Dove mette la faccia il campione

La mette dove vuole evidentemente ma a chi per anni ha comprato il mito virtuosamente confezionato gli girano un poco le palle. Sto parlando del campione di apnea profonda che recentemente è apparso in una super-campagna pubblicitaria che ha allietato il nostro noioso rientro dalle vacanze.

Noi rientrati da una vacanza passata a risalire le coste italiane e magari a scappare dalle coste italiane infestate da meduse, bustoni e bottiglie di plastica gallegianti e divieti di balneazione perché i depuratori non riescono a smaltire il numero di turisti che usano le fogne locali. Lui, invece, con i soldi guadagnati dalla publicità per un detersivo casalingo è invece tornato in vacanza nell’altro emisfero dove si sono fatti casa in riva al mare ‘pulito’ persino gli affiliati della n’drangheta. Il colpo è semplice: fare i soldi su quello che nessuno avrebbe mai il coraggio di fare (inquinare o aiutare ad inquinare) e rifarsi una vita il più lontano possibile dal luogo del delitto.
Che differenza c’è tra un malavitoso e un campione di apnea? Nessuna. Entrambe sembrano ignorare le conseguenze delle loro azioni.
Per fortuna che risalendo il mare dalle Eolie a Roma quest’estate non ero ancora a conoscenza che proprio davanti a Cetraro, piccolo porto a nord di Tropea, c’è sepolto a circa 300 metri di profondita un baule a forma di nave contenente le feci di scarico dell’industria del Nord. Veramente non sono neanche feci, magari!, perchè le feci sono riciclabili. Quello che c’è contenuto nel baule sono scorie chimiche di una produzione industriale talmente inetta e barbara che se vivessimo in un paese virtualmente corretto, sarebbero recuperate a spese del produttore e rimandate al mittente. La barbaria industriale sta nel fatto che produce sapendo di creare, nel processo di confezionamento del proprio prodotto, scarti che non sono degradabili, sono tossici, con il tempo letali, ma non se ne rende affatto responsabile. Non dico di rendersene responsabile alla fine del ciclo di lavorazione ma all’inizio. Qualsiasi industria che produce scarti di lavorazioni chimiche che non possono essere riassorbiti senza danno nell’ambiente, non avrebbero dovuto cominciare…
Non solo invece ci troviamo di fronte ad industrie che hanno messo in produzione tessuti, scarpe, bottiglie di plastica, detergenti, olii, vernici, colle, moquettes, carte da parati, medicinali, solventi, ecc.. ecc.. i cui scarti di produzione sono tossici ma quello che è più inquietante è che per due intere generazioni nessuno ha mai obiettato. Non hanno mai obiettato i consumatori, le associazioni a tutela del consumatore perche’ non esistevano, i politici, le forze dell’ordine, gli scienziati, i giornalisti.
Molti, dei rifiuti tossici che sono sul fondo del mare italiano, se ne ignora la genesi. Sappiamo che i fusti probabilmente contengono arsenico, cobalto,alluminio e cromo, ma non sappiamo quali industrie operose li hanno prodotti producendo cosa.
L’ignoranza dei nostri genitori nel dare per scontato che qualsiasi cosa l’economia produceva era moralmente accettabile la stiamo scontando noi, adesso.
Cetraro è un esempio. I natanti, di ingenui turisti, sono passati davanti alle coste calabre sospirando al tramonto e all’immensita del mare durante l’estate 2009. Dalla prossima estate invece, additeranno i luoghi dove sono state colate a picco le navi in una riedizione dal vero di battaglia navale, senza nessuna evocazione romantica ma gelida costatazione che la salute del mare dipende dalla mancanza di igiene mentale di ognuno di noi.
Il paradosso è proprio il campione di apnea che ha voluto costruire il suo mito usando il mare e il fondale marino come sfondo alla sua storie di records e di scoperte. Ecco il campione di apnea profonda mentre esce stremato, ecco il campione mentre gioca con il delfino Stefania, ecco il campione con Mayol, ecco il campione mentre volteggia tra i coralli, ecco il campione mentre fa yoga, mentre medita, mentre inconta i monaci shaolin in Cina, ecco il campione mentre trattiene il respiro come un superuomo, ecco il campione con i suoi allievi, ed infine ecco il campione sui muri che fa la pubblicita a una marca di detersivo che inquina. Dov’è il senso? Il senso è che il campione ha inventato una storia buona ma illusoria per vendere libri, corsi, magliette, gadgets e incassare soldi dagli sponsors. Ma nella realta’ la sua ricerca di denaro e’, per ignoranza, equiparabile alla mancanza di coscienza morale dei peggiori inquinatori. No comment poi sullo spot per radio dove trattenendo il fiato ripete come un mantra ‘pulito da record, pulito da record, pulito da record’.
E’ questo un lavoro di cui andare fieri campione di apnea profonda?

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