Il campanello d’allarme del corpo: la malattia

I PARTE

E’ dei primi di febbraio una notizia che giunge da Londra. I genitori di un bambino affetto da una rara anemia, sottoposto a trasfusioni mensili e in attesa di un trapianto di midollo osseo, riescono a guarirlo con un trattamento a base di integratori mirati (contenenti amminoacidi di cui era carente l’organismo del bambino). Tutto questo tra l’incredulità dei medici che avevano definito la malattia incurabile. Tale storia ricorda molto quella di Lorenzo Odone, a cui avevano diagnosticato l’adrenoleucodistrofia e una morte certa prima dei dieci anni e che, invece, si è spento nel maggio 2008 a 30 anni. Questo per merito dei suoi genitori che furono protagonisti di un vero miracolo medico: cercarono disperatamente e, infine trovarono, una soluzione per la terribile malattia di cui soffriva il figlio e, sfidando la scienza, misero a punto un trattamento a base di olio di oliva e di colza che riuscì a fermare, per circa 20 anni, la malattia. Queste storie sono speciali e sembrano essere dei miracoli d’amore. Non tutti sanno però che già nei secoli scorsi vi furono degli scienziati che sostenevano teorie non convenzionali e la messa al bando dei farmaci nella cura delle malattie.
Nell’800 Isaac Jennings (1788-1874), dottore in Medicina e uno dei fondatori dell’igienismo (vedi foto), iniziò una rivoluzione silenziosa nel campo della sanità quando si accorse che, cambiando semplicemente il proprio stile di vita, si potevano ottenere risultati eccellenti. Ecco il suo pensiero sullo stato di malattia.
Quando le nostre abitudini di vita permettono all’organismo di raggiungere un crescente stato di intossicazione, l’energia vitale si abbassa in modo inversamente proporzionale e gli organi di eliminazione smettono di funzionare normalmente, aumentando ulteriormente l’accumulo di scarti nel corpo. Ed è proprio quando questi accumuli oltrepassano il punto di tolleranza che l’organismo va in crisi. Per compensare questa eccedenza di sostanze tossiche, il corpo reagisce provocando quella che viene definita malattia. La base da cui si sviluppa ogni malattia, quindi, è un accumulo di tossine che il corpo non è riuscito ad espellere attraverso i suoi 4 canali di eliminazione: la pelle, i polmoni e il tratto respiratorio, l’intestino e il colon, le vie urinarie. La ragione per cui il corpo non riesce a disintossicarsi correttamente è la carenza di energia causata dallo stress, da uno stile di vita non sano e/o maltrattamento del corpo (in particolare attraverso scelte sbagliate in fatto di cibo, iperalimentazione, assunzione di tossine farmaci compresi, ecc.).
Quello che noi chiamiamo malattia è in realtà lo sforzo che il corpo fa per liberarsi dalle tossine, ossia il suo tentativo di guarirsi (le reazioni più comuni sono, tra le altre, febbre, mal di testa, eruzioni, muco, tosse, vomito e infiammazione). L’assunzione di farmaci va ad aggiungersi alle cause della malattia e ne aggrava la situazione, perché per il corpo umano sono dei veleni (acidi), e quindi nocivi. La causa principale delle molte cosiddette “malattie” dell’uomo, quindi, è da ricercarsi in quelle attività che prosciugano la forza vitale del nostro corpo, le abitudini quindi che tolgono energia al nostro corpo. Di conseguenza, la soluzione definitiva alle nostre malattie è una correzione delle abitudini di vita. Non esistono “pillole magiche” (farmaci) per raggiungere una buona salute. Uno stato di salute ottimale deriva dal rispettare alcune semplici leggi naturali, ossia fare le giuste scelte quotidianamente. Questo, naturalmente, è solo il suo pensiero. Altri scienziati continuarono la sua strada e molti altri gridarono all’eresia.
Sicuramente, siccome si tratta del nostro corpo, dovremmo cercare di capire meglio che cosa sono i farmaci, quando utilizzarli (soprattutto nel caso dei più piccoli) e a quali effetti collaterali possiamo andare incontro.

