Intervista a Marco Busdraghi

Il 20 settembre 2002 è stata istituita, mediante un decreto istituzionale, l’area marina protetta di “Capo Caccia-Isola Piana”, in Sardegna. Sono state istituite, per tale scopo, 3 differenti aree suddivise in zona A, B e C. Quali sono state le reali soluzioni e azioni per la salvaguardia dell’ambiente portate avanti dall’area marina? Quanto si sono impegnati gli enti preposti in questo progetto di tutela? Lo chiediamo ad un esperto subacqueo che dedica tutta la sua vita al mare e che ha potuto nel tempo riscontrare l’evoluzione dell’area marina di Capocaccia, Marco Busdraghi.

“Qual’è la situazione attuale del corallo rosso di Capocaccia, quali sono stati i cambiamenti nella popolazione con l’istituzione dell’area marina protetta?”
B. : “In particolare non molti. Per quanto riguarda le grotte, il corallo che c’era, e che purtroppo in parte è morto a basse profondità per le elevate temperature dell’estate 2003, è ancora presente in buona quantità. Erano organismi cresciuti negli ultimi 30 anni e che non erano stati raccolti dai pescatori perché, a causa delle ridotte dimensioni, non avevano un grande valore commerciale. Con l’area marina protetta, in realtà, non è cambiato granché, per ciò che concerne il corallo. Discorso diverso va fatto per la presenza e abbondanza di pesce, anche se bisogna ammettere che ancora si nota una certa scarsità a causa della grande pressione di pesca che abbiamo in quest’area.”

“In passato il corallo è stato sfruttato molto?”
B.: “A livello costiero, si. Attualmente, infatti, lo sfruttamento di queste colonie di animali è permesso nelle zone di profondità, intorno ai 100 m, a ¾ miglia di distanza dalla costa. Anche prima dell’istituzione dell’area marina protetta, era già vietata la pesca del corallo nelle grotte nella fascia entro circa 3 miglia dalla costa. Purtroppo 35/40 anni fa sono state fatte in queste zone, ora protette, raccolte molto abbondanti che hanno eliminato tutti i rami più grossi, lasciando solo i più piccoli che non hanno valore commerciale. Un ramo di corallo per maturare ha bisogno di circa 40/50 anni, quindi, al momento non sono ritenuti idonei per la lavorazione. Con l’area marina protetta è stata inserita nella zona “A” la Grotta del Corallo che è quella con la cosiddetta zona A specifica (Riserva Integrale), che ospita eccezionalmente una notevole quantità di corallo di buone dimensioni e a pochi metri di profondità (9/10m), unico caso probabilmente in tutto il Mediterraneo.”” Che interesse politico si percepisce verso l’area marina protetta? Le istituzioni si stanno realmente impegnando o tutto è ancora sulla carta?”

“Che interesse politico si percepisce verso l’area marina protetta? Le istituzioni si stanno realmente impegnando o tutto è ancora sulla carta?”

B.: “Purtroppo devo essere critico. I vantaggi dell’istituzione sono legati al divieto della pesca subacquea, attività che spaventa il pesce e depaupera tutta la fascia costiera di bassa profondità. In realtà tutta la gestione, in particolare ad Alghero (affidata al Comune),non ha attivato nessuna azione di controllo. Ma anche ci fosse azione di controllo, i mezzi a disposizione non possono prevenire l’ingresso dei pescatori professionisti all’interno dell’area nelle ore notturne. Pescatori di questo genere sarebbe meglio definirli predatori poiché non gli importa molto delle regole. Ufficialmente, essendo dei professionisti, sono in regola ma nella realtà distruggono i nostri ecosistemi andando ad esempio a pescare pesci e crostacei di piccola taglia ed andando a mettere le reti nelle zone A protette. La gestione dell’area marina deve essere fatta con una strategia di controllo diretta non frazionata come e’ organizzata oggi che demanda a Capitaneria, Guardia Forestale, Carabinieri, Finanza etc.   Recentemente il comune sta finanziando &euro 49.000 per il controllo ed informazione sull’area: l’appalto è stato vinto dalla societa’ peggiore. Bisognerebbe fare come in Francia dove permessi e concessioni non sono a pagamento e il controllo viene affidato al lavoro di 6/7 subacquei locali in grado di controllare e valutare la situazione. Il problema e’ che l’impostazione politica nazionale è sbagliata di partenza. Su questo argomento sono fortemente critico. In più, ogni area protetta fa ciò che vuole: Alghero agisce diversamente dalla Maddalena che agisce diversamente dall’Asinara, e così via. “

“Marco, se durante una delle tue uscite in mare incontri un pescatore di frodo o in un’area dove non dovrebbe essere, quale ente contatti?”

