Rivoluzione per i rifiuti tecnologici

La notizia preoccupante che circola in questi giorni sui rifiuti tecnologici è che nel 2016 i Paesi in via di sviluppo arriveranno a produrre il doppio dei rifiuti elettronici dei Paesi sviluppati. Secondo un nuovo studio pubblicato dalla rivista Environmental Science & Technology, sembra infatti che nel 2030 i Paesi in via di sviluppo butteranno tra i 400 ed i 700 milioni di personal computer obsoleti all’anno, rispetto ai 200-300 milioni che si registreranno nei Paesi sviluppati.

I Raee sono Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche.  La produzione di rifiuti tecnologici provoca l’immissione nell’ambiente di sostanze tossiche (piombo, mercurio, cadmio, zinco, bromo) ed è oggi in costante aumento. In Italia vengono dismesse annualmente più di 700mila tonnellate di RAEE , circa 12 kg per abitante, che diventano in media circa 20 kg per ogni cittadino europeo. Eppure è possibile ridurre l’impatto ambientale inserendo più dell’85% dei RAEE in un processo di riciclo, attraverso opportune modalità di ritiro, trasporto, stoccaggio, separazione dei materiali, eventuale riciclo e riutilizzo, smaltimento, il tutto nel rispetto della normativa vigente.

I rifiuti “tecnologici” sono altamente inquinanti perché contengono appunto sostanze pericolose che, se mal gestite, possono arrecare danni all’ambiente, ma anche alla salute umana. Tali rifiuti sono in continuo aumento, e a ciò contribuisce, in questo periodo, il passaggio al digitale terrestre.

Dopo cinque anni di attesa è stato pubblicato in G.U. il Decreto 8 marzo 2010, n. 65 che individua le modalità semplificate di gestione dei RAEE domestici e professionali da parte dei distributori, degli installatori e dei gestori dei centri di assistenza tecnica di tali apparecchiature.

Il 18 Giugno 2010 è il termine ultimo per l’adeguamento di tutti i punti vendita (negozi e siti web) d’elettronica alla normativa approvata con Decreto Ministeriale n°65 dell’8 marzo 2010 (”uno contro uno”), già in vigore dal 19 Maggio 2010, per una regolamentazione controllata e diretta sul territorio della raccolta e del trattamento dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) sia domestici che professionali. Si tratta di una vera e propria evoluzione nella gestione di questo tipo di rifiuti che prosegue sulla direttrice del Decreto legge 151 del 2005, che aveva portato in Italia (con due anni di ritardo rispetto alla Normativa europea di riferimento) la normativa sulla regolamentazione dei RAEE.

Dal 18 giugno, quindi, i commercianti di elettrodomestici e di apparecchiature elettriche ed elettroniche saranno obbligati ad assumersi l’onere della consegna dei Rifiuti tecnologici al Centro di Raccolta locale di riferimento. Il consumatore potrà far valere il diritto introdotto dal dl 151/2005, di riconsegnare un apparecchio obsoleto o non funzionante al momento dell’acquisto di un nuovo prodotto (purché dello stesso tipo di quello acquistato). Il cosiddetto «uno contro uno» darà impulso al sistema di raccolta e di valorizzazione dei Raee, già operativo da tre anni, ma finora rallentato dalla necessità di consegnare il rifiuto tecnologico al centro di raccolta comunale. Il nuovo regime diventerà operativo a seguito del Dm 8 marzo 2010 n. 65 di snellimento degli adempimenti ambientali che oggi gravano sui rivenditori, sugli installatori e sui centri di assistenza tecnica. Inviando una comunicazione alla sezione regionale dell’albo gestori ambientali, presso le Camere di commercio dei capoluoghi di regione, sarà possibile ottenere l’autorizzazione necessaria per ritirare, depositare e trasportare i Raee provenienti dalle famiglie, ma la documentazione necessaria continuerà a essere articolata e di difficile predisposizione. I RAEE sono trasportati al centro di raccolta con cadenza mensile e, comunque, quando il quantitativo raggruppato raggiunge complessivamente i 3.500 Kg.

In questo modo si vuole tenere traccia del percorso dei Raee dismessi ed evitarne il loro smaltimento illecito.  Infatti, una volta riconsegnato al negozio, il rivenditore ha l’obbligo di trasportare il vecchio apparecchio fuori uso fino ai centri di raccolta autorizzati.

Il problema ambientale centrale, fino ad oggi, è stato quello della raccolta differenziata affidata più che altro alla buona volontà dei cittadini che si dovevano recare nelle isole ecologiche dei comuni o chiamare, ove possibile, le società comunali addette alla gestione dei rifiuti.

Mi rimane comunque da pensare una cosa: il decreto non risolve certo il problema “a monte”, visto che per ogni apparecchio buttato deve esisterne uno acquistato.

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