L’arca di Noè


Ci son due coccodrilli e un orango-tango …. un cespo di lattuga, una spiga di grano….

Se davvero fosse esistita un’arca per salvare le specie viventi dal diluvio universale, la filastrocca suonerebbe pressappoco così. Pare, invece, che Noè, nella fretta si sia completamente scordato del mondo vegetale.

Fortunatamente, l’arca non salpò mai ma gli animali e le piante si sono evoluti diversificati e anche estinti in stretta connessione con il genere umano.

È in esposizione in questi giorni, alla biennale di Venezia, “The Greek Ark” che, invece, celebra l’importanza delle piante mediterranee (e in particolare dei loro semi) per l’uomo dal momento della sua comparsa sulla Terra ad oggi.

L’arca porta con sé un carico di significati che tutti dovrebbero comprendere; in una fase critica del nostro sistema economico è importante rivalutare la campagna come spazio vitale e contaminare le città con piccoli fazzoletti verdi (come terrazze coltivate, piccoli orti e frutteti comunali) se si vuole tendere all’autosufficienza. Così come l’arca simboleggia il viaggio, la migrazione, così suggerisce una libera circolazione delle sementi da contrapporre all’attuale monopolio delle multinazionali che ne controllano i flussi.

Se ci soffermiamo a pensare, la sopravvivenza di ogni seme è legata alla storia culturale locale; la sua scomparsa corrisponde alla cancellazione di una parte della storia dell’uomo. Attraverso la libera circolazione, i semi si diffondono selvatici o coltivati, le specie si modificano e si adattano rientrando a far parte di una catena alimentare.

Sì, perché nel codice genetico di ogni seme è contenuto l’intero processo della sua trasformazione. Il seme porta con sé una specificità regionale; incarna un adattamento a uno specifico suolo, clima e ambiente geografico. Il recupero delle varietà autoctone corrisponde a un arricchimento dell’alimentazione dell’uomo, della fitofarmacologia e nella produzione delle fibre tessili nonché del modo attuale di concepire il paesaggio che ci circonda.

La responsabilità del nuovo Noè non è allora meno importante. Come conducenti, o semplici passeggeri della nuova arca abbiamo l’obbligo di custodire, proteggere e ricreare la biodiversità originaria in un nuovo spazio urbano-agricolo; se riusciremo nell’intento, potremmo finalmente dire di essere approdati in un nuovo mondo.

Link:

http://www.designboom.com/weblog/cat/9/view/11557/greek-pavilion-at-venice-architecture-biennale-2010.html

http://www.greekark.com/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.