Avvelenato il Lambro!

Nella notte del 23 Febbraio scorso dallo stabilimento di Villasanta della Lombarda Petroli un’onda nera si riversa nel Lambro. Qualcuno apre le valvole dei serbatoi pieni di petrolio e da inizio al più grave attacco ambientale che il fiume abbia mai subito.

L’ecosistema del fiume è definitivamente compromesso e molte specie che vi erano ospitate già condannate a morire per l’avvelenamento o per le sue complicanze.

Il fiume continua a scorrere trascinando con se il suo carico di veleno per tutta la pianura padana, attraversando Lombardia ed Emilia-Romagna. Come si può fermare un fiume? Non si può pretendere che non raggiunga il suo scopo: portare le sue acque nel grande Po e con lui giungere nel mare.

Oggi però il lento scorrere del fiume fa paura perchè ovunque passerà con i suoi veleni danneggerà animali, piante e tutte quelle persone che intorno al fiume hanno costruito la loro vita.
Bisogna agire e in fretta; vengono mobilitati i personali di Aipo, Arpa, Protezione civile, vigili del fuoco e anche i militari del Genio; vengono costruiti sbarramenti in territorio lombardo, ma l’onda nera li supera; altri sbarramenti nell’emiliano ma nulla sembra fermarla… e il Po raccoglie la sua velenosa eredità.

Si teme il peggio; si pensa che il veleno possa arrivare in mare e quindi si fa l’ultimo disperato tentativo: si ferma la centrale Enel di Isola Serafini e si aprono le paratorie inferiori per far defluire l’acqua dal basso. Si spera, forse, di poter catturare la macchia oleosa allo sbarramento e separarla dalle acque del fiume con le idrovore… Forse funziona, forse il delta del Po e il mare sono salvi ma chi pagherà per tutto questo?

La Procura di Monza ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per disastro ambientale e fra i primi atti degli inquirenti ci sarà il sequestro dei serbatoi dell’azienda e dei documenti relativi allo stoccaggio dei carburanti.

Chi ha compiuto questo crimine sapeva bene come azionare le valvole e quali serbatoi aprire; probabilmente sapeva anche che lo scorso 2 Febbraio il governo ha licenziato una modifica al codice ambientale che indebolisce le sanzioni per il reato di scarico industriale nelle acque. “Oggi chi scarica inquinanti oltre i limiti consentiti dalla legge se la cava solamente con una multa dai 3000 ai 30000 euro.” accusa il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli.

Come suggerito dal settimanale Terra si spera che questi criminali abbiano solo approfittato della depenalizzazione perchè c’è chi crede che la depenalizzazione sia stata implementata proprio per aiutare alcuni a liberarsi da certi problemi.

Se così fosse allora il veleno del Lambro non sarà l’ultimo di cui parleremo…

 

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