Il caso dei mammiferi giganti dell’Oligocene

Alla scomparsa dei dinosauri, temibili dominatori del globo, qualcosa di strabiliante accadde  ai mammiferi terrestri; da piccoli roditori e opportunisti una forza misteriosa portò alcuni di loro ad incrementare la massa corporea divenendo in poco tempo gli animali più grandi sul pianeta.

Benché le evidenze fossili dimostrassero chiaramente questa tendenza, poche e deboli erano le spiegazioni per una tale evoluzione ma, oggi, grazie al lavoro pluriennale di un team mondiale di scienziati abbiamo finalmente la risposta.

Lo studio intitolato “L’evoluzione della dimensione corporea massima dei mammiferi terrestri” è stato pubblicato la scorsa settimana su Science e la prof. Felisa Smith dell’Università del New Mexico ne è l’autrice.

Per documentare cosa successe ai mammiferi dopo l’estinzione dei dinosauri, i ricercatori hanno raccolto dati sulle dimensioni massime dei maggiori gruppi di mammiferi terrestri, inclusi i Perissodactlyla (ungulati antenati di cavalli e rinoceronti), i Proboscidea (ordine cui appartengono gli elefanti, i mammut e i mastodonti),gli Xenarthra (antenati di formichieri, bradipi e armadilli) e   di molti altri gruppi ormai estinti.

Tramite una semplice correlazione tra la grandezza dei loro denti e il corpo dell’animale sono riusciti a definire la variazione della dimensione del corpo nel tempo e ancora più sorprendentemente a correlarla ai cambiamenti climatici.

Se, con i dinosauri come scomodi vicini, il peso di un mammifero non superava i 10 kg,  alla scomparsa dei grandi rettili il peso massimo di alcuni di loro ha raggiunto le 17 tonnellate! La cosa sorprendente è che questa tendenza all’ingigantimento è stata sperimentata da specie anche molto lontane tra loro dal punto di vista evolutivo, ecologico e di abitudini alimentari. In poche parole le dimensioni sono diventate imponenti sia per gli erbivori che per i predatori, siano essi vissuti nella vecchia Eurasia che nel continente americano.

“La considerevole somiglianza nell’evoluzione delle dimensioni corporee massime nei diversi continenti evidenzia che si liberarono contemporaneamente simili spazi ecologici che sono stati via via occupati dai mammiferi al momento abitanti di quei territori” afferma la Smith. Ciò implica che i mammiferi dellla terra si stavano evolvendo rispondendo tutti agli stessi vincoli ecologici.

Due fattori ambientali influenzarono, quindi,  il limite corporeo massimo dei mammiferi terrestri:la quantità di spazio disponibile per ciascun animale e il clima in cui vivevano. Più freddo era il clima, più grande la taglia dell’animale, che ha in questo modo la possibilità di trattenere facilmente il calore corporeo.

Gli studi hanno anche dimostrato che le grandi dimensioni non sono state prerogativa di una sola classe di mammiferi; i dati raccolti ci mostrano che le dimensioni massime sono state raggiunte da generi diversi in diverse fasi temporali.

La scoperta è stata strabiliante; la temperatura globale e un vasto areale disponibile condizionarono l’evoluzione di tutti i mammiferi sulla terra e, ovviamente lo condizionano ancora.

In effetti è sotto il nostro naso il fatto che animali imponenti dominano vaste aree (come gli elefanti nella savana) o vivono in prossimità dei poli (in cui il clima è più freddo) ma il fatto che questi due fattori abbiamo guidato una così rapida evoluzione dei mammiferi verso il gigantismo è strabiliante e oggi, grazie a questa ricerca definitivamente provato.

Links:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *