Jungle diet

Ci sono molti punti del mondo, definiti dai nutrizionisti “cold spot” cioè punti freddi, in cui non esistono affatto alcune tipiche malattie diffuse nel mondo occidentale, come il diabete, l’obesità, le malattie cardiovascolari: malattie insomma che sono per lo più legate al sovrappeso e a cattive abitudini alimentari. E la scoperta (buona per noi) è che non si tratta di qualità genetiche innate, ma di abitudini di vita. E allora, cosa fanno questi popoli di diverso da noi? L’utilizzo di alimenti autoctoni e il rispetto delle ricette tradizionali sono il segreto della longevità e buona salute di queste popolazioni indigene.

Daphne Miller, medico di famiglia e docente di medicina integrativa e nutrizione all’Università della California di Francisco, l’ha definito Effetto Giungla, per indicare il legame che esiste tra buona salute, forma fisica, alimentazione e vita attiva presso questi popoli abitanti le zone del mondo più selvagge. La Miller è la prima a descrivere l’Effetto Giungla come fenomeno complessivo, nel quale convergono aspetti scientifici, culturali, culinari e spirituali e a scoprire che si ripete in tutti i posti dove l’alimentazione locale si contraddistingue per la forte prevalenza di cibi naturali e autoctoni.

Spinta dall’intuizione e dal suo spirito d’avventura, la Miller si è messa sulle tracce delle popolazioni dalla longevità inusuale e che esprimono un generale senso di benessere fisico. Senza però astenersi dal criticare i luoghi comuni circa le proprietà taumaturgiche di alcune cucine nazionali e da alcuni cibi particolari. In questo modo, ha scoperto che gli indigeni dell’isola di Okinawa non soffrono di cancro al seno e alla prostata, grazie alla loro dieta ricca di verdure e di omega 3. Che in Islanda la stessa dieta – con le bacche al posto delle verdure – può essere responsabile del livello di contentezza della popolazione e che a Creta la bassissima incidenza di malattie cardiache si deve probabilmente all’uso dell’olio di oliva.

Il dato più interessante della scoperta della Miller, un dato che scredita ulteriormente l’ipotesi dell’esistenza di specificità genetiche attribuibili a varie diete indigene, è che gli effetti benefici di queste ultime si esprimono tra tutti quelli che le seguono, a prescindere dalla loro estrazione etnica. La dieta di Okinawa riesce, ad esempio, ad aiutare un europeo obeso a dimagrire, mentre la dieta islandese può avere effetti energizzanti anche per un depresso dell’Africa sub-sahariana.

La Miller, che è stata discepola di Andrew Weil, guru della holistic medicine, di queste scoperte fa tesoro in prima persona. Non di rado infatti prescrive ai pazienti, a seconda delle loro esigenze, una dieta che mescola le pietanze di base di varie cucine indigene.

L’effetto giungla è diventato anche un libro, The Jungle Effect: A Doctor Discovers the Healthiest Diets from Around the World – Why They Work and How to Bring Them Home (Harper Collins 2008), ed è un best seller scientifico-narrativo, con tanto di ricette indigene in allegato. In realtà si tratta di un ricettario, ma è anche un diario di viaggio, infatti racconta i suoi viaggi in aree del mondo che sono ancora relativamente libere da moderne malattie croniche.

Ed è per questo motivo, legato non solo all’estetica ma in generale al benessere, alla buona conservazione del nostro organismo e alla prevenzione di molte malattie gravi tipiche del mondo occidentale che molti medici e scienziati, come anche il nostro professor Veronesi, consigliano soprattutto di acquisire buone e utili abitudini di vita: cibi sani, sport, controllo del peso.

Per mimare, nel nostro piccolo, questo effetto, comperiamo e mangiamo “a chilometri zero”, conoscendo quindi quali sono i prodotti di stagione e locali ed evitando quelli di importazione.

Link per approfondire:

http://www.drdaphne.com/thejungleeffect/

http://www.nwf.org/Get-Outside/Be-Out-There.aspx

http://www.drweil.com/

Trovavo interessante terminare con alcune curiosità sui cold spot che vi allego.

Malattia: Tumore al colon. Cold Spot: Camerun

In Camerun capre e vacche sono capitale di  famiglia e assicurazione contro la carestia: non si toccano. L’alimentazione è vegetariana: frutta, verdura, cereali integrali, legumi, poco pesce ed occasionalmente  la carne del porcospino appena cacciato. L’alimentazione ricca di scorie, favorisce la formazione di feci abbondanti e morbide e previene il tumore del colon.

Malattia: Depressione. Cold Spot: Islanda

E’ fredda e buia gran parte dell’anno, eppure in Islanda la depressione, compresa quella stagionale, è sconosciuta. Eppure hanno una dieta iperproteica. Merito dei grassi omega 3 che contiene tale dieta: mangiano molto pesce, uccelli di mare (che a loro volta si cibano di pesce), mammiferi che brucano una vegetazione di licheni ancora ricchi di omega 3.

Malattia: Diabete. Cold Spot: Messico

Nella regione settentrionale montuosa della Sierra Madre del Sur ,vivono e si spostano a piedi cinquanta mila Tarahumara, indios fedeli alle tradizioni alimentari fondate sulle 3 sorelle: mais, fagioli e zucche. Gli animali da cortile vengono macellati solo per matrimoni e feste speciali. Qui sono ignoti: diabete, malattie cardiocircolatorie e tumori.

Malattia: Tumore al seno. Cold Spot: Okinawa

Okinawa, isola giapponese, ha parecchi record: praticamente sono sconosciuti sia  il tumore al seno, che quello alla prostata. Inoltre  gli abitanti sono estremamente longevi. La dieta è a base di verdura, formaggio di soia, zuppa di miso (soia fermentata), poco pesce. Si segue la regola confuciana dell'”hara hachi bu”: mai riempire lo stomaco oltre l’80%.

Malattie: Cardiovascolari. Cold Spot: Creta

Creta è l’epicentro della vera dieta mediterranea. E’ una dieta “anti-infiammatoria”: cereali integrali, verdura e frutta fresca, legumi e noci, olive e olio d’oliva, spesso pesce; feta, yogurt, aglio e altre erbe aromatiche per insaporire; raramente carne, vino con moderazione e regolare attività fisica. Gli ortodossi praticanti, poi, sono ancora più sani. La Chiesa Ortodossa infatti prescrive delle particolari restrizioni alimentari (digiuno stretto ed alimenti vegetariani).

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