Un batterio supermagnetico

Nell’era delle nanotecnologie il lavoro di un gruppo di ricercatori internazionali conferma, ancora una volta, la necessità per chi si occupa di nuove tecnologie, di ispirarsi alla natura, un mondo che non smette di stupirci per la complessità e fantasia degli strumenti inventati.

La star di oggi è un organismo unicellulare, un batterio. In verità si tratta di uno in particolare, definito magnetotattico, cioè in grado di costruirsi una bussola interna tramite la quale si muove parallelamente al campo magnetico terrestre. I ricercatori dell’Università di Las Vegas lo hanno scovato nel bacino Badwater nella Valle della Morte in Nevada; grazie alla collaborazione di microbiologi provenienti da tutto il mondo, sono stati in grado per la prima volta di isolarlo, studiarlo e riprodurne il ceppo in laboratorio.

Esistono anche animali superiori che utilizzano il campo magnetico terrestre nei loro spostamenti; ricordate quando abbiamo parlato delle migrazioni degli uccelli? Inoltre, i laboratori di tutto il mondo da anni conducono esperimenti con batteri magnetotattici. Che cosa ha di speciale il microorganismo battezzato BW-1?  La risposta è molto semplice; il batterio in questione è in grado di produrre due tipi diversi di campi magnetici, rendendolo estremamente preciso e in grado di adattarsi velocemente ai cambiamenti chimici dell’ambiente in cui si trova.

I batteri magnetotattici, pur essendo tra i più antichi del pianeta, hanno evoluto un sistema di orientamento magnetico (la nano-bussola) formata da organelli, i magnetosomi,che contengono cristalli di minerali quali la magnetite o la grigite. Il microrganismo BW-1 è l’unico capace di produrre entrambi i tipi di cristalli. Nel suo Dna sono presenti due gruppi di geni; uno necessario per la produzione della magnetite e uno per la grigite. A seconda dell’ambiente esterno, il BW-1 decide quale delle due bussole sia il caso di utilizzare.

”Siccome finora non erano mai stati isolati batteri capaci di produrre grigite, questi cristalli non sono mai stati testati per le diverse applicazioni biomediche che oggi impiegano la magnetite”, spiega Dennis Bazylinski, uno degli scopritori di BW-1. La grigite è un minerale che potrebbe rivelarsi addirittura superiore alla magnetite e potrebbe essere indispensabile per sviluppare nuove nanotecnologie per guidare in maniera molto precisa i farmaci nell’organismo o per sviluppare nuove tipologie di esami diagnostici. Nonostante gli sforzi per riprodurre le nano particelle in vitro, i nano cristalli batterici sono ancora superiori.

La scoperta è solo la nuova conferma che, nonostante la tecnologia abbia fatto passi da gigante non potrà mai allontanarsi dalla natura se vorrà raggiungere i suoi migliori risultati. In fondo Madre Natura ha potuto sperimentare per centinaia di migliaia di anni prima che iniziasse a farlo l’uomo; è o non è la migliore scienziata del mondo?

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