Commissione Internazionale per la NON-CONSERVAZIONE del Tonno (ICCAT)

U.S. Under-Secretary of Commerce for Oceans and Atmosphere Jane Lubchenco, center, and other members of the US delegation Ellen Peel, left, and Russell Smith, right, attend the opening session of the International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas, ICCAT, an inter-governmental fishery organization, in Paris Friday Nov. 19, 2010. Representatives from 48 countries around the world are preparing to set fishing quotas for the Atlantic bluefin, whose tender red meat is popular in sushi in Japan. (AP Photo/Remy de la Mauviniere)

Delegati di ben 48 nazioni hanno trascorso 11 giorni mercanteggiando sulle quote di pesca nell’Atlantico e nel Mediterraneo, studiando attentamente i dati scientifici e ascoltando le ragioni contrastanti degli ambientalisti e del comparto della pesca.

I gruppi ecologisti da qualche tempo denunciano condizioni preoccupanti delle popolazioni di squalo pinna bianca e squalo martello. Sino a pochi anni fa queste specie erano vittime solo accidentali dei pescatori mentre oggi sono deliberatamente catturate a causa del crescente mercato delle loro pinne, sempre più frequentemente utilizzate come indispensabili ingredienti di improbabili zuppe.

Il Tonno rosso, invece, subisce una pressione ogni anno maggiore; la sua pesca illegale è diffusissima e mossa dalla grande richiesta dei mercati orientali. A causa proprio della sua natura, molti scienziati denunciano di non possedere dati sufficienti e reali sulla condizione degli stock attuali di questa specie.

Dopo giorni di trattative la Commissione ha convenuto nella necessità di ridurre le quote di pesca del tonno rosso per il 2011, ma solo del 4%, cercando anche di definire meglio le condizioni per l’applicazione delle quote. Questa riduzione, però, ha lasciato totalmente insoddisfatti i gruppi ecologisti e ha portato Sergi Tudela, capo del programma della pesca nel Mediterraneo del WWF, a definire la misura inconsistente.

Mentre l’attenzione del meeting si concentrava sulle sorti del tonno, i dubbi e le preoccupazioni sui destini degli squali hanno preso il sopravvento grazie anche alle continue denunce ecologiste.

Benché esistano regolamenti internazionali sulle quote di pesca di tutti gli altri pesci, gli squali sono sempre stati poco considerati nonostante alcune specie abbiano subito una diminuzione delle loro popolazioni del 99% (comunica Oceana). La commissione internazionale ha sancito il totale divieto di pesca dello squalo pinna bianca e limitata drasticamente la cattura degli squali martello. I delegati hanno anche sancito che ai pescatori dell’Atlantico sarà ora richiesto di portare con sé speciali strumenti per rimuovere gli ami dal corpo delle tartarughe marine.

È doloroso pensare che, quando gli interessi economici non sono ancora troppo forti, si riescano a prendere decisioni utili per il futuro del nostro pianeta.  La Commissione Internazionale per la conservazione dei tonni dell’Atlantico, d’altro canto, così come le altre commissioni regionali, possono solo disciplinare la pesca di alcune specie mentre i divieti per il commercio sono gestiti dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES) e, purtroppo, neanche nel meeting di Marzo, siamo riusciti ad ottenere alcuna protezione per questa sfortunata specie.

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