Intervista a Rosalba Giugni

Dopo una serie di interviste rivolte a Folco Quilici, Alessandro Giannì e Marco Busdraghi, volte a capire quali sono i problemi legati alle aree marine protette in particolare, abbiamo deciso di intervistare chi questi problemi cerca di risolverli. In Italia una delle Associazioni più attive in questo senso è Marevivo, creata e capitanata da Rosalba Giugni. L’intervista è stata effettuata per via telefonica, nonostante ciò devo ammettere che Rosalba è riuscita a trasmettere in pochi minuti tutta la passione e la grinta che mette nel lavoro, e queste doti possono essere solo la conseguenza di una forte passione per il mare.

Veronica: “Rosalba la premessa che voi fate e’ questa … L’Italia, avendo sviluppato un sistema di aree marine protette che non ha eguali in altri paesi mediterranei, rappresenta un “faro”, un punto di riferimento da prendere a modello per creare una rete internazionale di aree marine protette che possa realmente rappresentare uno strumento di conservazione e sviluppo sostenibile del mare nostrum.. Secondo lei, cosa hanno in più le nostre aree marine protette rispetto a quelle di altri paesi europei?”

Rosalba: ” Attualmente le aree marine protette sono ancora in una situazione molto critica. Ci sono purtroppo ancora molte problematiche legate soprattutto al fatto che le nostre zone sotto protezione si trovano al 90 % su aree fortemente antropizzate. In questi casi è veramente difficile riuscire a gestire il rapporto uomo-natura, ad esempio è arduo riuscire a creare norme per la fruizione regolamentata in queste aree protette. Però, rispetto a dieci anni fa, la situazione sta piano piano migliorando. Per quanto riguarda il confronto con altri paesi del Mediterraneo….beh prendiamo ad esempio alcuni stati: in Francia ci sono 3 aree marine protette e in Grecia solo 2 in confronto alle nostre 26 che costituiscono una vera e propria grande rete… Abbiamo avuto coraggio . In più nel nostro paese c’è una biodiversità straordinaria, non solo dal punto di vista biologico ma anche culturale, fatta di tradizioni e di pesca. Tutto è così diverso da un posto all’altro tanto da rappresentare una ricchezza ineguagliabile. Basti pensare all’Arcipelago Toscano e alle Isole Egadi…sono due situazioni totalmente diverse. E ciò rende tutto “speciale”.”

Veronica: “Intervistando Alessandro Giannì di Grenpeace Italia e Marco Busdraghi, subacqueo professionista da anni nell’area marina protetta di Capocaccia, è emerso che il problema principale è l’assenza di controllo nelle aree marine protette. Lei cosa ne pensa? ”
Rosalba:“In questo senso le difficoltà sono molte. In primo luogo, c’è un problema legato alla gestione delle aree marine protette. Ad esempio alcuni gestori non hanno ancora fatto un regolamento vero e proprio. Da un lato quindi si è ancora in alto mare, dall’altro in molte zone si stanno sviluppando novità tecnologiche molto all’avanguardia, ad esempio le boe intelligenti o il circuito  televisivo chiuso con cui si possono sorvegliare i fondali, come ad esempio avviene alle 5 Terre. C’è l’uno e c’è l’altro. Ci sono situazioni quasi drammatiche ma ci sono anche esempi molto positivi. Le aree marine protette sono ancora qualcosa che sta prendendo forma. Marevivo sta facendo parte di un tavolo di lavoro sulla nautica da diporto e sulle attività subacquee nelle aree marine protette. Le attività dell’uomo in queste zone di particolare pregio devono essere regolamentate e devono essere in qualche modo condivise da tutte le persone che entrano in contatto con l’area marina protetta. Certo nelle aree molto estese, come ad esempio le Egadi, è difficile riuscire ad avere un reale controllo.. Stiamo lavorando insieme ad altre associazioni, Legambiente e WWF, al Ministero dell’Ambiente, all’UCINA,  alle Capitanerie di Porto e alle Aree Marine protette, per cercare di trovare delle regole comuni in modo da creare un vero e proprio accordo condivisibile sia dai fruitori, che dalle Istituzioni e dai gestori. Le regole e i divieti devono essere uguali in tutte le aree protette, con al massimo piccole differenze locali. La disegualianza crea solo confusione nei fruitori e noi ora stiamo lavorando proprio per cercare di creare un’omogeneità di base per tutte queste zone sotto tutela. La base comunque è molto buona. Oggi viene richiesta l’Istituzione di aree marine protette, mentre 20 anni fa nessuno le voleva, addirittura le persone facevano barricate. Ora tutti per fortuna si rendono conto che l’area marina protetta ha anche un valore aggiunto, sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista economico (una casa e un albergo in un’area marina protetta hanno più valore!).”

Veronica: “Quanto è importante secondo lei la divulgazione d’informazioni scientifiche nella gestione di un’area marina protetta? Non pensa che ad oggi ancora l’Italia sia carente da questo punto di vista?”
Rosalba: È fondamentale far capire alle persone il valore di un’area marina protetta, non solo dal punto di vista locale ma anche nazionale. Quello che ancora manca è la formazione e l’informazione dei giovani  che vivono nelle zone limitrofe alle aree marine protette, perché in futuro diventeranno loro i protagonisti e magari i gestori di queste aree. Bisogna far capire che abbiamo dei veri e propri “Musei viventi” e che dobbiamo essere bravi a conservarli dandogli un valore assoluto. Mi sembra che stiamo iniziando a prendere una strada molto più dedicata al coordinamento e questo è molto positivo. ”

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