Nuovi studi su cibi amici della salute

Una ricerca olandese da poco apparsa su Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology dimostra che tè e caffè bevuti in quantità moderata non fanno male, anzi proteggono dalle malattie cardiovascolari. E una ricerca italiana rincara la dose: il caffè sembrerebbe avere un effetto protettivo sui tumori della testa e del collo.

Lo studio olandese ha coinvolto oltre 37 mila persone, a cui è stato chiesto, attraverso un questionario, quanto tè e caffè consumassero in media. I ricercatori li hanno seguiti per 13 anni, in modo da registrare decessi ed eventi cardiovascolari. I risultati sono confortanti: le due bevande ridurrebbero il rischio di malattie cardiovascolari e non aumenterebbero la probabilità di ictus o la mortalità in generale. In particolare, il pericolo di malattie cardiovascolari in chi beve da tre a sei tazze di tè al giorno scende del 45% (del 36% in chi oltrepassa le sei tazze) rispetto a chi beve tè solo saltuariamente; il “giusto mezzo” per il caffè si collocherebbe invece fra le due e le quattro tazzine al giorno, visto che in questo caso il rischio di malattie cardiovascolari si abbassa del 20% rispetto a chi eccede e a chi non beve caffè. Il merito sarebbe degli antiossidanti di cui soprattutto il tè è ricco; qualunque sia il motivo, l’indicazione non fa che confermare quanto emerso in passato circa l’importanza di non esagerare: tre o quattro tazzine d’espresso infatti sono considerate “sicure” perfino per chi ha avuto qualche problema cardiovascolare. Nel frattempo, uno studio italiano, pubblicato su Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention, sembra indicare che il caffè possa svolgere un ruolo protettivo nei confronti dei tumori della testa e del collo. Si tratta dell’analisi di 9 studi presi in considerazione dal Consorzio International Head and Neck Cancer Epidemiology (Inhance), condotta da ricercatori dell’Istituto Mario Negri di Milano e dell’Università di Milano. Analizzare tante ricerche consente di dare “forza” alle conclusioni, che altrimenti non emergono con altrettanta chiarezza dai singoli studi; il verdetto dell’analisi è chiaro, bere oltre 4 tazzine di caffè al giorno riduce del 39% il pericolo di tumori del cavo orale e della faringe rispetto ai non bevitori; nessuna associazione, invece, è stata verificata fra tè e tumori.

Per quanto riguarda la frutta, via libera alle arance rosse per evitare l’obesità. Le cellule del grasso, gli adipociti, infatti così non aumentano. Non è una dieta dimagrante, ma super preventiva. Gli anti-grasso sarebbero gli antociani, le molecole che danno il colore rosso o blu a frutta e verdura, che avrebbero la funzione di cambiare l’espressione di alcuni geni. Sono circa 600 quelli influenzabili da come e da ciò che si mangia. Mezzo litro di spremuta fresca è la dose ideale. Il primo luglio è partita la sperimentazione europea “Athena” che coinvolge sei gruppi di ricerca: l’obiettivo è verificare se gli antociani funzionano sull’uomo così come hanno fatto sui topi. Il lavoro è stato pubblicato sul Journal of Obesity: una dieta ingrassante, ma ricca in antociani, ha mantenuto le cavie in piena forma fisica, al riparo dall’obesità e dal rischio di malattie cardiovascolari e tumori. Lo studio è stato condotto a Milano, con Pier Giuseppe Pelicci (Istituto Europeo di Oncologia) e Chiara Tonelli (Scienze Biomolecolari e Biotecnologiche dell’Università Statale), in collaborazione con l’Istituto di Agrumicoltura di Acireale (Catania) e l’Università Cattolica di Campobasso.

In assenza di arance rosse, possiamo trovare gli antociani in fragole, mirtilli, lamponi, ribes, ciliegie, uva nera, radicchio, gelsi, melanzane, mais rosso (non è un Ogm) o blu (quello che cresce in quota sulle Ande, alimento base di Aztechi, Maya, Incas). Un’antica ricetta Azteca da provare è questa: bollire il mais blu, prenderne l’acqua ricca in antociani e berla fredda con aggiunta di cannella (mezzo litro al giorno).

Una dieta sana, ricca di minerali e vitamine antiossidanti, può contribuire anche a tenere lontana la cataratta. Lo rivela una ricerca dell’University of Wisconsin, pubblicata sulla rivista Archives of Ophthalmology. Nello studio americano sono state analizzate le abitudini alimentari di più di 1.800 donne di età compresa tra i 55 e gli 86 anni, delle quali il 29% presentava la cataratta in almeno un occhio e il 16% era già stato sottoposto a un intervento di sostituzione del cristallino opacizzato in un occhio. Incrociando le informazioni sul regime nutrizionale con quelle sulla malattia oculare, i ricercatori hanno appurato che le donne che avevano mantenuto nel tempo una dieta più vicina ai consueti consigli per una sana alimentazione (molta frutta e verdura, pochi grassi e sale) avevano avuto un rischio minore di andare incontro all’opacizzazione del cristallino. Tra i meccanismi coinvolti nello sviluppo della cataratta c’è il danno ossidativo ed è proprio su questo fronte che probabilmente si sviluppa l’effetto protettivo, visto che cibi ricchi di vitamine e minerali contrastano il danno ossidativo. Purtroppo, però, non è facile misurare con esattezza questo effetto. Il messaggio è chiaro: mangiare «bene» rappresenta una strategia efficace per proteggersi dallo sviluppo della cataratta, anche se quello che ci si può assettare non è un’abolizione del rischio, ma, al massimo, un allontanamento del momento di insorgenza del problema.

Link per approfondire:

Americam Heart Association: Tea and Coffee Consumption and Cardiovascular Morbidity and Mortality

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