Il Brasile vince la coppa… per il maggior impatto ambientale!


È di recente pubblicazione su PLoSONE una ricerca dal significativo titolo “Evaluating the Relative Environmental Impact of Countries” che si propone come obiettivo la classificazione della maggior parte delle nazioni del mondo non per la bravura nel campo di calcio ma, per un fattore molto più importante: il relativo impatto ambientale che presuppone la loro stessa esistenza.

Il team internazionale coordinato dal professor Bradshaw dell’università di Adelaide in Australia, ha voluto elaborare nuove categorie di definizione di impatto ambientale che per la prima volta non includano direttamente dati relativi alla ricchezza pro-capite o altri indicatori economici.

I ricercatori hanno ritenuto opportuno elaborare due differenti classifiche: una relativa all’impatto ambientale di ciascuna nazione rispetto alla disponibilità di risorse naturali e un’altra in cui considerare in maniera assoluta l’impatto ambientale del paese.

Le variabili prese in considerazione sono variabili ambientali e precisamente: la deforestazione, l’uso di fertilizzanti, l’inquinamento delle acque, la conversione di habitat, la pesca, le emissioni di carbonio e la minaccia alla biodiversità. In un secondo momento i risultati sono stati correlati a variabili socio-economiche come le dimensioni della popolazione, il benessere e la qualità del governo in carica.

Delle 228 nazioni considerate solo 179 avevano dati sufficienti per essere analizzate con i criteri richiesti per il calcolo dell’impatto proporzionale; ancor meno (171) per quello assoluto.

Relativamente alla ricchezza delle proprie risorse naturali, le nazioni che si sono guadagnate il podio e quindi creano un maggior impatto ambientale sono Singapore, Corea e Qatar mentre in termini assoluti le nazioni con livelli maggiori di impatto ambientale sono i colossi Brasile, Stati Uniti e Cina. Il Brasile si guadagna la coppa del primo classificato a causa dell’alto tasso di deforestazione, la conseguente perdita di habitat e la costante minaccia a specie in via di estinzione.

I risultati hanno inoltre dimostrato che l’aumento della ricchezza pro-capite è uno dei fattori chiave che portano all’incremento dell’impatto ambientale; per questo motivo appare evidente non solo incoraggiare le scelte ambientaliste dei paesi meno sviluppati (in particolare gli asiatici che si trovano ai piani alti di entrambe le classifiche redatte) ma soprattutto richiedere ai paesi più sviluppati di elaborare pratiche comportamentali sempre più eco-sostenibili.

La protezione ambientale è un fattore critico per la salvaguardia dell’intera umanità ed è importante sia individuare quelle nazioni che nel complesso mostrano le performance peggiori sia quelle da utilizzare come modello nel futuro.

Al termine dei lavori il professor Bradshaw ha voluto sottolineare: “La crisi ambientale che attanaglia il pianeta è il corollario di un eccessivo consumo umano di risorse naturali”. Vi è una notevole prova che il crescere del degrado e la perdita di habitat e di specie possono compromettere gli ecosistemi che sostengono la qualità della vita di miliardi di persone in tutto il mondo”.

Per approfondire:
PLoS ONE.org : Evaluating the Relative Environmental Impact of Countries

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