Yes, off the grid

Qualche settimana fa viaggiando in aereo da Roma a Milano ho sfogliato un Repubblica – omaggio e mi sono letta un articolo molto interessante: il giornalista trattava a fondo tutte le opzioni per trasformare l’energia della nostra casa in verde. Leggo sempre questi articoli perché sono sempre in attesa di sapere se finalmente lo stato ci da un finanziamento che faccia senso e non una presa in giro, o che finalmente qualche azienda ha abbasato il costo dei pannelli come é successo con tutto quello che riguarda l’elettronica. I pannelli sono costosi e non capisco la ragione se la richiesta é così alta. Certo non fa senso installare qualcosa che ti ripaghi oltre il sesto anno di uso. Ma non é questo il punto.
Quello che mi ha demoralizzato dell’articolo é stato l’approccio. Le spiegazioni sulle alternative di cui una persona dispone erano tutte formalmente corrette, la terminologia corretta chiamando il programma di recessione dalle utenze ‘off the grid’ , ha elencato come sostituire le forniture di acqua, gas e elettricità con gli impianti oggi disponibili sul mercato; eppure quando é stato il momento di chiudere l’articolo che poteva essere un trionfo di speranza e di ottimismo, il giornalista ha tagliato corto concludendo che ancora la nostra indipendenza dalle società fornitrici arrivava a troppo caro prezzo per essere viabile. Mi sono girate le palle e ho mollato là il giornale rigiurando che é assolutamente inutile leggere i giornali italiani a parte per la cronaca nera. In genere l’informazione che si riceve dalla stampa italiana é poco scientifica e ancor meno libera, ottimista, indipendente.
Chi se ne frega se si devono tappare la bocca sulla politica ma almeno abbiano il buon senso d’impegnarsi per gli italiani e dargli il massimo di un concetto e non la fretta delle loro piccole e strette giornate. La conclusione del suo articolo doveva essere diversa per un solo buon motivo: la nostra indipendenza e la nostra libertà dalle bollette va al di là del risparmio economico. Libertà é una condizione imprescindibile da ogni legame e non può essere negoziata dal fattore economico. L’assunzione inconscia del giornalista é che l’utente faccia i soldi per metterli da parte, per accumularli e ingrandire il suo potere di spesa.
O almeno per risparmiare abbastanza denaro per arrivare a fine mese, quello che risparmi sull’energia lo spendi sul mangiare. L’assunto é errato per la semplice ragione che i soldi non dovrebbereo servire a sopravvivere ma a pagare la propria libertà. La libertà esiste solo dopo che ci siamo liberati dalla nostra dipendenza dai soldi, da quel perverso clima di calcolo che impegna la nostra mente giornalmente, come se la nostra mente fosse stata creata per nient’altro che calcolare il minimo profitto dopo una virgola o un punto. La mente, e suppongo che il giornalista lo ignori, ha la capacità di apportarci tutto il benessere di cui abbiamo bisogno ma se é impegnata a calcolare le maledette bollette non può lavorare come dovrebbe.
Quindi, anche se i pannelli sono costosi, anche se fare il composto ci sporca le mani, anche se deviare l’acqua piovana nella nostra cisterna ci sforza la mente, benvenga questo sforzo e questa spesa ulteriore. La nostra mente é felice solo quando il piano prevede come scopo maggiore libertà. Ogni giorno dovremmo, come dei congiurati o novelli carbonari tramare la nostra libertà a spese delle “maggiori entrate dello stato”.

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