I frutti del cloroformio

Quello che le piante hanno da insegnare è cosi semplice che passa inosservato. Prima di tutto perchè nessuno si aspetterebbe che un vegetale immobile, senza parola, sia dotato di un briciolo d’intelligenza, secondo perchè le formule semplici vengono assorbite dall’abitudine. Quando parlo d’insegnamento da parte delle piante non alludo a un piano della creazione stabilito in cui la funzione delle piante sia d’insegnarci qualcosa. Ogni cosa nei piani della creazione va per la sua strada; generosa, disponibile ma nessuna cosa sale mai in cattedra.
Qualcuno sa che non c’è niente di più eccitante ed avventuroso nella vita che scoprire il proprio sentiero. Alcune persone si fanno aiutare, altre si divertono ad intuire. Se qualche cosa salisse in cattedra ad insegnare rovinerebbe il nostro sacrosanto diritto di essere liberi di sbagliare fino in fondo. Nell’illimitato diritto che abbiamo di essere liberi di sbagliare c’è una sola, irrisoria, precauzione: uccidere un’altra persona senza essere scoperti, oppure non ucciderla affatto. Ho parlato la volta scorsa dell’abilità delle piante di selezionare dalla terra le dosi esatte di minerali e particelle chimiche che compongono la loro personale formula di evoluzione.
Considerato lo spessore delle radici non è difficile immaginare che le dosi che succhiano devono essere infinitesimali. Eppure succhia oggi e succhia domani quello che producono sono frutti succulentissimi e fiori profumatissimi. Come mai l’uomo che è così, ma così intelligente non ha mai prodotto un’auto che emette profumo o una sola cosa che ci faccia altrettanto bene come una mela o un’arancia? Ci deve essere per forza qualcosa di sbagliato nelle dosi che l’uomo estrae dalla terra. Ho letto un articolo recentemente che parla della morte prematura di un ragazzo di Catania, Emanuele Patanè di 29 anni, ucciso da un tumore al polmone.
Emanuele lavorava nel 2003, nel laboratorio di farmacia dell’Università di Catania a contatto con acetato d’etile, cloroformio, acetonitrite, diclorometano, metanolo, benzene. Nello stesso periodo in cui lavorava sono morte altre 3 persone mentre altre 4 si sono ammalate di tumore. Grazie al suo diario finito negli atti d’inchiesta è stato sequestrato e chiuso il laboratorio di farmacia e sono stati notificati avvisi di garanzia per disastro colposo ed inquinamento ambientale all’ex rettore dell’Università Ferdinando Latteri, al preside della facoltà Angelo Vanella e ad altri sette tra docenti e responsabili. Come si può interpretare il fatto? Persone che hanno tentato di uccidere altre persone senza farsi scoprire o persone che non avrebbero mai voluto uccidere? Come fanno un rettore e un numero di docenti ad ignorare le conseguenze che possono avere dosi massicce di sostanze chimiche sul corpo umano? Sarebbe bastato dedicare qualche minuto d’osservazione alle piante, anche una pianta di mentuccia, per salvare una vita, fino a 8 in questo caso, considerato che una ricercatrice ha anche perso il figlio al sesto mese di gravidanza per mancanza di ossigenazione.

Le piante non s’intromettono nella nostra vita per spiegarci come le loro formule sono più esatte delle nostre, ci lasciano liberi di scegliere l’oggetto delle nostre osservazioni. Il perchè noi non osserviamo quello che dovremmo invece osservare rimane un mistero fittissimo. È abbastanza logico pensare che, in effetti, queste cosine verdi con i piedi per terra e la testa in aria possano avere una funzione di mini laboratori chimici. La creazione tende sempre a prenderci in giro, ha un senso dell’umorismo formidabile, nasconde le sue ricchezze nei posti più semplici e più visibili per non sentirsi mai rimproverare “ehi ma non me l’avevi mica detto…”. Eppure noi passiamo davanti alle piante senza vederle.

foto di Vittoria Amati

  • elaborazione grafica di Domenico De Arcangelis
  • foto scattate in: Sri Lanka e campagna romana

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