un’ape mi è volata vicino…

 

Qualche giorno fa ho ricevuto un’email da un’amica che tra le altre cose diceva “…oggi, mentre andavo in bici, un’ape mi è volata vicino, è stato così emozionante… Alice”.Alice è un’ecologa californiana che si occupa di specie erbacee di prato. Di per se non è particolarmente attratta dalle api ma, come studiosa, conosce esattamente la loro funzione all’interno di un ecosistema ed è una delle persone estremamente preoccupate della recente drastica riduzione delle api in tutto il mondo.

Nel 2006, dagli Stati Uniti, fu lanciato un allarme: con l’arrivo della primavera le popolazioni di api si erano ridotte della metà mettendo in crisi una serie di attività agricole particolarmente redditizie per la California ( ad esempio la produzione di mandorle). L’allarme, nel giro di un anno, si è spostato in Europa e persino in Italia in cui è stata registrata una diminuzione del 50% delle popolazioni di api precedentemente presenti.

Nel mondo scientifico la preoccupazione era evidente; Einstein conosceva l’importanza di questi insetti così bene da dichiarare che se l’ape fosse scomparsa dalla faccia della terra, all’uomo non sarebbero rimasti che quattro anni di vita.
Probabilmente la previsione non si discosta dalla realtà: le api sono indispensabili per la riproduzione di molte specie vegetali, basti pensare agli adattamenti di ciascuna pianta per rendere più visibile e attraente la sua fioritura, per l’impollinatura. Alcune di queste specie vegetali sono state utilizzate e coltivate dall’uomo con vari scopi ma soprattutto come risorse alimentari. Per far sì che le piccole operaie facessero sempre il loro mestiere venivano allevate in prossimità dei campi da impollinare e infine utilizzate anche per la produzione del miele.
Il profondo legame tra l’uomo e l’insetto ha dato sempre ottimi frutti, fin quando, 4 anni fa, senza nessun preavviso, le api hanno iniziato a scomparire; le operaie abbandonavano gli alveari e non vi facevano più ritorno.
Molte commissioni multidisciplinari si sono occupate della sindrome delle api, ipotizzando le più diverse teorie. In alcuni casi il fenomeno è attribuibile a un virus, introdotto da un acaro proveniente dalla Cina; in America Latina potrebbe essere legato alle colture transgeniche o ai pesticidi usati; in California, ad un cambiamento climatico con una forte riduzione delle piogge. Alcuni ritengono che le onde elettromagnetiche emesse dai cellulari causino problemi neurologici alterando il senso di orientamento… e non manca chi vede nell’estinzione delle api il presagio di un’imminente apocalisse! Nessuno, però, è stato in grado di darne una spiegazione certa ed è plausibile che la massiccia scomparsa avvenuta quasi contemporaneamente in più parti del mondo sia legata a diversi fattori che, insieme, sono stati letali.

Questa primavera qualcosa è cambiato, almeno lungo la costa pacifica e la ragione di questo cambiamento va ricercata nella crisi economica: ma cosa c’entra un piccolo insetto con Wall Street e la crisi dei mutui? Beh, evidentemente molto.

Gli agricoltori californiani sono stati costretti a ridurre i costi di produzione evitando di importare api da altre località. Le popolazioni già presenti sul territorio sono state nutrite modificandone la dieta e questo le ha rafforzate; negli ultimi due anni, poi, le precipitazioni medie sono aumentate considerevolmente e, quindi, un paio di settimane fa, quando tutti i campi e gli alberi hanno iniziato a fiorire, straordinariamente e senza preavviso gli eserciti operai sono tornati a dar vita alle praterie californiane e agricoltori ed ecologi insieme hanno tirato un respiro di sollievo.

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