Le balene non sono in vendita!


Cosa ci fa una balena in bella posa sulla scalinata di Piazza di Spagna? Non si tratta della scenografia di qualche stilista ecologista e nemmeno del set di un eclettico pubblicitario. È molto più tristemente un gesto di denuncia posto in atto da Green Peace per attirare l’attenzione pubblica sulle sorti dei nostri amati cetacei.

Il mese scorso si svolgeva ad Agadir in Marocco il 62° meeting dell’International Whailing Commission (IWC); tramite questo organismo è stata approvata ben 24 anni fa l’importante e contestata moratoria sulla caccia alle balene. Dal 1986, infatti, la caccia alle balene è stata bandita mentre è permessa solo la cattura degli animali per scopi scientifici. Alcuni irriducibili (tra cui Giappone, Norvegia e Islanda) si sono sempre dichiarati contrari al divieto di caccia ai cetacei considerando questo barbaro atto come parte integrante della loro cultura e quindi irrinunciabile. È questo il motivo per cui, nonostante le pressioni internazionali e l’attivismo di molti gruppi ecologisti non si è riusciti a far rispettare da tutti la moratoria e alcuni paesi fanno passare per ricerche scientifiche brutali mattanze di cetacei le cui carni sono vendute a peso d’oro nel mercato nero.

Gli interessi celati dietro questa pratica sono molti e negli ultimi anni le pressioni verso i membri della commissione sono state sempre più insistenti tanto che durante il meeting di Agadir il presidente ha presentato un documento finale che prevedeva la possibilità di riaprire la caccia alle balene in alcune zone concordate, lasciando un pericoloso spiraglio per il ristabilirsi di un regime di caccia indiscriminata.

Benché il documento e chi l’ha proposto avessero avuto diverse critiche la possibilità che la risoluzione potesse ottenere la maggioranza dei voti era reale grazie alla vecchia infallibile tecnica della corruzione e della compravendita dei voti.

Ruolo fondamentale in questa fase l’hanno avuta i media a cui hanno fatto da amplificatori le varie associazioni ambientaliste. Il Sunday Times ha pubblicato un’inchiesta sul tentativo di corruzione avvenuto a Barcellona e conseguentemente gruppi ecologisti hanno denunciato favori, regali e quant’altro a beneficio di alcuni membri della commissione da parte di importanti aziende giapponesi.

Secondo quanto appreso dall’Enpa (Ente nazionale protezione animali) l’ipotesi di votare una mozione favorevole alla cancellazione del bando di caccia è stata superata grazie all’opposizione dell’Unione Europea, dell’Australia e dei Paesi latino-americani. “Il movimento internazionale contro la caccia alle balene ha vinto grazie a una straordinaria mobilitazione – commenta Ilaria Ferri, direttore scientifico e responsabile campagne internazionali di Enpa –Ora è necessario fermare anche la caccia a scopi scientifici, un pretesto dietro cui si nasconde una caccia comunque a scopi commerciali”.

Il pericolo è stato scongiurato ma rimane l’amarezza nel costatare che sempre più frequentemente questi preziosi incontri che dovrebbero definire le linee guida verso una totale salvaguardia dei cetacei debbano concludersi con la faticosa difesa di traguardi raggiunti dal mondo quasi 30 anni fa.

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