Il giorno delle balene?

Mercoledì scorso, Tatsuya Nakaoku, funzionario dell’Agenzia della pesca giapponese, annuncia “la nave Nisshin Maru, ha sospeso le operazioni di pesca delle balene a scopi scientifici a partire dal 10 Febbraio per motivi di sicurezza e non escludiamo la possibilità di fermare la missione prematuramente”. Pochi giorni dopo la conferma del ritiro; almeno per quest’anno, le baleniere giapponesi abbandonano il Santuario dei Cetacei!

Cosa ha convinto il governo nipponico a rinunciare, almeno per ora, alla caccia ai cetacei? Sicuramente lo scontro diplomatico con l’Australia, che ha denunciato il Giappone alla Corte Internazionale dell’Aia, ma soprattutto i continui sabotaggi di un gruppo di attivisti che abbiamo conosciuto non poco tempo fa: la ciurma della Sea Shepherd Conservation Society.

Ogni anno il Giappone uccide centinaia di balene in nome della ricerca scientifica poiché la caccia per scopi commerciali è stata vietata da una moratoria internazionale del 1986.

Sea Sheperd, più di altri gruppi di attivisti, ha sempre lottato strenuamente contro questa crudeltà. Dal 2005 ha intercettato gran parte delle baleniere giapponesi rendendo loro  difficile le operazioni di caccia ma, negli ultimi due mesi, la sua azione si è rivelata molto più aggressiva ed efficace tanto da obbligare il governo a richiamare, per quest’anno, le proprie navi.

Un attivista di Sea Sheperd è stato condannato a 2 anni di carcere per avere assaltato una baleniera mentre, lo scorso anno, una imbarcazione della flotta è affondata a seguito di uno scontro con una nave giapponese. Le ultime settimane sono state durissime e le operazioni degli ambientalisti si sono rivolte in particolar modo all’interruzione dell’approvvigionamento di carburante per le baleniere.

“Non so se il Giappone tornerà a cacciare il prossimo anno ma so con certezza che questa volta il loro bottino è stato scarno e tutti gli 80 membri dell’equipaggio sono felici e soddisfatti del risultato raggiunto. Se il prossimo anno dovessero tornare noi saremo ancora più incisivi grazie anche ad una nave che si è aggiunta alla nostra flotta e che darà un contributo decisivo al boicottaggio di questa pratica crudele e illegale” afferma Paul Watson, il capitano di Sea Shepherd.

Conclude Paul critico “Abbiamo raggiunto grandi risultati senza l’aiuto di nessuno, se non quello dei nostri sostenitori. Abbiamo fatto più di tante altre associazioni molto più grandi e con maggiori finanziamenti”.

Per Greenpeace, però, la flotta baleniera era già stata dimezzata dopo la risonanza mediatica del processo di due loro attivisti condannati per aver smascherato il contrabbando di carne di balena; nonostante ciò tutti sono concordi sulla necessità di dover fare di più.

All’Australia dovrà seguire l’appoggio di tanti altri paesi che possano influire favorevolmente nelle fasi di creazione di un nuovo negoziato con il Giappone.

Solo quando il Giappone rinuncerà definitivamente a questa pratica crudele potremmo dire che il giorno delle balene è finalmente arrivato.

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