Rosetta stone

Chi ama le piante vede chi non le ama come un cavernicolo inferiore e si creano diffidenze reciproche peggio degli scontri tra curva sud e curva nord. E considerando che la maggior parte delle persone non le ama, non le conosce, le ignora, le soffoca, mi ritovo a vivere in un mondo nemico. La gente non ama le piante perchè non le nota più, fanno parte del paesaggio da sempre e sempre ci saranno, se invece sapessero quanta intelligenza è racchiusa in una pianta cambierebbero forse opinione. Chi non ama le piante, solitamente, ama e si affida alla materia non rendendosi conto che la materia, non avendo vita, si comporta in un modo imbecille che risulta alla fine pericoloso. Avete mai messo, per la fretta, un contenitore in bilico su uno strato di altri contenitori in frigo? Avete pregato che non cadesse o vi siete fidati della sua intelligenza? Qualsiasi sia il vostro atteggiamento è matematicamente sicuro che il contenitore troverà il modo di rimbalzare fuori dal frigo facendo il massimo dei danni possible. Perchè non avendo appunto vita, e quindi intelligenza programmata, risponde solo alla più elementare e primitiva delle forze: la gravità. Quindi… qualsiasi oggetto materiale tenderà a cadere, e non solo, se si tenterà di alzarlo userà tutto il suo peso per impedirtelo. Qualche esperienza di trasloco?
Potrei continuare per ore a bestemmiare contro la materia, contro quel suo potere passivo che si traduce in ostruzionismo e ostilità verso il nostro libero fluire.

Le piante si comportano in modo diverso dalla materia e approfondire il loro comportamento è come leggere la traduzione, in una lingua riconoscibile, dei codici misteriosi dell’Universo. A parte le sue qualità più note come produrre ossigeno e assorbire CO2, creare habitat, alimentarci e curarci, le piante hanno altre qualità stupefacenti. Intanto una pianta, al contrario della materia, riesce a beffare la gravità: qualsiasi germoglio che nasce si orienterà verso l’alto, sia in presenza o meno di luce.
Le radici che si formano sanno distinguere la qualità, la combinazione, la dose di minerali che occorrono per creare l’esemplare che appartiene a quella particolare specie. Se le piante succhiassero dalla terra indiscriminatamente e stupidamente, non esisterebbero varietà.
Invece, nello stesso quadrato di terra potete coltivare un ciliegio, un pesco,un mandorlo, una quercia e un pino e le radici di ognuna delle piante assorbiranno esattamente quello che gli serve per produrre:
a) quel fiore
b) quel frutto
c) quell’essenza.

Inoltre tutto quello che la pianta estrae ed innalza dalla terra, durante il suo ciclo, può ritornare alla terra senza contaminazione, avvelenamento, ingombro, e questo non è esattamente quello che l’uomo riesce a fare. L’uomo quando estrae dalla terra i minerali che gli servono per produrre, lavora ed assembla qualità (tipo ferro, rame, mercurio, zolfo ecc.) in tali quantità che non possono essere riassorbite dalla terra.
Le piante hanno la capacità di rilasciare un profumo nell’aria. Il profumo e le essenze delle piante hanno, misteriosamente, poteri che vanno al di là dell’immediata percezione olfattiva, sono quindi ancora una volta un codice, un linguaggio, un orientamento rivolto ad un senso più sottile che non conosciamo ancora ma di cui abbiamo prova quando attraverso il profumo evochiamo immagini distanti nella memoria. Tutto quello che l’uomo produce è al massimo inodore, spesso puzza e inquina, la puzza dello scarico delle macchine ha un effetto paralizzante su tutti i sensi!
Le piante hanno il potere di autoriprodursi. Non tutte ma la maggior parte dele piante sono come palline di pongo. Stacchi un pezzetto di pongo, lo metti in terra, lo annaffi e dopo neanche due settimane le radici hanno germinato ed è nata una nuova pianta. È come se dall’uomo si potesse staccare un dito, una mano, un braccio metterlo in terra e produrre un nuovo uomo. Le piante sono tenaci, sono dei campioni di sopravvivenza, la loro programmazione è vivere, vivere, vivere a qualsiasi costo.
La scorsa primavera ho scoperto che dal buco di scolo dell’acqua della mia pianta di aloe era nata, a testa in giù una piantina di aloe. Aveva trovato una strada e l’aveva presa, non era una sua preoccupazione evidentemente se l’uscita la costringeva a stare a testa in giù. Senza molti complimenti l’ho estratta da quel buco sapendo che avrebbe purtroppo lasciato tutte le radici all’interno del vaso, il buco era veramente piccolo. Il giardiniere disse non sopravviverà mai. Io la pensavo altrimenti, e ho avuto ragione. Ha radicato con molto ritardo ma ce l’ha fatta. È viva, vegeta e in Sicilia. Da sempre le piante mi stupiscono e soprattutto mi stupisce quella loro tenace voglia di sopravvivere e fare sopravvivere la loro specie a tutti i costi, non solo attraverso i loro poteri autogeneranti ma per quel messaggio di abbondanza che portano all’interno dei loro frutti. Se c’è un sistema nel nostro Pianeta che è programmato per la vita questo è il codice con il quale sono state programmate le piante.
L’uomo, per logica, non solo appartiene a pieno titolo allo stesso programma di vita codificato nelle piante ma è anche logico supporre che se le piante appartengono ad un regno inferiore al nostro, il nostro codice è superiore. Qualsiasi sistema diverso da questo sistema è un sistema che non può essere imposto all’uomo perchè diverso dalla sua programmazione. Diversamente il sistema socio-economico imposto dallo Stato è programmato per diminuire e distruggere l’abbondanza nella vita dell’uomo. Sistema innaturale e quindi inaccettabile.

foto di Vittoria Amati
  • foto scattate in: Noto e Selinunte, Sicilia

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