Il freddo? Colpa delle piante!

Dichiarazione audace in questo gelido inizio di febbraio ma, prima che vi precipitate a porre fine alla vita del vostro povero ulivo, devo rassicurarvi: le piante non sono responsabili del freddo di questi giorni ma di un freddo molto più antico quello che 450 milioni di anni fa ha dato il via a una serie di piccole glaciazioni.

Tutto ciò è avvenuto nell’Ordoviciano, il secondo periodo del Paleozoico, ma la scoperta è stata pubblicata pochi giorni fa su Nature Geoscience ed è il risultato di un progetto di ricerca portato a termine delle università di Exeter e Oxford. Analizzando chimicamente gli strati geologici del periodo, un dato è stato subito evidente: estrapolando i dati sulla concentrazione di CO2 nell’atmosfera questa è risultata dalle 14 alle 22 volte maggiore rispetto a quella attuale. Ciò è inspiegabile poiché, in quello stesso periodo, è avvenuta una progressiva diminuzione delle temperature culminata con delle vere e proprie glaciazioni. Gli scienziati sanno, però, che l’alta concentrazione di CO2 non permette un tale abbassamento delle temperature, anzi dovrebbe produrne un innalzamento (ricordate quando abbiamo parlato dell’effetto serra?). Qualcosa di strano doveva quindi essere successo, qualcosa che aveva drasticamente diminuito la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera.

Il motivo principale per cui la CO2 possa aver lasciato l’atmosfera è perché si è andata legando agli elementi che venivano man mano liberati dalle rocce. In quel periodo una forte attività geologica aveva dato il via alla formazione di molte catene montuose che esponevano grandi quantità di rocce al dilavamento dovuto alle precipitazioni; le continue eruzioni avevano portato in superficie il basalto, roccia molto erodibile; inoltre lo spostamento delle placche verso le fasce intertropicali, dove le precipitazioni erano maggiori, potrebbe aver incrementato la velocità della reazione.

Neanche tutti questi fenomeni geologici insieme, però, sono in grado di spiegare una così rapida diminuzione della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera. In questo periodo anche la vita sulla Terra si stava dando una scossa; in un pianeta dominato dagli insetti, le piante superiori stavano conquistando la terraferma. Le piante per vivere hanno bisogno di nutrienti (fosforo, potassio, calcio, magnesio e ferro) e la maggiore fonte di questi elementi sono, ovviamente, le rocce.

Gli scienziati inglesi hanno quindi ipotizzato che le piante possano in qualche modo aver accelerato il processo di degradazione delle rocce e conseguentemente contribuito in maniera determinante alla riduzione della CO2 nell’atmosfera. Per dimostrare ciò hanno portato a termine un semplice esperimento: una serie di rocce di diversa natura sono state inserite in incubatrici per tre mesi; sopra alcune di queste sono stati fatti crescere dei muschi del genere Physcomitrella.

Al termine di questo periodo gli studiosi hanno misurato gli effetti della presenza del muschio sulle rocce. Il risultato è chiarissimo; la liberazione dei minerali alla presenza del muschio, è almeno 5 volte superiore di quella in sua assenza. La sempre maggiore diffusione delle piante vascolari è quindi da considerarsi la causa principale della diminuzione dell’anidride carbonica nell’atmosfera del Devoniano, causa essa stessa delle successive glaciazioni.

I nutrienti liberati dalle rocce, poi, sarebbero finiti nel mare causando un aumento della produttività e imprigionando ancora grandi quantità di anidride carbonica sotto forma di carbonato calcico nel fondo del mare (tramite gli esoscheletri dei molluschi).

“La nostra scoperta sottolinea che le piante hanno un ruolo centrale di regolazione nel controllo del clima: – afferma il professor Liam – lo hanno avuto ieri, lo hanno oggi e lo avranno certamente in futuro.”

Benché le piante portino ancora avanti il loro compito di raffreddamento del clima, riducendo i livelli di carbonio atmosferico, il meccanismo non può tenere il passo con la velocità dei ritmi imposti dalle attività umane che sono, purtroppo, la causa di un continuo e progressivo aumento delle temperature in tutto il pianeta.

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