Radon: pericolo invisibile

Il radon è un gas, appartiene alla famiglia dei gas nobili, è inodore ed incolore ed è estremamente volatile. E’ radioattivo e si forma dal decadimento del radio, generato a sua volta dal decadimento dell’uranio. Viene generato di continuo da alcune rocce della crosta terrestre ed, in particolar modo, da lave, tufi e pozzolane. Il radon decade nel tempo con emissione di radiazioni per lo più di tipo alfa, producendo nuovi composti “discendenti” radioattivi (es. polonio e bismuto). Gli effetti dannosi del radon sono causati dai suoi discendenti radioattivi che si aggregano al pulviscolo presente nell’aria e, se inalati, finiscono per depositarsi nell’epitelio bronchiale, rilasciando particelle radioattive sia di tipo alfa che beta. Queste particelle possono agevolare l’insorgenza di tumori polmonari, soprattutto se combinate con altri fattori di rischio come ad esempio il fumo delle sigarette. La concentrazione nell’aria dei discendenti dannosi del radon aumenta nei locali chiusi con il passare del tempo e in mancanza di aereazione. Fino ad oggi, come conseguenza dell’esposizione per lunghi periodi ad alte concentrazioni di radon, non sono stati dimostrati effetti diversi dall’insorgenza di tumore polmonare, ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che, dopo il fumo, il radon è la causa principale di questo tipo di tumore. La situazione in Italia non è rosea: il rischio attribuibile al radon è stato valutato dall’ISS (Istituto Superiore Sanità) in 3.200 casi di tumore polmonare mortale ogni anno (la stima oscilla da un minimo di 1.100 a un massimo di 5.700 in relazione alle incertezze delle stime di rischio). In gran parte sarebbero coinvolti i fumatori (e in misura minore gli ex-fumatori) a causa dell’effetto moltiplicativo di radon e fumo.

I danni provocati dall’esposizione al radon dipendono da 2 fattori essenziali:
1. la concentrazione di radon, misurata in Bq/m3 (becquerel al metro cubo);
2. il totale delle ore di esposizione.
In spazi aperti, o comunque in ambienti molto arieggiati, è diluito dalle correnti d’aria e raggiunge solo basse concentrazioni. Al contrario, in ambienti chiusi o con scarso ricambio di aria, il radon può accumularsi fino a raggiungere elevate concentrazioni. Ne consegue che il fattore di rischio per la salute umana derivante dall’esposizione al radon è presente soprattutto negli ambienti interrati, chiusi e/o poco arieggiati. Il radon attraverso infiltrazioni, crepe nei muri, permeabilità del suolo può raggiungere l’interno di un edificio. La concentrazione del radon negli edifici, tuttavia, può variare moltissimo in base a diversi fattori:
• la composizione geologica del suolo;
• la permeabilità del suolo (densità, porosità);
• il suo stato (secco, impregnato d’acqua, gelato o coperto di neve);
• le condizioni meteorologiche (temperatura del suolo e dell’aria, pressione barometrica, velocità e direzione del vento);
• le modalità di edificazione dell’edificio;
• la ventilazione a cui l’edificio è sottoposto. In Italia, la legislazione vigente prevede l’obbligo di misurazione della concentrazione di radon solo per gli ambienti di lavoro. Il decreto legislativo n. 241 del 26/05/2000 ha fissato in 500 Bq/m3 il limite di concentrazione di radon negli ambienti di lavoro, superato il quale occorre intervenire con azioni di bonifica. Per quanto riguarda le abitazioni civili, non esiste in Italia una normativa specifica. I valori di riferimento generalmente ritenuti accettabili a livello mondiale vanno tra 150 e 1.000 Bq/m3, ma la maggior parte dei Paesi ha fissato soglie tollerabili tra 200 e 400 Bq/m3. Molte nazioni hanno adottato valori di riferimento unici per case già costruite ed edifici da costruire: per es. Stati Uniti 150 Bq/m3, Inghilterra e Irlanda 200 Bq/m3, Germania 250 Bq/m3, Svezia 400 Bq/m3. In Italia si fa riferimento alla raccomandazione della Comunità Europea 143/90 che indica 2 valori di riferimento, superati i quali è raccomandato un intervento di bonifica: 400 Bq/m3 per gli edifici già esistenti e 200 Bq/m3 per quelli ancora da costruire.
Presto tutte le nuove case potrebbero essere costruite rispettando le misure di prevenzione che consentano di evitare il rischio di esposizione al radon. Lo ha annunciato il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, il 21 settembre scorso, quando l’Istituto Superiore di Sanità ha presentato a Roma, nel pressoché totale silenzio dei media, il rapporto “WHO Handbook on radon: a public health perspective”, la cui presentazione è avvenuta in contemporanea in soli 4 paesi Usa, Germania, Irlanda e Italia. I principali contenuti del rapporto del Who (World health organization) si basano sui più recenti studi epidemiologici che hanno dimostrato che il rischio di tumore polmonare è evidente anche (per esposizioni prolungate di alcuni decenni) a livelli di concentrazione medio-bassi (inferiori a 200 Bq/m3) e, quindi, vi è la necessità di aggiornare le strategie di riduzione dei rischi aggiungendo alla protezione dai valori alti, anche una protezione dai valori più bassi di concentrazione di radon.
Anche se non è possibile eliminare del tutto il radon dagli ambienti, ci sono diversi modi ed alcuni accorgimenti da adottare per ridurne la concentrazione nei luoghi chiusi, tra cui:
• realizzare la sigillatura dei pavimenti e delle pareti interrate con materiali non permeabili o poco permeabili al gas radon;
• migliorare la ventilazione dell’edificio;
• realizzare intercapedini areate sotto al pavimento o tra le pareti interrate ed il terrapieno circostante;
• depressurizzare il suolo, realizzando sotto o accanto alla superficie dell’edificio un pozzetto per la raccolta del radon, collegato ad un ventilatore;
• pressurizzare l’edificio, aumentando la pressione interna per contrastare la risalita del radon dal suolo;
• fondamentale è poi fare in modo che per le nuove costruzioni si adottino criteri anti-radon.

Link per approfondire:

http://www.who.int/ionizing_radiation/env/radon/en/index1.html/
http://www.epicentro.iss.it/problemi/radon/radon.asp/
http://www.epa.gov/radon//
http://www.radon.com//
http://www.iss.it/tesa/prog/cont.php?id=182&tipo=14&lang=1/
http://www.misurediradon.it/index.htm/

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