Sea Shepherd, difensori dell’oceano

Creata nel 1977, la Sea Sheperd Conservation Society (SSCS) è un’organizzazione no-profit per la conservazione della fauna marina. La sua missione è contrastare la distruzione degli habitat oceanici e il massacro degli animali negli oceani di tutto il mondo.Lo scopo originale era quello di difendere i mammiferi marini tramite una dura lotta ai cacciatori di balene e di foche; successivamente, però, la difesa si è allargata a tutte le creature degli oceani che oggi sono seriamente minacciate.

Per contrastare le attività illegali in alto mare, Sea Sheperd usa tattiche innovative di investigazione e documentazione ma non esita, dove necessario, ad intervenire con azioni dirette.
Il suo fine ultimo è la salvaguardia della biodiversità che considera fondamentale per garantire la sopravvivenza alle future generazioni.
Solcando gli oceani di tutto il mondo si prefigge l’obiettivo di far rispettare, anche nel profondo dei mari, le regole della Carta mondiale per la natura. Benché introdotta quasi 30 anni fa, alcune nazioni non sono in grado di far rispettare i suoi principi di tutela ambientale e ancora oggi, molte imbarcazioni di paesi considerati civili si macchiano di tremende atrocità a discapito di specie marine che rischiano l’estinzione.
Sea Sheperd si oppone con tutte le sue forze alle attività di questi cacciatori; non importa di che nazionalità siano. “Sea Sheperd opera al di fuori delle barriere culturali, nazionali, etniche o religiose. I nostri clienti sono balene, delfini, tartarughe, uccelli marini e pesci. Noi rappresentiamo i loro interessi” afferma il comandante Watson.

Al momento sono diverse le missioni che la flotta dei pirati per l’oceano si trova ad affrontare.
In Giappone sono fortemente impegnati in un’azione di contrasto ai cacciatori di delfini. Ciclicamente centinaia di delfini vengono intrappolati e uccisi. La loro carne viene inscatolata e venduta alle mense scolastiche come cibo, nonostante la comprovata tossicità.

In Canada la lotta è contro i cacciatori di foche. La quasi totalità degli esemplari uccisi sono cuccioli che non possono difendersi scappare o nascondersi dall’attacco del cacciatore. Oltre a contrastare direttamente le operazioni di questi presunti cacciatori, i pirati buoni suggeriscono un’altra forma di protesta: il boicottaggio di tutti i prodotti della pesca canadesi finché il massacro non sia concluso perché oltre ad essere una caccia estrememente crudele (molti piccoli sono scannati vivi) mette a dura prova la sopravvivenza della specie.

Altro animale che sta a cuore agli eco-pirati è lo squalo. Da anni Sea Sheperd sta portando avanti la sua campagna per sfatare il mito di presunte proprietà magiche della pinna dello sfortunato animale. Ogni anno, 100 milioni di squali sono cacciati e uccisi esclusivamente per le loro pinne. Il 90% della popolazione mondiale di squali è già scomparsa e rischia l’estinzione perché cacciato con molta più intensità di quanto riesca a riprodursi. I membri della Sea Sheperd però sanno benissimo che la scomparsa di un animale così antico porterà conseguenze irreparabili per gli ecosistemi marini. Lo squalo è sopravvissuto ai dinosauri ed è un predatore all’apice della catena alimentare.

Le balene sono, poi, al centro dell’attenzione dei pirati ambientali dall’inizio delle loro attività. Benchè la Commissione internazionale per la caccia alle balene (IWC), abbia vietato la caccia di questi mammiferi per scopi commerciali non è in grado di far rispettare ovunque queste regole internazionali e sotto la scusa di presunte ricerche scientifiche flotte Norvegesi e Giapponesi continuano, imperterrite, la loro azione.
Ultima ma di estrema importanza è il monitoraggio da parte di Sea Sheperd delle acque delle Galapagos. In quest’area la presenza costante serve a contrastare la pesca illegale di squali oltre a portare avanti un percorso di educazione ambientale per i giovani locali.
Il comandante Watson ne è fermamente convinto. “se l’umanità non è in grado di proteggere un ecosistema unico al mondo, come le Galapagos, allora non sarà in grado di proteggerne alcuno. Queste isole sono patrimonio dell’umanità e dobbiamo sentire tutti il dovere di proteggerle”.

LINKS:
www.seashepherd.org

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