Dalla Green alla Blue Economy

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Mentre difendiamo strenuamente i principi della Green Economy esce nelle librerie italiane “Blue Economy” di Gunter Pauli che dichiara finito il tempo dell’economia verde e annuncia al mondo l’avvento di una nuova filosofia economica tutta rivolta all’ambiente.
Se, senza ombra di dubbio, le soluzioni green ci permettevano di produrre riducendo il nostro impatto ambientale ma mantenendo per lo più inalterato il nostro rapporto con il processo produttivo, la blue economy rivoluziona il nostro modo di pensare e ci suggerisce come costruire un modello redditizio partendo da quello che ci offre la natura.

Gunter, economista e imprenditore belga, ce lo indica con un elenco di 100 innovazioni (tutte potenzialmente già applicabili) che permettono di migliorare il nostro ciclo produttivo, diminuendo i costi e, non meno importante, creando un capitale di cui tutti possano beneficiare.

I processi da lui elencati sono legati a doppio filo alla natura, alle sue leggi, alle sue risorse e al modo in cui i sistemi naturali le utilizzano, reinvestono e riciclano. Le innovazioni selezionate in un lavoro di ricerca durato ben 10 anni, sono quelle in cui si è riuscito a ridurre al massimo l’utilizzo di risorse e materie prime migliorando l’impiego delle materie già esistenti e riutilizzandole proprio come succede in un vero sistema naturale.

“ Se vogliamo tendere a un mondo sostenibile” dice Gunter “dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare e cercare le innovazioni migliori che lo permettano. La Blue economy è proprio questo: cambiare radicalmente il modo in cui ci relazioniamo al processo produttivo abbandonando le vecchie abitudini e abbracciandone delle nuove. Anche se già da qualche anno è chiara l’importanza dei processi sostenibili pochi sanno come renderli realizzabili economicamente ma questo libro è un esempio di come anche questo sia possibile. Utilizzando l’ingegnosità della natura si può arrivare a progettare sistemi redditizi e di facile applicazione”.

Il ciclo di vita di un nostro prodotto, proprio come in un ciclo ecologico, può essere visto come un insieme di ingressi, uscite e impatti in un sistema naturale e ciò avviene identificando e quantificando l’energia e la materia usata e i rifiuti rilasciati nell’ambiente. Grazie a questa nuova prospettiva si può capire che non possiamo continuare con un modello di crescita continua e quindi dobbiamo modificare profondamente i nostri sistemi di produzione e consumo con una nuova strategia globale di gestione delle risorse naturali che procuri un accesso equo a tutti gli esseri umani.

Ciascuno di noi possiede uno spazio ambientale cioè un quantitativo di energia, risorse non rinnovabili, territorio, acqua e capacità di assorbire inquinamento all’interno del quale può agire senza determinare danni ambientali e da questa valutazione devono scaturire tutte le politiche di sviluppo. L’efficienza a cui tendono i modelli produttivi contemporanei deve essere affiancata dalla sufficienza poiché non possiamo pensare che possa proseguire il meccanismo della crescita continua a discapito delle società più arretrate.

Se gli esseri umani vorranno conservare l’attuale stato di benessere, dovranno imparare a imitare il sistema di flussi di nutrienti e il metabolismo altamente efficace della natura, in cui il concetto stesso di rifiuto non esiste. Eliminare il concetto di rifiuto significa progettare tutto in base al principio che il rifiuto non esiste e che la definizione di un prodotto non può essere legata solo alla sua funzione ma alla ricchezza dei materiali di cui è composto.

Benvenuti nella Blue Economy!

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