La nutrizione ecologica: studi scientifici a supporto

Il nuovo report dell’UNEP (Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite), uscito il 2 giugno 2010 e intitolato “Calcolo degli impatti ambientali dei consumi e della produzione”, evidenzia senza ombra di dubbio il consumo di alimenti animali – carne, pesce, latticini – come una delle cause primarie di impatto ambientale, inquinamento, effetto serra e spreco di risorse. Il professor Edgar Hertwich, l’autore principale del report, ha dichiarato: “I prodotti animali causano danni maggiori di quelli dovuti alla produzione di materiali per l’edilizia come sabbia e cemento o di materiali come plastica e metallo. Le coltivazioni per i mangimi animali sono dannose quanto il consumo di combustibili fossili.” Come rimarcato dal nuovo rapporto ONU, il fattore limitante è il metabolismo animale, cioè il fatto che gli animali sono fabbriche di proteine alla rovescia: hanno bisogno di una grande quantità di mangime per produrre una quantità di “prodotto” (carne, pesce, latte, uova) molto più bassa. E questo aspetto non si può cambiare con nessuna tecnica di allevamento o di coltivazione dei mangimi. Lo scorso anno Lord Nicholas Stern, ex consulente del governo del Regno Unito sugli impatti dei cambiamenti climatici sull’economia, ha dichiarato che l’alimentazione vegetariana è migliore di quella onnivora per rispettare l’ambiente. E il dott. Rajendra Pachauri, direttore dell’IPCC, il Panel Intergovernativo dell’ONU sui cambiamenti climatici, dal 2008 in avanti sostiene la stessa tesi in numerose conferenze ed audizioni, e sta sostenendo l’iniziativa europea dei “lunedì senza carne” per abituare le persone a mangiare senza avere il bisogno psicologico della carne a ogni pasto, e far così passare gradualmente la popolazione a un’alimentazione a base vegetale. Secondo un articolo del quotidiano inglese The Guardian, a commento del report, “uno spostamento globale verso un’alimentazione vegan è vitale per salvare il mondo dalla fame e dagli impatti peggiori del cambiamento climatico“.

Vari personaggi pubblici sostengono questa tesi da svariato tempo. C’è la prof.ssa Margherita Hack (astrofisica) che pensa che è possibilissimo vivere senza carne, come lei, vegetariana fin dalla nascita; il prof. Mario Tozzi (geologo) sostiene che l’allevamento industriale è una delle attività maggiormente impattanti sull’ambiente del pianeta Terra; Jens Holm (europarlamentare svedese) ha ottenuto una risposta della Commissione Europea ad una sua interpellanza (24 aprile, 2007, H-0198-07) in cui la Commissione riconosce che la produzione di carne ha un effetto negativo sui cambiamenti climatici (purtroppo la Commissione non ritiene che sia il caso di adottare qualche misura in materia); Julia “Butterfly” Hill (ambientalista americana) è una grande sostenitrice della necessità di alleggerire l’impronta ecologica di noi esseri umani su questo pianeta, in modo da poter lasciare un mondo migliore di quello ereditato.

Ecco una brevissima carrellata di articoli che invitano a diminuire il consumo di alimenti animali per diminuire in maniera drastica il nostro impatto sull’ambiente.

L’associazione di consumatori tedesca Foodwatch ha pubblicato nell’agosto 2008 un report sull’impatto dell’agricoltura e dell’allevamento sull’effetto serra. Lo studio è stato svolto dall’Istituto tedesco per la Ricerca sull’Economia Ecologica (IOeW), e ha tenuto conto delle emissioni di CO2 risultanti dalla coltivazione dei mangimi per gli animali, dall’utilizzo dei pascoli per l’allevamento e dalle deiezioni prodotte dagli animali stessi (escrementi e gas intestinali). Il confronto è stato esplicitato in termini di “km equivalenti” percorsi in auto (una BMW, per la precisione), e quindi spiega a quanti km percorsi in auto equivale 1 kg di carne, 1 kg di grano, ecc. Calcolando il totale di “km in BMW” equivalenti a un’alimentazione onnivora, una vegetariana, una vegana, in un anno. I risultati sono: alimentazione 100% vegetale (vegana) 629 km; alimentazione vegetariana 2.427 km; alimentazione onnivora 4.758 km. Come già noto da altri studi, dunque, il tipo di alimentazione più ecologista è quella 100% vegetale. L’alimentazione latto-ovo-vegetariana ha un impatto 4 volte più alto, quella onnivora 8 volte più alto.

La conclusione dello studio PROFETAS (Protein Foods, Environment, Technology And Society) finanziato dall’Accademia delle scienze olandese e condotto da ricercatori dell’Università di Amsterdam, e di altre università olandesi esposta nell’articolo di Le Scienze dell’aprile 2006 è che il passaggio alle proteine vegetali offrirebbe molti vantaggi, soprattutto in campo energetico.

Nel numero di settembre 2007 della rivista scientifica internazionale The Lancet, l’articolo “Cibo, allevamenti, energia, cambiamenti climatici e salute” mostra quanto questi aspetti siano correlati tra loro e quanto sia urgente una diminuzione drastica del consumo di carne. Le persone più informate, nei paesi ricchi, specie in Gran Bretagna, stanno già dimostrando di voler ridurre il consumo di cibi animali, a quanto sembra soprattutto per prevenire il rischio di malattie cardiovascolari. Per aiutare le persone a fare questa scelta, affermano gli autori, sarà utile eliminare i sussidi statali alla produzione di mangimi animali (grano e soia) e all’allevamento, in modo che il prezzo al consumo rispecchi i reali costi, e quindi aumenti. Questo, inoltre, aiuterebbe a dirottare i raccolti verso i paesi poveri, per il diretto consumo umano, riducendo la “concorrenza” tra la coltivazione di cibo per gli animali e quella di cibo per gli umani. Gli studiosi concludono dicendo che la proposta porterebbe a molti effetti collaterali positivi: una dieta più sana, migliore qualità dell’aria, maggiore disponibilità di acqua, una razionalizzazione dell’uso dell’energia e della produzione di cibo.

Nonostante questi risultati siano ormai divulgati abbastanza spesso su giornali e riviste, le persone sembrano aspettarsi che esista una qualche tecnologia che risolva il problema e permetta loro di mantenere invariate le loro abitudini alimentari. Ma non esiste e mai esisterà, perché il problema è intrinseco nella trasformazione da vegetale ad animale, che genera uno spreco enorme.

L’unica soluzione reale sta in una diminuzione – il più cospicua possibile – del consumo di carne, latte e latticini e uova, tutti cibi per cui è necessario l’allevamento.

E io concluderei…. ai posteri l’ardua sentenza!

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