Salviamo il ragno pescatore!


Non solo elefanti o rinoceronti, bellissimi aironi e superbe aquile ma anche farfalle e ragni nei progetti di conservazione della biodiversità in corso in tutto il globo.

Proprio una specie di ragno, piccolo, nero e peloso è stato l’oggetto di studio di un progetto lungo 5 anni (e finanziato anche dal BBC Wildlife Found) e che si è concluso una settimana fa con la reintroduzione nella riserva naturale di Suffolk, in Inghilterra, di 3000 piccoli ragni cresciuti in cattività!

Gli aracnidi sono stati allevati e amorevolmente nutriti, uno ad uno, giorno dopo giorno dall’ecologa Helen Smith. Nella sua cucina, a partire dalla scorsa primavera sono state custodite 3000 piccole incubatrici ciascuna con un unico esemplare di Dolomedes plantarius; ogni piccolo, poi, è stato nutrito separatamente fino a raggiungere la grandezza e la maturità ideale per essere reinserito in un habitat naturale.

Perché un così grande dispendio di energie, tempo e denaro per salvare una sola specie di ragno? Innanzi tutto, il ragno pescatore è una delle due specie, integralmente protette dalla normativa inglese. Benché sia un abile cacciatore, possa raggiungere la considerevole lunghezza di 5 cm e scivolare agilmente sulla superficie delle acque calme sfruttandone la tensione superficiale, le popolazioni di questa specie si sono preoccupantemente ridotte in dimensioni negli ultimi anni.

Pete Brotherton, direttore del progetto di conservazione per Natural England (agenzia di consulenza per il governo sull’ambiente), ha dichiarato: “Le popolazioni inglesi sono per lo più isolate in pochi habitat residuali ed è impossibile auspicare un autonomo recupero del numero di individui”.

I piccoli allevati da Helen sono il frutto di un incrocio tra due modeste popolazioni ancora resistenti nel Sussex e nel Suffolk; l’incrocio, quindi, avrà la possibilità di godere di una maggiore diversità genetica di quella dei genitori che gli permetterà meglio di adattarsi alle condizioni degli habitat di reintroduzione.

Questa fase del progetto rappresenta il culmine di un lavoro durato 5 anni al quale hanno collaborato molti ricercatori ma il cui esito ramane ancora incerto. Dice Helen “Molti dei ragni introdotti non supereranno la fase adulta, sono animali fragili che dovranno affrontare un gran numero di minacce nei nuovi habitat”. Per tirare le somme, però, bisognerà aspettare la prossima estate.

Tratteniamo il respiro e speriamo in un lieto fine!

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