B.: ” Qui da noi è stato scelta e delegata una persona che lavora all’area marina protetta per il controllo continuo su tutto il territorio. Il problema è che ogni volta che questa persona fa una segnalazione non viene presa in considerazione perché non hanno mai tempo. Se poi si riesce a convincere la Capitaneria ad agire bisogna vedere se riescono ad arrivare sul posto in tempo, e tu, come privato cittadino, non hai nessun potere sui pescatori per trattenerli in attesa dell’arrivo dell’istituzione. Quando arriva la Capitaneria, di solito, i pescatori se non sono già andati. Devi anche avere coraggio: pensa solo ai pescatori di datteri, nella maggior parte dei casi sono dei delinquenti che ti fanno saltare la barca. Se andiamo in Sicilia o in Puglia è un grave problema: tutti hanno paura di queste persone senza scrupoli. In ogni caso, l’ente preposto da contattare in caso si notassero attività fuori legge è la Capitaneria di porto.”

” Raccontami qual’è stata, l’evoluzione della presenza delle specie ittiche a Capocaccia?”       

B.: ” In 30 anni c’è stata una grossissima diminuzione, parliamo di differenze massicce. Un tempo vedevamo un banco di pesce in ogni grotta con 10/15 cernie da 30 Kg, oggi vediamo un animale ogni tanto, timido e per di più di piccola taglia. Nel caso dell’area marina protetta, 2 anni fa si è ripopolato un banco di corvine e cernie, però sappiamo che alcune persone sono già andate a pescarle. Il problema è sempre lo stesso: il controllo non è reale. Anche in questo senso non c’è stato un vero e proprio cambiamento con l’istituzione dell’area marina protetta. L’unico incremento reale che ho visto in quest’ ultimo periodo è quello dei saraghi legato al divieto dei palamiti che un tempo decimavano questa specie.”

“Tu sembri il classico esempio di pescatore che si reinventa, da predatore e cacciatore a conservazionista?”

B.: “Il pescatore rimane sempre con questa mentalità e psicologia, io mi reputo una persona di buon senso. Non è che non mi piace andare a pescare o mangiare pesce ma in me prevale il buon senso. E’ stato dimostrato che l’attrazione di una cernia viva dà un incasso medio alla comunità che và dai 30 mila ai 300 mila euro mentre una cernia morta presa da un pescatore che va a rivendersela viene quotata al massimo 300 euro. Oggi, purtroppo, non riesci più a vedere la quantità di pesce che c’era 50 anni fa. Io ho fatto dei viaggi in Libia e ho potuto conoscere il mare Mediterraneo come doveva essere veramente una volta, era come rivivere le storie che mi raccontava mio padre e quello che vedevo quand’ero piccolo: pescavano decine di cernie da 30 Kg, sacchi piene di aragoste e di cicale, un’abbondanza imparagonabile. È importante che l’azione del governo cambi radicalmente: per prima cosa non devono avere paura di perdere i voti dei pescatori e lavorare per la loro collaborazione.”

“Quale metodo potrebbe essere utilizzato per ripopolare alcune aree?”

B.: “Quello che viene fatto da noi è il cosiddetto fermo biologico per dare l’opportunità agli animali di riprodursi. Secondo me un mese di fermo non serve a niente. Si dovrebbe applicare il sistema, come fanno in Corsica, delle aree a rotazione. Queste zone prevedono dei fermi di pesca di 5 o più anni. In un’area non si pesca e si pesca solo nell’area vicina e così via a rotazione.”

 

L’argomento della Aree Marine protette continuera’   ad essere dibattutto su questa rubrica considerata l’importanza di trovare una soluzione prima che l’impoverimento del mare diventi irreversibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *