Mae Sot, Thailandia confine con la Birmania

Tempo a disposizione solo un mese, rispetto ai 6 mesi che chiedono per inserire un’insegnante d’inglese nelle loro classi di bambini figli di rifugiati birmani.

La loro attività principale è  rivolta ai bambini profughi che qui sono migliaia perchè Mae Sot corre parallela al confine con la Birmania. C’è solo un fiume stretto che separa i due confini. Talmente stretto che il confine viene attraversato continuamente per importare elettrodomestici, scooter, biciclette, medicinali ed esportare in Thailandia giada, rubini, zaffiri, pietre semi-preziose e migliaia di profughi con i loro figli che cercano lavoro per lo più stagionale nei campi. Qui si coltiva il mais, la canna da zucchero, rose e foreste di tek, un legno molto costoso sul mercato. I bambini figli di genitori che entrano illegalmente sono anche loro considerati illegali e non hanno diritto all’istruzione. In questo caso è Help Without Frontier che se ne fa carico sponsorizzando tutte le spese delle scuole: stipendi degli insegnanti, la loro formazione, corsi di perfezionamento, insegnanti d’inglese, pasti caldi ogni giorno che vengono consegnati dalla loro cucina centrale, le divise e gli zaini impermeabili per i libri.

Il mio periodo di permanenza ha coinciso con la visita di Benno Roggia, altoatesino, al quartier generale di Mae Sot, ispiratore e primo sponsor di HWF. Alloggiavamo nello stesso albergo (locanda più verosimile) e alla sera quando rientrava si sedeva a raccontarmi quello che aveva visto per la prima volta in Birmania che lo aveva poi spinto… “a cambiare vita e tutta la scala dei miei valori”. É un uomo ancora molto giovane, pieno di esperienza, organizzato e metodico. Ha infuso HWF delle stesse qualità. Il quartiere generale è una villa a qualche chilometro da Mae Sot dove lavorano una ventina di persone. La giornata è organizzata come se fossimo in Alto Adige ma invece siamo in uno degli angoli piu sperduti e abbandonati del mondo. C’è molta povertà o meglio, non c’è l’ombra di ricchezza. Non che la ricchezza possa in qualche modo cambiare la vita di queste persone senza un’istruzione. Anche la qualità dell’istruzione è uno dei punti che andava verificato.

C’è un punto sul quale molti dei volontari con i quali ho scambiato opinioni concordano: le lezioni sono imparate a memoria e i bambini sono costretti ad imparare le nozioni senza poter mettere in relazione quello che imparano. Non gli è richiesto di usare il cervello e non affinano lo spirito critico. Crescono in questo modo come sudditi perfetti.

Benno ha invece voluto modificare il sistema d’istruzione, ha introdotto la partecipazione attiva del bambino. Cambiamento fondamentale.

Quando sono arrivata era tutto così organizzato che Lena, la responsabile per i volontari, non sapeva cosa farmi fare. In effetti non esiste un’emergenza profughi. La maggior parte dei profughi è ospitata in un villaggio a qualche chilometro da Mae Sot condotto da un consorzio di NGOs sotto la guida delle Nazioni Unite ( http://www.tbbc.org/camps/mst.htm). I profughi ospitati nel campo però non possono uscire, integrarsi o lavorare, sono sospesi in un limbo politico dal 1984 e le prossime elezioni che si terranno in Birmania senza osservatori internazionali non porteranno nessun cambiamento al loro destino.

La loro condizione origina dal fatto che appartengono a minoranze etniche che il governo centrale ha perseguitato. Benno mi ha raccontato di interi villaggi bruciati dall’esercito, delle violenze sulle donne e rappresaglie sugli uomini. Molti si sono rifugiati nelle foreste per sfuggire le persecuzioni e quello di cui hanno maggiormente bisogno sono cure mediche. A Mae Sot la Dottoressa Cynthia ha aperto la prima clinica per curare i feriti burmesi trasportati oltre confine, la sua Mae Tao Clinic è un pilastro della resistenza medica. Poi ci sono i medici volontari che vengono per una settimana, usando le ferie, ad insegnare ai birmani un condensato di medicina .. “ in una settimana gli dobbiamo insegnare quello che abbiamo studiato in 4 anni”. Questa conoscenza verrà poi impiegata per curare quelli che fanno resistenza nella giungla. I medici che ho conosciuto erano ragazze tedesche e inglesi di una serietà impressionante.

E poi, abbiamo ragionato con Lena, quando finiscono la scuola cosa fanno? Nella maggior parte dei casi rimangono poveri e al massimo possono contare su un fazzoletto di terra. Destino forse comune a tanti nuovi poveri europei. Quello che conta è come utilizzare il proprio fazzoletto di terra, come sfruttarlo e come produrre quello che serve per sfamare la famiglia.

Così è nata la mia collaborazione con HWF. Abbiamo preparato un programma di ENVIRONMENTAL AWARENESS da passare agli insegnanti per gli studenti.

Quello di cui mi ero accorta girando per le campagne e parlando con la gente è che i metodi di coltivazione sono rimasti al modello anni 70, quando si utilizzavano pesticidi e fertilizzanti chimici. Molte cose sono cambiate da quegli anni, soprattutto dall’Europa sono usciti modelli contro-tendenza alle grandi piantagioni monocultura condotte con metodi inquinanti. C’è stato un progressivo ridimenzionamento della scala, una varietà maggiore di culture e metodi di prevenzione dei parassiti con soluzioni biodinamiche. La grande rivoluzione poi è stata la permacultura, una ripresa del modello di relazione originale tra piante negli ecosisistemi.

Certo questi sono concetti avanzati ma è paradossale come un’italiana trapiantata a Londra si ritrovi ad insegnare a gente di terra locale che i loro sistemi sono superati, quando invece avrei immaginato di venire qui per imparare i loro metodi di coltivazione tradizionali …                       (da continuare)

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