A proposito di campioni di apnea

Stavo guidando per Roma in una infernale giornata di agosto quando girando lo sguardo verso la pancia di un autobus vedo incollata sopra la foto del mio istruttore di apnea che emerge dall’acqua in una smagliante camicia bianca appena lavata con un detersivo di quelli che non lasciano vivo un microbo.

‘Che cav… ci fa sull’autobus, sbotto”. Non è quello il posto adatto a uno sportivo, a un campione, a chi ha sacrificato tempo per l’allenamento.

La questione non è tanto fare publicità ma cosa si publicizza. Un’orologio se veramente lo porti o meno non danneggia l’ambiente, l’acqua se la bevi o meno ha un impatto modesto contro l’ambiente (Messner, Levissima), ma un detersivo non si può publicizzare perchè è altamente inquinante ed essendo degradabile nell’acqua finisce per essere smaltito in mare. Come fa, quindi, uno sportivo che ha passato la maggior parte della sua vita professionale in mare (records e programmi televisivi) e dal mare dipendono i suoi molteplici annuali corsi di apnea a non porsi la questione morale? I detersivi moderni si sono evoluti, dal semplice sapone fatto con grasso animale, ad un concerto di sostanze chimiche che assicurano un certo rendimento. Gli elementi prinicipali sono tensioattivi, candeggianti chimici che liberano ossigeno per sbiancare, sbiancanti ottici che non lavano, si depositano sulle fibre del tessuto per rendere visibili le radiazioni degli ultravioletti, agenti anti ri-deposizionanti, regolatori di schiuma, sequestranti organici, fosfati,enzimi, agenti profumanti e giusto come riempitivo per fare peso, il solfato di sodio presente fino al 30%. Normalmente questi detersivi lasciano residui chimici nei tessuti dei vestiti che lentamente vengono assorbiti dalla nostra pelle.
Non solo sono nocivi per noi creando spesso allergie cutanee ma i fosfati che vengono immessi nei corsi idrici provocano il loro cosiddetto ‘invecchiamento’. I fosfati alimentano una crescita anormale delle alghe che cominciano a rubare ossigeno dall’acqua provocandone l’ipossia. L’eutrofizzazione conseguente porta alla morte degli organismi marini e del pesce.

Non porsi la questione morale rivela una dose di incoscienza pari a quella di chi affonda navi cariche di scorie chimiche in mare pensando che con i soldi guadagnati si possa ricreare una vita alternativa altrove.
Oppure nel caso del campione di apnea è successo che il bucato della madre e della moglie non è mai stato messo in relazione all’inquinamento di cui non si è fatto che parlare per anni.
Da una parte si parla del famoso pericolo delle sostanze chimiche usate dall’industria ma se poi tua moglie ti lava la camicia in lavatrice questo fa parte di una tradizione che non può venire discussa perchè dal momento che l’acqua s’infila nel discendente non sono più affari nostri.
Lavare con la cenere? Conoscere le sostanze con le quali veniamo a contatto non vuole dire tornare alle origini. Il mercato è ormai pieno di alternative. C’e un boom di prodotti non inquinanti.

Altri campioni di apnea profonda, molti, considerato che ogni anno da quando ha fatto lui i record, il record è migliorato di 40 metri, si concedono invece generosamente alla protezione del mare.

http://lifehacker.com/242446/make-your-own-phosphate+free-laundry-detergent

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *