Nel giardino

Un’altra invenzione diabolica della città é quella di aver creato appartamenti che hanno spese condominiali. Le spese condominiali arrivano corredate di: amministratori arroganti, condomini alieni e barbari, conti stratosferici, danni imponderabili, riunioni inammissibili, documenti illegibili, secessioni impossibili. Quindi: chi veramente desidera fare parte di un condominio? Quando abitavo permanentemente a Londra avevo un appartamento bellissimo. Era un enorme loft in legno a due piani con terrazzo e scorcio sul fiume.
Appena comprato dalla mia finestra potevo vedere fino al parco, poi dopo un anno costruirono un enorme palazzo a 6 piani e cominciai a svegliarmi la mattina con un muro e le finestre degli altri inquilini davanti al naso. Dopo qualche anno cominciarono i lavori per la costruzione di un altro gigantesco edificio in vetro a forma di ferro di cavallo così che la maggior parte di appartamenti avesse la vista sul fiume.
A me, al posto dello scorcio sul fiume, rimase la vista sul culo del palazzo. Ma la cosa che veramente esasperò la mia pazienza erano i conti condominiali che di anno in anno lievitavano e la caparbietà ottusa di un amministratore che pretendeva il saldo di un conto non dovuto cosa che mi impegnava lungamente con la letture delle sue lettere, la scrittura delle mie risposte e l’archiviazione del tutto per riferimento. Ero talmente spossata da questa partita a ping-pong che un giorno mi arresi all’offerta del mio vicino di casa che voleva congiungere il suo appartamento al mio. Eppure sotto-sotto il motore di questo cambiamento era il desiderio di abitare in una casa con il giardino, nonostante i sogni siano gli ultimi ad essere ascoltati.
Passai tutto l’agosto a Londra a cercare la casa nonostante le case con giardino avessero prezzi iperbolici. Finalmente trovai una casa, err una catapecchia abbandonata da almeno dieci anni, dove in salotto al piano terra l’acqua piovana scendeva copiosa da un balcone crollato. La cosa mi lasciò del tutto indifferente perchè alla fine del salotto c’era una porta a vetri che dava su un giardino, era una giungla di rovi e di edera che era cresciuta come un muro impenetrabile.
Da questo muro ogni tanto spuntava la punta di un albero e si poteva immaginare, contando le punte, fin dove arrivasse. Il prezzo era giusto e la comprai. Il trasloco da casa fu la cosa più faticosa che posso ricordare, durò tre giorni e andò avanti nonostante il nuovo inquilino si fosse già installato per contratto e avesse aperto a martellate una breccia tra i due appartamenti. Quando mia figlia vide la nuova casa prima del restauro mi diede della matta; del fatto che ci fosse un giardino al posto di tutto lo spazio per fare festa nel loft, non gliene poteva fregare di meno. Oggi sono qui a scrivere davanti alla finestra della mia stanza che non da su un muro, ma su un giardino nel quale ho avuto la fortuna di trovare alberi alti 15 metri. Su questi alberi, i più alti di tutta la strada, si arrampica err si lancia di ramo in ramo una famiglia di scoiattoli fino al balcone della mia finestra. Questo lo fanno solo al mattino presto e me ne accorgo perché c’é la punta di una coda grigia che taglia lo spazio davanti alla finestra. Dopo anni ancora dormo senza chiudere le tende per paura che la favola sia solo una fantasia delle mia testa e al risveglio mi ritrovo senza carrozza e con il solito muro davanti. Ieri mentre stavo svuotando un secchio pieno di foglie intrappolate nell’acqua che aveva congelato ho visto un pettirosso avvicinarsi.
Non avevo mai visto un pettirosso così da vicino e così sfrontato. Stava aspettando che mi allontanassi per andare a scavare vermi dal terreno che avevo appena smosso. D’inverno é buona abitudine inglese lasciare noci, datteri, noccioline in terra per gli scoiattoli e semi nei contenitori appesi agli alberi per gli uccelli. Vederli mangiare e sapere che la giornata per loro finisce con la pancia piena é un successo anche per me. La soddisfazione, la gioia, la sorpresa che mi da il giardino é insostituibile. Direi proprio che é una parte della mia vita che é andata finalmente a posto. E una cosa che va a posto si trascina con sé tutta un’altra serie di cose che naturalmente vanno a posto.
Difficilmente penso a ieri e alla grande bellissima casa che ho lasciato indietro. É appiattita e inscatolata nelle foto incollate su un album.

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