II PARTE

Un farmaco è, fondamentalmente, una molecola estranea alla struttura biochimica dell’organismo umano. I bambini non sono, e non devono essere considerati, dei “piccoli adulti”. Anche se possono manifestare patologie comuni agli adulti, il loro organismo non è ancora in grado di tollerare tutti i medicinali.
Troppe medicine mettono a rischio la salute dei bambini. Il problema è aggravato dal fatto che il 90% dei farmaci abitualmente utilizzati per i bambini, anche per i più piccoli, è stato creato e sperimentato per gli adulti. Nel 60-70% dei casi vengono dati loro farmaci che non hanno un’autorizzazione per uso pediatrico. Di conseguenza, per i bambini vengono adattate medicine messe a punto per persone adulte, in genere di sesso maschile.
L’adattamento consiste nel ridurre le dosi in base al peso o nel cambiare formulazione (sciroppi, piuttosto che pastiglie): è il cosiddetto uso “fuori etichetta”, in inglese “off label”.
Nei bambini, però, i farmaci “off label” possono dar luogo a un numero maggiore di reazioni avverse, talvolta anche gravi. L’abuso di farmaci, come ad esempio capita spesso con antibiotici, antinfiammatori o cortisonici, rischia di compromettere la salute e la stessa crescita dei bambini, indebolendone gravemente le difese immunitarie. L’eccesso riguarda soprattutto gli antibiotici, che rappresentano il 33% dei farmaci prescritti che, nella metà dei casi, non sono necessari. Non è superfluo ricordare che gli antibiotici sono una categoria di farmaci molto delicata. Le segnalazioni di reazioni avverse riguardano soprattutto l’amoxicillina (coniugata o meno con l’acido clavulanico), seguita dalle cefalosporine e dalla claritromicina: utilizzati per combattere le infezioni batteriche (spesso a sproposito, quando l’infezione è causata da virus, contro i quali gli antibiotici sono inefficaci), questi farmaci possono causare reazioni cutanee (in genere macchie rosa, soprattutto su braccia e addome) o disturbi gastrointestinali (diarrea).
Gli antibiotici usati in modo inappropriato, oltre a danneggiare l’intestino del bambino alterandone la flora batterica intestinale, portano a fenomeni di resistenza e a un danno alla collettività. Contribuiscono infatti a selezionare ceppi batterici resistenti, che si diffondono tra i più piccoli, rendendo inefficace l’antibiotico in uso. Le medicine per le vie respiratorie sono in assoluto quelle più prescritte ai bambini, insieme agli antibiotici. In questa categoria rientrano i farmaci a base di cortisone (come il beclometasone, clenil), gli adrenergici o broncodilatatori (come il salbutamolo, ventolin), i cromoglicani (nedocromil).
I cortisonici possono dare luogo a ritardi nella crescita e a perdita di peso, effetti che si manifestano lentamente, di solito nel giro di settimane o di mesi. Alcune regole per preservare i bambini dall’eccesso di farmaci sono, innanzitutto valutare sempre se i sintomi che il bambino presenta siano assolutamente da trattare con una terapia farmacologica; promuovere lo studio di prodotti pensati e creati ad hoc per le caratteristiche e le esigenze dei bambini; limitare allo stretto indispensabile l’uso di farmaci su bambini più piccoli, soprattutto in fase di sviluppo (ogni intervento su di loro potrebbe rappresentare un rischio per la loro crescita). Infine, non ricorrere all’ospedale e al pronto soccorso per ogni minima indisposizione. Fra i consigli dati dai pediatri c’è anche quello di affrontare in modo naturale le malattie leggere, riscoprendo alcuni dei vecchi metodi usati dalle nonne, che forse sono meno efficaci nell’immediato ma che poi risultano fondamentali per permettere ai bambini di sviluppare le loro difese immunitarie, aiutandoli ad affrontare gli attacchi alla salute per tutta la vita.

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