Vostok: un ecosistema segreto

A volte crediamo che tutto sul nostro pianeta sia stato scoperto, studiato e analizzato ma non è così. Un team di scienziati internazionale è oggi in grado di svelare uno dei più grandi misteri del nostro pianeta; l’origine del lago Vostok e la sua natura segreta.

Vostok è un lago enorme lungo quasi 250 km, largo 50 Km e profondo più di mille metri; le dimensioni lo promuovono a maggiore dei bacini del polo sud ma la sua straordinaria importanza è legata al fatto che, per un tempo infinitamente lungo (forse anche 20 milioni di anni), questo bacino sia stato completamente isolato dal resto del mondo. Il motivo? Molto semplice, per tutto questo tempo è rimasto nascosto sotto una calotta di ghiaccio spessa 4km.

È stato scoperto una quarantina di anni fa e, grazie a rilevatori sismici, ne erano stati definiti i confini e la straordinaria profondità. Le analisi effettuate hanno anche permesso di ipotizzare che la temperatura media di questo bacino sotterraneo si aggiri approssimativamente intorno ai 30 °C; dato impressionante considerato che si trova nella zona con le più basse temperature al mondo!

Una prima spiegazione viene proprio dalla forma del misterioso lago; gli scienziati hanno supposto che molto probabilmente giace sopra  una faglia divergente (quelle zone in cui si forma nuova crosta terrestre). In queste aree la crosta potrebbe assottigliarsi e il calore raggiungere più facilmente la superficie; la calotta sovrastante poi, ha funzionato da isolante e ha permesso al bacino di non raffreddarsi o congelarsi del tutto.

Un gruppo di scienziati russi ha dato il via 30 anni fa a una serie di trivellazioni per raggiungere il lago. Lo spirito che ha mosso gli scienziati era duplice; in parte legato al passato e all’origine dell’umanità stessa, in parte al futuro e alla possibilità di incontrare forme di vita anche nello spazio.

Dal punto di vista biologico Vostok potrebbe essere il mondo perduto che ha fatto la fortuna di molti romanzi. L’origine del lago è molto probabilmente superficiale; non c’è da stupirsi quindi se all’interno di quelle acque o sugli argini si fossero sviluppate forme di vita complesse e un ecosistema articolato. I fenomeni geologici che hanno causato il rapido raffreddamento dell’area hanno rapidamente ricoperto di ghiaccio e neve il bacino nascondendolo sotto una sempre più spessa e invalicabile calotta. In condizioni di completa oscurità le forme di vita superiore non sono potute sopravvivere ma è probabile che siano ancora in vita gruppi di microorganismi. I batteri, ad esempio, sono in grado di sopravvivere a condizioni estreme di temperatura, di tossicità e in assenza di luce. L’ambiente, poi, è rimasto pressoché immutato quindi si possono escludere grandi sconvolgimenti evolutivi; è questo il motivo per cui gli scienziati sono convinti che, se presenti, ci si troverebbe di fronte a forme di vita molto simili a quelle che hanno dato origine alla biodiversità terrestre, inclusi noi esseri umani.

Anche la NASA, però, è interessata al progetto; il lago Vostok si trova nelle stesse identiche condizioni dei bacini d’acqua di Europa (satellite di Giove) e i loro parametri fisici e chimici potrebbero essere simili. Se degli organismi sono stati in grado di sopravvivere nel lago Vostok,  sintetizzando l’energia dai minerali provenienti della crosta terrestre, perché non potrebbero essere in grado di farlo anche su un altro pianeta?

Gli scienziati della NASA hanno quindi progettato e realizzato un robot che non solo sarebbe in grado di individuare filamenti microbiologici nell’acqua ma, grazie all’uso di uno spettrometro, individuare le molecole che li compongono e infine immortalarli con una videocamera. Nel dispositivo poi è presente anche un microscopio e dei rilevatori di pressione, temperatura e ph; il tutto in un congegno grande quanto una bottiglia di acqua naturale, massima dimensione consentita per passare attraverso il canale aperto dalle trivellazioni.

È solo questione di giorni perché il robot sia rilasciato all’interno del bacino. Per mesi analizzerà campioni di acqua e sedimenti dal fondo lacustre inviando agli scienziati in superficie tutte le immagini e i dati che sarà in grado di registrare. Come una sonda spaziale non tornerà più indietro, ma darà, si spera, un gigantesco contributo alla scoperta dei misteri del lago Vostok.

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