protegge anche dal cancro, soprattutto quello al seno.  In questo caso però non si parla di restrizione calorica come filosofia di vita, ma come regime alimentare inserito a intermittenza nella quotidianità. È come prevedere, nel corso della settimana, alcuni pasti ipocalorici.  Dagli studi degli esperti su tre gruppi di volontari, è emerso che chi si alimenta a piacimento rischia di ammalarsi per il 71%, chi segue una dieta ipocalorica solo per il 35% e chi, invece, adotta una restrizione calorica intermittente solo per il 9%.

Un altro recentissimo studio afferma (ovvietà) che non tutte le calorie sono uguali. In questo studio pubblicato su Jama (Journal of the American Medical Association), la rivista ufficiale dell’associazione medica americana, George Bray e i suoi ricercatori dimostrano che una dieta in cui si assumano poche proteine porta all’aumento di grasso a discapito della massa muscolare, quindi alla riduzione della capacità di bruciare le calorie a riposo.

Lo studio di Bray spiega un nesso (più grasso – meno massa muscolare) che è alla base di una vera epidemia, negli Stati Uniti come in Italia: l’obesità.

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