Viaggio in Mar Rosso, oops, in Mar Plastica

 

 

 

 

 

 

Senza timore di essere smentita posso ufficialmente dichiarare che passeggiare a piedi nudi per le spiagge di questo pianeta senza incontrare tracce di plastica o elementi alieni all’habitat è pratica superata. I nostri figli e i loro cammineranno forse muniti di cingolati abilitati a superare ostacoli d’immondizia sulla quale dovranno inerpicarsi prima di arrivare all’acqua, e alla vigilia delle vacanze saranno sottoposti a vaccini contro il tetano e alle infezioni provocate dalla putrefazione degli agenti chimici usati nella lavorazione di bottiglie di plastica, lattine, sacchi, batterie, medicine scadute, confezioni per i cibi e suole di scarpe. Il mar Rosso verrà ri-mappato e ribattezzato Sea of Plastic Flakes, o Plastic Snow o Plastc Blue Caps, dal quale deriveranno anche la rinominazione delle baie secondo il tipo d’immondizia che il vento e le correnti preferiranno depositare sulle spiagge. il problema è per quelli della generazione intermedia, come la mia, che hanno corso su spiagge intatte, esplorato le pozze d’acqua all’interno delle formazione rocciose. Non per i ragazzi di oggi che non gli è mai successo di vedere una spiaggia senza mozziconi di sigarette, lattine di birra e coca, bicchieri di plastica disfatti al sole. Per loro non credo abbia più senso meditare sulla forma di una conchiglia e farsi quelle stupide domande che ci siamo fatti noi. Domande del resto con una risposta poco economica e troppo filosofica. Per loro forse il mare diventerà un mezzo sul quale fare scivolare un gommone da ancorare a largo che non potrà essere toccato perchè vigerà un divieto di balneazione su scala nazionale e internazionale. Del resto tra la proliferazione di meduse, scarichi chimici e nuvole di plastica nessuno è cosi matto da trovare il mare invitante, neanche in quegli agosti aridi e caldissimi preannunciati nel nostro futuro dalle stazioni meteorologiche. Oggi, di ritorno da Marsa Alam, sono stata testimone di una catastrofe ecologica che non è più reversibile, neanche se decidessimo di impiantarci Mare Vivo e tutte le scolaresche italiane a raccogliere buste e bottiglie di plastica per il resto della loro vita. È troppo tardi per qualsiasi azione di bonifica. Il numero di plastica che circola in mare è ormai talmente alto che ci dobbiamo rassegnare a vivere non su un Pianeta Blu ma su una Discarica di Plastica Variopinta. Prima che una bottiglia di plastica e i suoi componenti si biodegradino è necessario aspettare tra i 300 e i 500 anni. Per una busta di plastica tra i 30 e i 60 anni. Due autori virtuosi hanno suggerito nel loro libro CRADLE TO CRADLE che il problema sta nell’aver prodotto confezioni che durano più del prodotto che contengono. Se fossimo veramente integrati nel ciclo naturale, le industrie avrebbero creato un materiale che una volta buttato sarebbe stato smaltito da funghi, batteri e insetti cosi come avviene con il cibo o con il tronco di un albero morto. Perche non siamo coscienti di appartenere al ciclo naturale? Una volta in acqua ho scoperto un reef di bellezza sorprendente e un abbondanza di pesce incredibile, ovviamente tanta bellezza ed eleganza accanto alle nostre creazioni di plastica psichedelica risultava ingenuamente fragile.

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