La sindrome della foresta vuota

Gechi, farfalle, uccelli tropicali e serpenti: è questa la natura degli animali da compagnia in voga negli ultimi anni.
Allora, se il bambino si è stufato del solito cagnolino e vuole un pangolino e se un esemplare unico di tartaruga attrae di più il collezionista di un originale di Chagall ecco che si alimenta una nuova rete di traffici internazionali.

Legali o illegali hanno un’unica caratteristica: un fitto commercio dal sud-est asiatico all’occidente civilizzato di animali delle più disparate specie esistenti sul pianeta.

Quando, poi, ci si mette anche la medicina cinese, gli animali (in questo caso i cavallucci marini, per cui è stato stimato un commercio pari a 17 milioni di esemplari l’anno) vengono essiccati e spediti come infallibile cura per le più svariate malattie.

Il commercio di esemplari esotici, oltre ad interessare quelle specie protette dal CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) sta diventando enormemente preoccupante per tutte quelle specie che erroneamente vengono ancora definite comuni come il Geco di Tokay.

Il problema” spiega Vincent Nijman, ricercatore della Oxford Brookes University” è che il traffico di questi animali è per lo più legato alla moda del momento. In questi ultimi dieci anni stiamo assistendo sempre alla stessa triste sequenza di avvenimenti. Possedere un particolare animale è considerato alla moda, di conseguenza aumentano le esportazioni in maniera tale da decimare la specie in questione. Quando questi esemplari non sono più facilmente reperibili allora il mercato sposta il suo interesse su un’ altra varietà e così ricomincia il ciclo.”

I commercianti senza scrupolo costruiscono la loro ricchezza sulla povertà dei paesi sudorientali. In Asia tutti conoscono il valore commerciale delle specie selvatiche ma pochi sanno che quella manciata di dollari racimolati dalle loro vendite diventa 1000 o 10000 volte più grande sulle aste del mercato internazionale. “Il commercio di specie esotiche sta rendendo molto ricchi i soliti pochi e sta definitivamente distruggendo l’habitat di molti” dice Nijman.

Il fenomeno ha raggiunto livelli tanto preoccupanti da far coniare un nuovo termine la Sindrome della foresta vuota per descrivere il duro colpo alla biodiversità causato da un continuo prelievo di animali dai loro habitat naturali.

Come conclude Chris Shepherd (rappresentante della rete internazionale per il controllo sul commercio degli animali selvatici) “In molte delle foreste del nostro pianeta sono spariti i grandi animali e in altre, purtroppo, non puoi sentire neanche più il canto degli uccelli”

Links:
http://www.cites.org/
http://www.traffic.org/
http://www.guardian.co.uk/environment/2010/feb/21/illegal-wildlife-trade?&CMP=EMCENVEML742

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