Soia OGM per i più indifesi: i nostri bambini

soia ogmIl Brisbane Times riporta il 3 giugno 2010 la notizia che la Bayer ha violato l’accordo che esiste in Australia sul marketing del latte in polvere per bambini: ha idealizzato l’uso del latte in polvere in una pubblicità intitolata “Metti a nanna i problemi di allattamento” su una rivista specialistica per medici. La pubblicità amplifica l’idealizzazione dell’uso del latte in polvere proposta dallo slogan, dando l’impressione generale che il latte in polvere risolva una serie di problemi legati all’allattamento. Ricordiamo che non ci sono sanzioni legali o finanziarie legate alla violazione dell’accordo MAIF (Marketing in Australia of Infant Formulas).

Per molti anni, la Bayer, la Nestlè e altre compagnie hanno usato tattiche di marketing aggressive per aggirare il bando sulla pubblicità del latte in polvere. Nel 2006 la Bayer è stata tra le compagnie che hanno fatto causa al governo delle Filippine per bloccare il bando assoluto di promozione e pubblicità dei sostituti del latte materno. C’è da sottolineare che la Bayer è firmataria dell’accordo che mira a proteggere e promuovere l’allattamento al seno e a garantire l’uso appropriato dei sostituti del latte materno secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

E’ di aprile del 2010 la notizia che il tribunale federale di St. Louis in Arkansas (Usa) ha condannato la multinazionale tedesca Bayer CropScience a risarcire dodici agricoltori per la contaminazione da riso OGM sperimentale.
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L’intero articolo fa parte del nuovo libro di Sonia “Naturalmente Sonia, alimentazione e benessere per genitori e bambini. Puoi continuare a leggerlo acquistandolo. Il libro è una raccolta degli articoli scritti da Sonia negli ultimi 3 anni.

Si tratta del quarto verdetto emesso a sfavore dell’azienda da quando, nell’Agosto 2006, il Dipartimento Usa per l’agricoltura (USDA) denunciò la presenza nel riso convenzionale a grani lunghi dell’evento genetico LLRICE601, per la resistenza al diserbante Liberty Link, prodotto dalla Bayer.

Torniamo in Australia per segnalare che test indipendenti condotti da Greenpeace Australia hanno dimostrato che alcuni marchi importanti (es. S26 Wyeth Soy) che producono latte in polvere di soia per lattanti sono contaminati con ogm (organismi geneticamente modificati). I genitori sono stati tenuti all’oscuro, in quanto i prodotti non sono etichettati come contenenti ogm. Il 27 settembre le mamme australiane preoccupate hanno manifestato pacificamente presso alcuni supermercati a Melbourne e Sydney. Hanno consegnato lettere ai gestori di supermercati e agli amministratori delegati, informandoli che stanno vendendo barattoli di S-26 e di Karicare Soy Formula, entrambi contaminati con ogm. L’Australia sta attualmente rivedendo la propria legislazione sull’etichettatura dei prodotti alimentari. A questo proposito, è in corso una raccolta firme virtuale mediante la quale è possibile inviare una e-mail al Ministro della Sanità, Nicola Roxon, chiedendo che tutti i prodotti geneticamente modificati debbano essere etichettati (vi ho messo il link sotto). Prima di immettere in commercio prodotti con ogm, c’è la necessità di avere le prove della loro sicurezza e soprattutto devono essere adeguatamente etichettati. Senza questo, i genitori sono privati del loro diritto fondamentale di scegliere ciò che i loro bambini possono mangiare.

Vediamo la situazione nel nostro Paese

Il decreto legislativo 212, 24/4/2001 impone che la semina di piante geneticamente modificate sia soggetta a specifica autorizzazione (pena l’arresto fino a 6 mesi e la multa fino a € 51.700).

Il vice presidente di Futuragra, l’associazione favorevole all’introduzione di ogm nell’ambiente, ha fatto ricorso a questo decreto, sottolineando che in precedenza il consiglio di Stato aveva avviato l’iter di autorizzazione della coltivazione del mais ogm.

Il mais Mon810 non sarà seminato in Italia. Dopo le sollecitazioni da parte dei rappresentanti del mondo ambientalista, delle associazioni dei consumatori e delle organizzatori degli agricoltori e produttori, il 19 marzo 2010 sono arrivate le firme dei ministri dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e della Salute Ferruccio Fazio a controfirmare il decreto predisposto dal ministro all’agricoltura Luca Zaia, che vieta l’iscrizione al registro delle varietà vegetali del mais Mon810 (Mon sta naturalmente per Monsanto).

E’ la regione Friuli Venezia Giulia a dare il buon esempio. Ad aprile scorso, infatti, Giorgio Fidenato, il presidente Futuragra aveva annunciato via web di aver seminato il primo mais transgenico in Italia nonostante il veto ministeriale. Il 6 ottobre arriva la notizia del decreto penale di condanna, che gli ha imposto 25 mila euro di multa, la confisca del campo e la distruzione del raccolto. Vittoria! 

C’è un’altra notizia che ci dovrebbe rallegrare. Il 5 ottobre 2010 è  passato alla Camera un emendamento del Pd che impone l’obbligo di indicare sulle etichette dei prodotti alimentari la presenza o meno di coltivazioni ogm. Lo ha reso noto il capogruppo democratico nella commissione Agricoltura di Montecitorio, Nicodemo Oliverio che sottolinea ”l’importanza di questa modifica introdotta al ddl agroalimentare che permetterà di avere una vera e propria carta di identità dei prodotti a tutela della salute alimentare dei cittadini”.

La dott.ssa Marina Mariani, agronoma, esperta in ogm e docente di legislazione e sicurezza alimentare al Politecnico del Commercio di Milano, ricorda che nel mondo gli ogm più coltivati sono prevalentemente sei: soia, mais, colza, cotone, riso e frumento. Oltre 125 milioni di ettari sparsi in 23 paesi, diffusi principalmente negli Stati Uniti, Argentina, Brasile, Canada, Cina e India.
Nonostante questo, a tirare le fila dell’immane mercato sono davvero in pochi: cinque colossi multinazionali, quali Monsanto, Du Pont, Syngenta, Bayer Crop Science e Dow.
Da soli gestiscono il 35 percento del mercato mondiale delle sementi, alimenti base per il 50% della popolazione mondiale!

Il nostro sistema agricolo e la struttura delle nostre aziende non è pensata per sopportare la produzione di Ogm. La ricchezza, la diversità e la qualità delle produzioni sono i valori aggiunti delle nostre produzioni e ci permettono di posizionarci sui mercati sia nazionali che stranieri. Dunque, l’introduzione degli ogm in Italia sarebbe svantaggiosa anche dal punto di vista economico, oltre che ambientale. Chissà se questo basterà a fermarli!

Attendiamo il vertice COP16/CMP6, la Conferenza Mondiale dei Popoli sul cambiamento climatico e i diritti della madre terra, che si terrà dal 29 novembre al 10 di dicembre a Cancun, in Messico (dove ho fatto il mio splendido viaggio di nozze con tanto di uragano!).

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