Il killer delle palme


Da un paio d’anni un esercito silenzioso sta prendendo piede in tutto il bacino del mediterraneo; una miriade di piccoli insetti si diffonde e prolifera anche lungo le nostre coste decretando la morte delle belle palme che caratterizzano i nostri litorali.
Il suo nome scientifico è Rhynchophorus ferrugineus ed è un coleottero della famiglia dei Curculionidi; il suo areale originario di distribuzione corrisponderebbe all’Asia sud orientale dove già è responsabile di seri danni alle coltivazioni di cocco. A seguito dell’importazione in Europa di alcuni esemplari di piante infette, il Punteruolo rosso è stato traghettato in un nuovo ambiente in cui ha presto scoperto la sua facile preda: la Phoenix canariensis. Quando uno di questi insetti trova dimora su una palma, il suo destino è segnato; l’animale si ciba dei freschi germogli e deposita all’interno di cavità scavate nel cuore della pianta le sue larve; nel frattempo la pianta inizia a morire, prima le sue foglie collassano le une sulle altre e poi iniziano a cadere finché della pianta non rimane che il tronco privo di vita. Gli insetti che nel frattempo hanno raggiunto maturazione non fanno altro che volare via alla ricerca di un nuovo esemplare su cui stabilirsi e di cui cibarsi.

La lotta a questi coleotteri appare molto difficile per lo più perché la maggior parte delle palme si trova in luoghi abitati (viali o litorali) in cui è vietato un uso massiccio di insetticidi; la lotta biologica, poi, ha portato scarsi risultati.

La P. canariensis rappresenta (ancora per poco, purtroppo) un elemento caratteristico di molti paesi litorali; nei centri nati a seguito della bonifica dell’agro pontino, ad esempio, sono state espressamente volute dagli architetti razionalisti come testimonianza delle campagne africane… ora questi centri, e Sabaudia ne è un esempio, appaiono in parte privati del loro carattere.

Per ora le uniche specie intaccate sono quelle del genere Phoenix ma già si riscontrano contagi  tra le Washintoniae e le Chamerops soprattutto nei vivai in cui le piante sono a stretto contatto tra loro. Per evitare un’ulteriore diffusione del contagio si è deciso a livello europeo di imporre l’abbattimento delle piante malate ma questa operazione è un costo e non tutti i privati hanno la possibilità e la volontà di farlo.
Tutto ciò che è in nostro potere per proteggere la palma nel nostro giardino è prendersene cura giornalmente, eliminando le foglie morte e agendo tempestivamente e localmente quando si vedono i primi sintomi d’infezione.
Speriamo che nel frattempo una delle tecniche in fase di sperimentazione in tutta Italia dia risultati concreti; senza le nostre palme probabilmente nemmeno gli occhi di un regista avrebbero potuto trasformare le rive del lago di Fogliano in quelle più remote e suggestive del Nilo di Mosè…

Links:
Corriere.it – Strage delle palme, l’Italia cambia volto

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