Paradise lost, paradise regained

Quando i miei mi portavano d’estate in vacanza erano gli anni 60, veramente molto tempo fa. Mi portavano su un’isola che per raggiungerla ci voleva quasi un giorno di viaggio ininterrotto per nave e per macchina.
La casa era un appartamento minuscolo dove eravamo talmente tanto uno sull’altro che mia madre per sopravvivenza mi lasciava fuori a giocare tutto il giorno. Libertà che potevo sognare in città. D’altra parte pericoli non ce n’erano considerato che la nostra casa era l’unica costruita fino all’ora e intorno era il deserto, o meglio, il Paradiso.
La casa si affacciava su una larga baia dal mare verde-turchese trasparente di cui solo una minima parte di costa era stata cementata per dare attracco a quelle che in estate saranno state al massimo una decina di barche.
Intorno i promontori di granito rosa erano punteggiati dal verde della macchia bassa, profumata e a perdita d’occhio non potevi vedere un’altra casa, c’era solo ed esclusivamente il contorno di forme naturali modellate dal vento. Per mesi tutte le estati ero a caccia di passaggi nella macchia chiusa e selvatica per esplorare il terreno fino alla cima delle montagne o per arrivare a una nuova spiaggia. Lo stesso in mare, ogni anno riconoscevo sempre più fondali ma fino al limite del blu che non oltrepassavo perchè credevo infestato da squali.
Poi la voce della bellezza del paradiso si sparse e presto arrivarono le ruspe, gru e mine per far saltare il granito e piantare le fondamenta di migliaia di ville. Quando arrivano le imprese la magia di una terra svanisce, era inutile per me rimanere là, non c’era più niente da esplorare. Da allora la mia vita è stata un castello di carte che nessun progetto è riuscito ad ancorare. Non ho mai creduto nella carriera. Perchè? Finchè un giorno posando il piede su un’isola deserta, e nel mio “immaginari” vergine, dell’arcipelago di Palau in Micronesia, ebbi finalmente un’intuizione e la risposta. Il mio istinto era fatto per esplorare!
In sintesi questo è il problema dietro al mio disicantamento dalla civiltà cittadina e industriale e quindi, perso un paradiso mi sono messa alla ricerca di un altro paradiso. Le note, le foto e le cose che scrivo sono informazioni e riflessioni verso l’altro mondo, quello che non dovrebbe esistere e invece esiste.
È un sistema di leggi naturali dalle quali noi dipendiamo non come schiavi quali la burocrazia e lo stato ci riduce ma come essere liberi verso una libertà sempre più ampia.

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