Indossare il poliestere riciclato

Il poliestere è la fibra artificiale più ampiamente prodotta e usata nel mondo. Tutto iniziò con un gruppo di polimeri nel laboratorio di W.H. Carothers, l’inventore delle fibre di nylon. Per quanto i poliesteri poi esistano in natura (ad esempio la cutina), più spesso rappresentano una famiglia di prodotti sintetici (la plastica), che include il policarbonato e, soprattutto, il polietilene tereftalato, più comunemente noto come PET (brevettato negli anni ’40 dai chimici inglesi James Dickson e John Whinfield). Il PET assume grande importanza commerciale in seguito allo sviluppo, nel 1977, di una tecnica di produzione di massa per modellare ad aria bottiglie fatte con questo tipo di plastica.

Sono fatti con PET: bottiglie per acqua, bibite e bevande gassate, riconoscibili per una macchia bianca sul fondo del contenitore; vaschette per frigo, forno e microonde; pellicole adatte al forno; contenitori per alimenti; tessuti, tappeti, stringhe. Sono, invece, fatti con PET riciclato: bottiglie; contenitori per alimenti e per prodotti non alimentari; pellicole per alimenti; maglioni in pile; fibre a fiocco; imbottitura di piumoni; moquette per auto.

Sono fatti con polietilene ad alta densità (HDPE): bottiglie per il latte; flaconi per detersivi liquidi; vasetti per cosmetici; sacchetti per alimenti; imballaggi per spedizioni; tubi idraulici, condutture, canali; coperture di cavi elettrici. Sono fatti con HDPE riciclato: bottiglie per prodotti non alimentari, come shampoo, detersivi liquidi, olio per motori, liquido antigelo; legname plastico per recinzioni; mattonelle e arredi da giardino; tubature; contenitori per il riciclaggio.

Sono fatti con Polietilene a bassa densità (LDPE): sacchetti per la spesa, per alimenti congelati o prodotti freschi; imballaggi per riviste; sacchetti per immondizia; pellicole per alimenti; bottigliette che si schiacciano (ketchup, senape); giocattoli; coperture di cavi elettrici. Sono fatti con LDPE riciclato: contenitori per rifiuti; buste per spedizioni; pellicole per alimenti; mattonelle; arredi e pannelli per rivestimenti; legname plastico da esterno.

Utilizzato sempre più in tutti i settori dell’abbigliamento, sia allo stato “puro” che con altre fibre, il poliestere è molto elastico e non si stropiccia facilmente: le eventuali pieghe che si formano durante l’uso scompaiono da sole in poco tempo. Inoltre, non assorbe l’acqua: in un ambiente con l’85% di umidità, ne assorbe solo l’1%. Sotto il nome di “pile” il poliestere, ottenuto da plastica riciclata entra nella composizione di maglioni, tute sportive, pellicce ecologiche o imbottiture di giacconi. Le moderne tecnologie di riciclo consentono di trasformare in fibra poliestere di qualità le comuni bottiglie in PET dell’acqua minerale. Comprare un “pile” in poliestere da riciclo può significare non solo indossare una maglia morbida, calda, bella, ma anche sottrarre alla discarica o alla dispersione nell’ambiente materiali di scarto. Il poliestere riciclato dal PET è passato da esperimento dell’innovativa azienda Patagonia, nella metà degli anni ’90, a materiale comunemente impiegato al giorno d’oggi.

La plastica ha fatto la sua prima sfilata di moda nel 2004: in quella collezione primavera-estate di Giorgio Armani sono sfilati giubbotti, caban e giacche realizzati con il poliestere ottenuto dal riciclaggio delle bottiglie. Con i fogli di Pet riutilizzato, la design Gemma Lescari ha realizzato un impermeabile, mentre Caterina Crepax ne ha ricavato un tailleur antipioggia e una borsetta. Sul mercato si trovano anche le scarpe biodegradabili in lorica, un materiale derivato dalla plastica, che riproduce le stesse caratteristiche del cuoio, dunque è traspirante e idrorepellente. E le discariche ringraziano, visto che ogni anno vengono gettate più di 50 mila tonnellate di scarpe. Tessuti contenenti una certa percentuale di PET riciclato si possono trovare in molte etichette di oggi e, recentemente, il materiale sta facendo progressi per entrare nel mondo dell’altamoda con Ecotech Zegna e i suoi solar jacket.

Un’azienda americana, la Wellman, Inc. produce e commercializza prodotti di qualità in poliestere-alta densità (resine PET), tra cui i marchi PermaClear ®  e EcoClear ®.

In Inghilterra si stanno diffondendo le uniformi scolastiche fatte di bottiglie di plastica riciclate. Il tessuto deriva da ex bottiglie di Coca Cola riciclate, triturate e lavorate in modo da ottenere fibre paragonabili a quelle “normali”. Da qui si producono giacche e pantaloni, che al tatto (e anche a indossarli) non hanno nulla da invidiare ai tessuti a cui siamo abituati. E’ una ditta situata nello Yorkshire che si occupa di recuperare la plastica lavorata da Taiwan, mentre la fabbricazione delle uniformi avviene direttamente in Inghilterra (in questo modo evitando il “problema” del lavoro minorile nell’industria tessile che sappiamo essere piuttosto forte da quelle parti). Sono oramai 1.500 gli studenti che hanno adottato queste uniformi. Costano leggermente di più (una sterlina circa), ma ne vale la pena.

Il mercato del poliestere è stato oggetto di un importante convegno organizzato da GSI Global Service International ad Artimino (Firenze) nei primi giorni di ottobre di quest’anno: si tratta di PET DAY, appuntamento annuale – rigorosamente ad invito – che quest’anno ha riunito sulle colline toscane oltre 150 rappresentanti delle principali società del settore, produttori e utilizzatori, che nel complesso consumano ogni anno 8 milioni di resina. Scopo del meeting è fornire ai partecipanti gli strumenti necessari per anticipare i movimenti del mercato e poter ottimizzare le strategie di acquisto di questo polimero. Nella tavola rotonda seguita agli interventi, sono emersi ulteriori spunti di discussione, tra cui il crescente interesse verso il riciclo “bottle-to-bottle” per gli indubbi vantaggi ambientali.

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