Intervista a Alex Bellini

Quali sono le sensazioni che il mare ti ha trasmesso durante le tue spedizioni?

Il mare, come anche la montagna e le distese di ghiaccio, lontane dal primo segno di esseri umani, regala ancora la possibilità di sentirsi la prima persona a solcare quelle acque e ad attraversare quegli spazi. La sensazione che si vive in mare è in controtendenza con le sensazioni che una persona prova durante una vita passata “a terra”. Sulla terraferma ogni segno parla della presenza costante, quasi ingombrante, dell’uomo. Il mare invece non permette all’uomo di lasciare traccia di sé: ad esempio dopo qualche secondo dal passaggio della mia barca, il mare tornava ad essere così come era stato nei milioni di anni precedentemente e così sarà per i prossimi anni. Il mare è rimasto inalterato superando glaciazioni, cataclismi, ere geologiche, e questo ti fa provare una sensazione strana perché sembra di avere a che fare con qualcosa di immobile, di inanimato, qualcosa che non permette all’essere umano di sopravvivere. Abituandosi, vivendo il mare, anzi prendendo a volte la forma del mare, si scopre che il mare è un ambiente molto vivo, da esso emergono a volte delle creature marine che arrivano da profondità che noi non riusciremmo mai a visitare.

Cosa ti ha più colpito durante l’ultima traversata?

Gli incontri che mi hanno più colpito sono naturalmente quelli legati agli esseri marini. Ad esempio la compagnia di ogni giorno erano i delfini, in alcune situazioni riuscivo anche a vederli di notte ma non vedevo esattamente la sagoma degli animali, ma la scia luminosa, creata dal plancton, che lasciavano dietro di loro. Ho avuto anche emozionanti incontri con le balene, in un particolare momento sono stato addirittura circondato da tre esemplari e per due ore sono state in mia compagnia, a volte anche facendomi provare una leggera paura: sono animali talmente grandi che potenzialmente potrebbero creare gravi danni alla mia barca. In un’altra occasione ho incontrato le orche, una sensazione eccezionale: sono animali che, a differenza delle balene o dei delfini, sono poco curiosi, davano quasi l’impressione di non volere cercare neanche il contatto con l’essere umano, come se loro avessero trovato all’interno della loro specie un equilibrio che li mantenesse lontano da qualunque altro essere vivente. Almeno questa è la sensazione che loro mi hanno trasmesso.

Nei tuoi viaggi hai incontrato anche degli squali?

Nell’ultima traversata, ho incontrato tre squali: solamente uno ho potuto apprezzare da vicino. Era uno squalo di due metri e mezzo di colore azzurro che si è avvicinato talmente tanto alla mia barca da prendere una vera “zuccata” con la chiglia della barca. Gli è addirittura rimasto sulla fronte il colore arancione dell’antivegetativo. Se ne andato via un po’ barcollando, intontito da questo colpo.

Hai avuto paura?

Non sarei onesto se ti dicessi di non aver provato un certo timore, diciamo che in alcune situazioni ho dovuto affrontare le mie paure riguardo agli squali perché ogni 20 giorni dovevo immergermi in acqua per pulire lo scafo dalle incrostazioni che si formavano sulla barca, in due situazioni mi è capitato di fare questi lavori esattamente il giorno dopo un avvistamento di squalo. Nessuno poteva aiutarmi nel fare questo lavoro, per cui ho dovuto affrontare le mie paure. Quando ho visto lo squalo di 2 metri e mezzo, comunque, l’impressione è stata di vedere davanti ai miei occhi non tanto un predatore quanto un animale pacifico, inoffensivo, certo sempre accompagnato dalla sua nomea di cacciatore, dall’idea che noi umani ci siamo fatti di questo animale, però in quel momento mi sono sentito molto simile a lui: un animale che aveva fatto del mare il suo ambiente di vita, come anche io in quel momento.

Dal punto di vista biologico (animali), quali sono le principali differenze che hai trovato tra l’Oceano Atlantico ed il Pacifico?

L’Atlantico, rappresentando la mia prima avventura, è legato anche a delle sensazioni più forti, ossia il mio personale momento della scoperta. Quando vedi le cose per la prima volta, con gli anni, te la ricordi come le più belle. Quest’anno ho vissuto il Pacifico, non più come qualcosa di nuovo, ma ho approfondito le mie conoscenze. Ad esempio, questa volta sono partito con un manuale di pesci e delle specie marine che avrei potuto incontrare durante il mio percorso. Grazie a questi testi, è stato bello scoprire che sono tantissime le specie di balene e delfini. Per non parlare di quanto mi ha tenuto compagnia questo studio e approfondimento… Puoi immaginare la noia che una persona può provare in mare da solo remando 14 ore per 300 giorni, l’unica compagnia era rappresentata dagli incontri con questi animali.

Cosa pensi possa fare un atleta come te per salvaguardare il mare che ti ha “ospitato” durante le tue imprese?

Io penso sempre che il mare ci ha dato la vita, noi proveniamo da specie molto più semplici che vivevano in mare. Noi dobbiamo prenderci cura del mare perché non è in grado di sopportare i nostri vizi. Noi atleti dobbiamo raccontare le nostre esperienze affinché il mare arrivi nelle case di tutte le persone. Durante le mie conferenze, non manco mai di raccontare la sensazione di vivere il mare. Credo che raccontando alle persone della fragilità del mare è possibile arrivare a cambiare certe abitudini. Ritieni che il mare sia in crisi? Il mare visto dalla costa è totalmente diverso dal mare visto dal mare. Il mare visto dalla costa sembra un essere vivente in gran difficoltà, che necessita di aiuto. Visto dal mare aperto mostra un’altra faccia perché sembra un elemento molto resistente, io ho trovato un mare pulitissimo. Quando buttavo la lenza in mare per pescare riuscivo a vedere la sua fine a 25 metri di profondità… è strabiliante! Un mare così credevo fosse solo ai caraibi, non nell’oceano aperto.

Quale sarà la tua prossima avventura?

Per ora posso dirti che prenderò una certa distanza dal mare, è un po’ come se avessi fatto una grossa scorpacciata ed ora dovessi darmi il tempo di digerire. Anche se so che prima o poi il richiamo della “foresta” si farà di nuovo sentire… Fisicamente ora sono ancora provato dall’ultima traversata… devo riposarmi un pò!!! Devo pensare alla mia famiglia, che vorrei far crescere in numero nei prossimi anni. Per un pò metterò le avventure da parte, ma non le abbandonerò perché la mia natura è un pò quella di un lupo. Insomma, voglio dedicarmi alla mia famiglia che ho un po’ trascurato negli ultimi anni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *